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Dopo un tempo di analisi e ricerca e dopo aver ricevuto alcune segnalazioni, l’Amministrazione comunale sta provvedendo a far decadere il contratto stipulato con alcuni locatari di appartamenti ATER in città.

 

“Abbiamo accertato che alcune di queste persone detengono indebitamente l’appartamento senza aver mai versato la quota di affitto minima, accumulando debiti di migliaia di euro e senza la volontà di saldarli, non per impossibilità economica. Alcune di loro sono addirittura uscite dal territorio nazionale e non risiedono più in Italia pur essendo morosi e detenendo le chiavi impropriamente.
Dal canto nostro non possiamo permettere che alcuni alloggi restino chiusi ed assegnati, con famiglie bisognose che attendono da tempo nelle graduatorie”, commenta l’assessore alle Politiche sociali Giuliana Tochet.

 

“Una priorità di questa Amministrazione è sempre stata quella di rimettere ordine agli alloggi convenzionati – aggiunge il sindaco Davide Bortolato – proprio perché dal primo giorno del nostro mandato abbiamo avuto notizie di alloggi vuoti da tempo, locatari irraggiungibili e situazioni di cattivo utilizzo. Oggi invece iniziamo un percorso che parla di correttezza, equità e attenzione verso le persone in difficoltà”.

Partito il progetto per la riqualificazione del vicino edificio – altri 57 alloggi

 

Si sono conclusi i lavori alla prima facciata dell’edificio Ater di via Triestina, dove si è svolta la rimozione del vecchio “cappotto” alla parete est, in parte danneggiato dal maltempo, che è stato sostituito con quello nuovo per l’isolamento termico. Nel contempo, è partita la redazione del progetto per ristrutturare anche il vicino palazzo, sempre in via Triestina 68, dove si trovano altri 57 appartamenti dell’Ater.

 

“Il primo stralcio di via Triestina 68 si è concluso – afferma il presidente dell’Ater di Venezia, Raffaele Speranzon – manteniamo le promesse e cerchiamo di ristrutturare restituendo dignità e decoro agli edifici vetusti, per migliorare le qualità prestazionali degli alloggi e di conseguenza la qualità di vita dei nostri inquilini. Proseguiremo con vari interventi – aggiunge il presidente – anche per prevenire le infiltrazioni e i danni causati dal maltempo agli edifici di una certa età”.

 

“Abbiamo inoltre attivato un servizio di monitoraggio sul territorio per avere una fotografia dello stato di salute degli edifici e sulla loro staticità: le necessità manutentive del nostro patrimonio sono moltissime – conclude Speranzon – per questo ci attiviamo su più fronti per rispondere al meglio, grazie alle risorse che arriveranno dal piano delle alienazioni e ai finanziamenti che riusciamo ad ottenere da fondi europei, ministeriali, regionali e attraverso mutui bancari”.

 

 

L’edificio di 80 alloggi

Terminata la facciata est, il prossimo passo sarà un intervento generale sul resto dello stabile, che prevede la sostituzione di tutti i serramenti e delle caldaie, il consolidamento delle superfici e la posa di un nuovo rivestimento colorato su tutte le pareti esterne.

 

Non meno importante, l’adeguamento degli ascensori per il superamento delle barriere architettoniche.

Si tratta di lavori, interni ed esterni, alle parti comuni dello stabile e agli impianti, che prevedono una spesa complessiva di circa 3,2 milioni di euro.

 

La cifra di 2.576.100,00 è già nelle disponibilità dell’Ater: finanziamenti ministeriali stanziati attraverso la Regione del Veneto e anticipati dall’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale di Venezia. Per gli altri circa 700mila, l’Ater conta di riuscire ad averli nelle prossime disponibilità, nel giro di alcuni mesi.

 

Prosegue dunque il progetto di fattibilità tecnica ed economica per la ristrutturazione degli 80 appartamenti Erp dell’edificio al civico 68, e così il programma delle manutenzioni straordinarie dell’Ater di Venezia, un vero piano degli investimenti per tutelare e salvaguardare gli edifici più vetusti del patrimonio immobiliare nella Città Metropolitana.

 

A fine agosto, in via Triestina, era stato installato l’alto ponteggio sulla parete est che copriva tutti i dieci piani dell’immobile e dove, negli ultimi giorni, gli operai hanno terminato di lavorare.

 

La facciata Est si è ora conclusa: l’intervento porterà ad un miglior efficientamento energetico e isolamento termico. L’obiettivo finale è anche ridurre le bollette del riscaldamento, per gli inquilini, del 40% rispetto agli ultimi due anni.

 

L’edificio di via Triestina 68 risale al 1978 e ha una superficie complessiva di quasi 9mila metri quadrati sviluppati in 10 piani: il piano terra è ad uso autorimesse, mentre il piano rialzato è ad uso portico e vani comuni e i restanti 8 piani sono ad uso residenziale con complessivi 80 alloggi abitati.

 

I lavori sono divisi in due stralci (analogamente a quelli di Via Monte Prabello), quelli del I° sono terminati in questi giorni.

 

 

L’intervento eseguito sulla facciata est prevedeva:

1) Rimozione del cappotto isolante esistente a parete, oltre ai rivestimenti acrilici degradati presenti sulle facciate esterne dell’edificio;

2) Rimozione dell’isolamento in lana di roccia presente in copertura in quanto impregnato d’acqua e degradato;

3) Consolidamento delle superfici mediante passivazione, un trattamento che riguarda le parti in ferro (impedisce la ruggine) e ripristini con malte speciali;

4) Rifinitura esterna con rivestimento colorato.

5) Isolamento del manto di copertura mediante pannelli e impermealizzazione con doppia guaina per migliorarne l’efficientamento energetico e relativo risparmio nelle bollette.

 

 

Prossimo Stralcio:

6) Rifacimento delle altre tre facciate dell’edificio con posa di un nuovo cappotto isolante sulle pareti e al soffitto del portico (per evitare il ponte termico) realizzato con pannelli isolanti.

7) Sostituzione dei serramenti esterni con serramenti più prestazionali in Pvc.

8) Sostituzione delle caldaie con caldaie a gas autonome a condensazione con eventuale adeguamento delle canne fumarie collettive e opere complementari.

9) Adeguamento degli ascensori esistenti per il superamento delle barriere architettoniche.

10) Altre opere minori di completamento ed accessori ed eventuali adeguamenti per la prevenzione incendi.

 

 

Le opere sono anche rivolte alla riduzione dei costi di conduzione degli alloggi da parte degli assegnatari e dei costi di gestione da parte di Ater. Questo grazie all’adeguamento e miglioramento impiantistico e tecnologico, con particolare riferimento alla prestazione energetica e la riduzione di almeno il 40% dei consumi registrati nell’ultimo biennio da parte degli inquilini.

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Due garage di proprietà dell’Ater di Venezia, in via Catene a Marghera, avevano iniziato a esser utilizzati come dormitori abusivi, e ieri pomeriggio sono stati sgomberati e chiusi con le lastre anti-intrusione.

 

“Non intendiamo abbassare la guardia – afferma il presidente di Ater Venezia Raffaele Speranzon che da tempo ha dichiarato guerra alle occupazioni abusive – cerchiamo di intervenire il più velocemente possibile per non consentire che queste occupazioni abusive si “stabilizzino” per così dire, creando degrado nella zona e preoccupando i nostri inquilini. Ringraziamo la Prefettura e la Questura per il sostegno e chiediamo loro un sempre maggior aiuto e attenzione in questa battaglia per la legalità, perché frenare sul nascere situazioni come queste impediscono che alcune zone perdano la loro tranquillità e vivibilità. In questo caso, ad esempio, non è stato possibile capire quante persone utilizzassero i garage come dormitori abusivi, ma non si tratta di senzatetto che cercano un rifugio dove trascorrere la notte, perché le strutture di accoglienza, sul territorio, sono presenti. Chi compie un’effrazione e butta giù una porta, che si tratti di un appartamento, un negozio o un garage, non troverà clemenza da parte nostra”.

 

La segnalazione dell’occupazione all’Ater è arrivata ieri e a farla scattare la preoccupazione di alcuni residenti per il viavai nei garage, in orario notturno.

 

 

I fatti

Il Servizio Legale e Ispettivo di Ater si è subito attivato, assieme al Servizio Manutenzione, recandosi sul posto nel pomeriggio, assieme alla Polizia.

Quando gli operatori e le Forze dell’ordine sono giunti davanti ai due garage in via Catene, di pertinenza di altrettanti alloggi di proprietà dell’Ater, hanno trovato le serrature scassinate. All’interno dei locali in quel momento non c’era nessuno, ma segni evidenti dimostravano la presenza di persone, come un divano, un tavolo e alcuni indumenti, oggetti tali da far presumere che i locali venissero utilizzati come dormitori abusivi in orario notturno.

 

Al  termine delle verifiche gli operatori dell’Ater hanno rispristinato le condizioni di sicurezza e i due garage sono stati chiusi con le lastre anti-intrusione.

Telecamere e manutenzioni, occupazioni abusive e appartamenti liberi da assegnare, richieste di modifiche alla Legge Regionale. Sono solo alcuni dei temi discussi ieri mattina al Centro Civico del Quartiere Pertini, nel corso dell’incontro che ha preceduto la “Festa dei residenti nelle case Ater”.

 

Un evento per promuovere l’aggregazione sociale e il confronto tra Ater e inquilini, organizzato dal circolo Auser Pertini “Insieme” l’Anziano con Noi, dal Comitato Quartiere Pertini con la collaborazione e il patrocinio dell’Ater di Venezia.

 

 

LEGGE REGIONALE

A preoccupare i residenti del quartiere Pertini è l’applicazione della nuova legge regionale n.39 del 2017 che per alcuni residenti ha significato un aumento dei canoni e per qualcuno il superamento dei 20mila euro dell’Isee con conseguente avviso di rientrare nei parametri entro due anni o di decadenza del diritto all’assegnazione.

 

“A breve si vedrà il frutto del lavoro dei tavoli tecnici – ha spiegato il presidente dell’Ater di Venezia Raffaele Speranzon – l’Ater in questi mesi ha raccolto le istanze degli inquilini, ha partecipato ai tavoli tecnici e si è confrontata con la Regione e le altre Ater del Veneto. Speriamo, nel giro di qualche giorno, di avere delle buone novità da parte della Regione riguardo all’innalzamento dell’Isee”.

 

“Ci sono delle famiglie – ha proseguito il presidente – che non hanno il diritto di stare negli alloggi pubblici perché hanno possibilità economiche tali da poter rivolgersi al mercato privato e devono lasciare la casa libera a chi ne ha bisogno. Queste famiglie però sono una minima parte dei nostri inquilini. Siamo fiduciosi nei correttivi che la Regione apporterà e abbiamo avuto rassicurazioni sulla tutela dei casi di fragilità sociale, in particolare per i nuclei dove sono presenti disabili e anziani in età avanzata.

 

TELECAMERE

Sono a pieno regime le 26 telecamere in via Camporese acquistate dall’Ater.

 

La richiesta di un sistema di videosorveglianza all’Ater era partita dagli inquilini del Comitato Quartiere Pertini a novembre scorso, attraverso una lettera che spiegava la necessità di prevenire situazioni di degrado e vandalismi purtroppo frequenti nella zona.

 

“Le forze dell’ordine, fin dai primi giorni – ha ricordato stamani il presidente – avevano chiesto all’azienda di poter acquisire dei filmati perché, nella zona, si era verificato un furto in orario serale all’interno di un’automobile. Segnale che i nuovi occhi elettronici si riveleranno molto utili nella zona”.

 

Le 26 telecamere sono costate all’Ater 34 mila euro, a cui si aggiungono i costi di gestione, come la fibra ottica e la manutenzione in caso di danni.

 

“Abbiamo risposto alla richiesta di videosorveglianza che ci era stata posta dal Comitato Quartiere Pertini, facendoci carico di una spesa che reputo un investimento – ha detto Speranzon agli inquilini – per la sicurezza degli inquilini e per contrastare danneggiamenti e situazioni di degrado al patrimonio dell’Azienda. Gli occhi elettronici sono da una parte un deterrente per contrastare i malintenzionati e dall’altro uno strumento per riuscire a dare un volto e delle responsabilità a chi delinque”.

 

In via Camporese sono stati appesi anche i cartelli che indicano come ora l’area sia videosorvegliata.

“A giorni affideremo a una ditta specializzata la gestione dell’impianto di videosorveglianza – ha aggiunto Speranzon – e sarà autorizzata ad estrapolare le immagini quando ce ne sarà bisogno”.

 

Gli occhi elettronici sorvegliano le proprietà immobiliari e i terreni di proprietà dell’Ater che vanno dal civico 1 al civico 73, e il sistema tecnologico all’avanguardia permette di zoomare e fermare immagini e dettagli particolari, targhe di automobili comprese.

 

“I residenti erano messi a dura prova da continui episodi di microcriminalità – ha detto Speranzon – che andavano dai furti nelle abitazioni e auto alla presenza di soggetti poco raccomandabili in orario notturno. Ora con questa spesa sarà permesso agli inquilini di vivere in un quartiere più sicuro”.

 

MANUTENZIONI

Sul fronte delle manutenzioni è stato approvato, nei mesi scorsi, un progetto esecutivo per il rifacimento dei tetti di quattro palazzine in via Camporese (per un totale di 64 alloggi) per prevenire il problema delle infiltrazioni.

 

“Entro la prima settimana di dicembre i lavori saranno aggiudicati – ha spiegato Speranzon – Un intervento che avrà un costo complessivo di 288.612,00 euro e sarà finanziato per 201.433,70 con fondi regionali e per 87.178,30 con fondi dell’Ater. A breve, inoltre, l’Ater potrà assegnare 16 appartamenti grazie alla graduatoria che arriverà dal bando del Comune di Venezia sugli alloggi pubblici”.

 

Per altre 7 case sono in corso piccoli lavori di manutenzione che termineranno a breve, rendendoli disponibili entro l’anno. Altri quattro alloggi invece necessitano di importanti lavori di ristrutturazione, per i quali è stato richiesto un finanziamento regionale di 146.700 euro.

 

“Altri 5 appartamenti – ha concluso il presidente Ater – sono stati liberati dalle occupazioni abusive negli ultimi due anni, e saranno anche quelli recuperati. Nel quartiere infatti, grazie alla sinergia tra l’Ater di Venezia e il Comitato Quartiere Pertini, si sono anche ridotte le occupazioni abusive”.

 

Al termine del tavolo gli inquilini hanno rivolto ai tecnici dell’Ater una serie di domande sulle proprie posizioni e situazioni negli alloggi, la festa è poi proseguita musica e buffet.

Migliaia sono le richieste presentate dai veneziani al bando per l’assegnazione di alloggi di Edilizia residenziale pubblica nel Comune di Venezia. Molto più numerose, purtroppo, degli alloggi a disposizione.

 

Per questo l’Ater di Venezia ha deciso di avviare un bando per l’acquisizione di manifestazioni di interesse alla cessione di complessi immobiliari già realizzati, in fase di realizzazione o recupero nel Comune di Venezia. Edifici già pronti, con almeno sei alloggi all’interno, che l’Ater non dovrà sistemare, se non per piccoli lavori, e potrà quindi metterli velocemente a disposizione dei cittadini.

 

La delibera è stata approvata dal Consiglio di amministrazione e nei prossimi giorni il bando sarà pubblicato sul sito dell’Azienda Territoriale di Edilizia Residenziale veneziana per circa due mesi.

 

“Nel Comune di Venezia – spiega il presidente dell’Ater di Venezia Raffaele Speranzon – c’è una reale tensione abitativa, un’emergenza che non si potrà risolvere, se non in minima parte, con le assegnazioni previste dal bando Erp. Le richieste dei cittadini sono state infatti numerosissime, migliaia, mentre gli immobili disponibili sono ora limitati, qualche centinaio. Per questo abbiamo deciso di procedere con questa ricognizione che ci permetterà di avere un quadro preciso delle offerte sul mercato: complessi già liberi, con un numero minimo di sei alloggi all’interno, che possano essere assegnati a chi ne ha bisogno, cioè coloro che si sono collocati nella graduatoria del bando Erp, ma non sufficientemente in alto per ottenere quelle disponibili”.

 

 

“Le case che cerchiamo – aggiunge il presidente – non devono richiedere grandi lavori, dovranno essere pronte o esserlo entro sei mesi dall’accettazione dell’offerta: vogliamo poterle consegnare velocemente, esaudendo il più possibile le richieste di chi ha diritto all’alloggio pubblico. La manifestazione d’interesse ci permetterà di creare una vera banca dati del patrimonio edilizio “disponibile” a Venezia, per consentire ad Ater di valutare le proposte in una futura programmazione dei finanziamenti”.

 

 

La procedura pubblica partirà a giorni e permetterà di verificare quali e quanti alloggi sono disponibili ad essere acquistati, nel Comune di Venezia, nel rispetto dei requisiti che rispondono alle necessità dell’Azienda territoriale di edilizia residenziale pubblica.

 

 

Al termine della manifestazione d’interesse saranno raccolte ed esaminate le richieste degli operatori economici che non saranno vincolanti per Ater, ma permetteranno di individuare gli immobili idonei per i quali si procederà all’acquisto, con eventuale negoziazione, individuando specifici canali di finanziamento.

 

 

Saranno esaminate solo le proposte di complessi edilizi a destinazione abitativa che comprendono la totalità delle proprietà immobiliari e non saranno prese in considerazione le manifestazioni di interesse espresse da intermediari, perché è richiesto un rapporto diretto con i soggetti interessati.

 

Il prezzo di cessione degli alloggi da acquistare, al netto dell’Iva, non deve essere superiore ai limiti previsti dalla Legge Regionale 9/09/1999 n.42 e successive modifiche.

 

 

Descrizione degli immobili ricercati

I complessi edilizi, comprendenti la totalità delle unità immobiliari ad uso abitativo e non la proprietà mista, dovranno avere i seguenti requisiti fondamentali:

1) essere ubicati nel Comune di Venezia;

2) appartenere a categoria residenziale non di lusso, restando comunque escluse le categorie catastali A/1, A/8, A/9, e rientrare nelle categorie catastali A/2, A/3, A/4;

3) essere integralmente liberi da pesi, ipoteche, gravami e vincoli di qualsiasi natura e specie, derivanti anche da sequestro o pignoramento, nonché da ogni eventuale iscrizione o trascrizione pregiudizievole, oltre che da vincoli di natura contrattuale e/o obbligatoria;

4) le superfici dovranno essere conformi a quanto previsto dal punto 7 del Provvedimento di Consiglio Regionale del Veneto n° 72 prot. 12953 del 28/10/2008, con riferimento all’edilizia agevolata; ciascun alloggio facente parte del complesso immobiliare, oggetto della proposta di vendita, dovrà essere comprensivo della relativa autorimessa, che non dovrà avere superficie superiore a 25 mq.;

5) essere liberi da persone e cose alla stipula del contratto di compravendita;

6) essere edificati in conformità allo strumento urbanistico ed alle norme in materia di edilizia e sicurezza;

7) essere provvisti di idoneo e valido titolo edilizio;

8) essere inseriti in un’area servita da tutte le opere di urbanizzazione primaria;

9) essere dotati di impianti idraulici, elettrici e di adduzione gas conformi alle vigenti prescrizioni legislative accompagnati dalle prescritte certificazioni di cui al D.M. 37/08;

10) rispettare il D.Lgs. 192/05 e successive modifiche ed integrazioni;

11) essere forniti dell’attestato di certificazione energetica;

12) essere dotati, in ottemperanza alle norme vigenti, di impianto di riscaldamento autonomo oppure d’impianto di riscaldamento centralizzato con sistema di contabilizzazione del calore per ogni singola unità abitativa; rispettare i limiti minimi di legge relativamente alla produzione di energia da fonti rinnovabili;

13) essere situati in stabile privo di barriere architettoniche e a norma, ai sensi della Legge 13/1989 e del D.G.R. Veneto n.1428 del 6/09/2011 e con almeno il 15% degli alloggi accessibile;

14) essere forniti di tutte le certificazioni necessarie relative ai materiali impiegati;

15) essere coperti da polizza postuma decennale a garanzia di strutture, copertura, impermeabilizzazione, impianti, intonaci esterni, pavimenti e rivestimenti;

16) qualora ultimati, essere allacciati ai servizi (acqua, gas, energia elettrica, telefono, fognatura);

17) gli alloggi, dovranno corrispondere alla normativa vigente antisismica, tecnica ed acustica di cui alla legge n.1086 del 5/11/1971 succ. modd. ed al D.P.C.M. 5/12/1997 succ. modd.; qualora siano in corso di costruzione o, se realizzati, necessitino di lavori di ristrutturazione e/o finitura e/o adeguamento impianti, dovranno essere ultimati entro il tempo massimo di 6 mesi dall’accettazione dell’offerta previa eventuale procedura.

 

Potranno pervenire domande anche oltre il termine di scadenza che, se in possesso dei requisiti, andranno a incrementare la banca dati.

Riceviamo e trasmettiamo nota di Daniele Giordano, Segretario Camera del Lavoro di Venezia, riguardo alla questione affitti Ater

 

Come Cgil – dichiara Daniele Giordano, Segretario della Cgil CdLM Veneziana – da settimane stiamo raccogliendo numerosissime segnalazioni da parte di inquilini Erp di case Ater o Comunali che si trovano in grande difficoltà per l’attuazione della riforma regionale sui canoni di locazione. 

 

Stiamo parlando di un fenomeno molto diffuso, dato che l’Ater di Venezia gestisce 9.718 abitazioni totali, di cui 8.651mila Erp, a cui si aggiungono 950 alloggi amministrati per conto dei Comuni. 

 

Nessuno ha mai difeso i furbetti nella case – prosegue Giordano – per questo è inaccettabile che la Regione utilizzi questo argomento per coprire una riforma che fa acqua da tutte le parti. In questi anni Regione e Comune potevano fare un opera vera di approfondimento su tutte le eventuali situazioni di dubbio dei “furbetti” inquilini di case Erp o Comunali. La domanda che ci poniamo è perché in questi anni non si sia fatto nulla e perché solo oggi emergano situazioni gravi che dovevano essere già affrontate. 

 

Non vorremmo che questo gioco servisse a coprire i moltissimi i casi in cui viene denunciato un drastico incremento degli affitti, in alcuni casi anche del 300%, o avvisi di possibili sfratti entro i 24 mesi definiti dalla norma. Dalle segnalazioni che riceviamo risulterebbero essere le persone anziane, spesso sole, o con grave disagio sociale quelle che verrebbero colpite dal nuovo meccanismo di calcolo. Come Cgil abbiamo sempre sostenuto la necessità di una riforma e l’applicazione dell’Isee per accedere ai servizi pubblici essendo oggi lo strumento più equo da poter utilizzare. 

 

Per questo serve un immediato intervento della Regione per modificare il regolamento passando, dopo più di un mese, dalle parole ai fatti. Chiediamo anche che il Comune oltre a sollecitare una rivisitazione del regolamento si faccia carico immediatamente di verificare le condizioni per attivare il Fondo di solidarietà previsto dalla legge per quei casi, ad esempio pensionati al minimo o disoccupati, per i quali anche una semplice somma di 40 euro come canone minimo può fare la differenza. Questa vicenda dimostra ancora una volta come serva un chiaro e forte intervento pubblico nell’edilizia residenziale popolare, in strumenti di housing sociale per dare risposte reali agli anziani, ai giovani, alle giovani coppie che spesso hanno contratti precari e più in generale alle persone in difficoltà. Per tutte queste ragioni – conclude Giordano – come Cgil di Venezia riteniamo che il tempo sia scaduto e che senza chiari indirizzi sui correttivi che la Regione intende apportare la mobilitazione sarà inevitabile. 

Da Padova a Venezia passando per Treviso e Rovigo, Vicenza, Monselice e Verona: proseguono le iniziative dei comitati che si sono formati nelle città e nei quartieri popolari per contrastare gli aumenti imposti dall’Ater grazie alla legge 139 della Regione Veneto a guida leghista.

 

I presidi e le assemblee delle scorse settimane, svoltesi anche in contemporanea, hanno allargato sicuramente la mobilitazione. Molti cittadini hanno deciso, con diverse forme, di unirsi e lottare contro quella che il Coordinamento regionale dei comitati degli inquilini Ater considera una legge fatta per attaccare i meno abbienti e svendere il patrimonio pubblico.

 

Dalla scelta di pagare il vecchio canone alle lettere di reclamo, in tutte le città e cittadine del Veneto si stanno moltiplicando le azioni dei comitati.
“C’è ancora della strada da fare sicuramente: un po’ ovunque sono state già chiamate assemblee e presidi per informare i cittadini e unirsi a questa lotta.

Non ci fanno paura le parole dei presidenti Ater o i tentativi di frenare la mobilitazione da parte di Zaia: gli unici furbetti che conosciamo, come abbiamo già detto, stanno nei palazzi della Regione e nelle sedi Ater!”.

 

Il coordinamento dei diversi comitati lancia per la giornata di sabato 31 agosto un’altra giornata di protesta e mobilitazione: in tutte le città dove si sono formate o si stanno formando le assemblee degli inquilini, verranno costruite iniziative e azioni, banchetti e gazebo informativi. “È necessario più che mai allargarsi e far nascere nuovi comitati in grado a loro volta di riprodursi”, concludono i suoi esponenti.

 

“All’orizzonte vediamo la possibilità di costruire nelle prossime settimane un’assemblea pubblica regionale dove lanciare tutti insieme una grande manifestazione a Venezia che arrivi sino al palazzo della Regione per chiedere l’immediato ritiro della legge”.

Il presidente dell’Ater di Venezia, Raffaele Speranzon, si dice “felice della sensibilità dimostrata dall’assessore regionale Lanzarin. Da mesi ci interfacciamo e lavoriamo con profitto a fianco della Regione, indicando in tutti i tavoli che la strada giusta è proprio quella di applicare dei piccoli correttivi alla normativa, che non stravolgano l’impianto ma che prendano in considerazione variabili e situazioni particolari del veneziano”.

 

 

Dal 1° luglio sono entrati in vigore i nuovi canoni per gli inquilini di edilizia residenziale pubblica, come previsto dalla legge regionale n.39 del 2017. L’Ater di Venezia, come le altre Ater del Veneto e i Comuni, si attiene alle disposizioni normative regionali e ha inviato ai propri inquilini la comunicazione formale sull’entrata in vigore dei nuovi contratti di locazione.

 

 

A fronte delle nuove disposizioni dettate dalla normativa, in base all’Isee del nucleo familiare che prende in considerazione la situazione reddituale e la situazione patrimoniale, una parte di inquilini Ater ha visto un aumento dell’affitto e un’altra una diminuzione.

 

 

“Abbiamo i numeri e le istanze degli inquilini che perderebbero i diritti di rimanere nelle case popolari – spiega Speranzon – abbiamo evidenziato tutti i casi e le variabili. Ci siamo confrontati ai tavoli con le altre Ater del Veneto, abbiamo partecipato alla commissione consiliare in Regione e alla prima seduta del tavolo tecnico regionale per chiedere una “Legge speciale” sulla casa per Venezia. Siamo dunque felici di vedere grande disponibilità nell’applicazione di utili correttivi, in questo modo l’assessore ha dimostrato sensibilità e apertura ai problemi reali. Fermo restando che – aggiunge Speranzon – siamo tutti d’accordo sul fatto che chi può permettersi una casa privata o chi pensa di stare in una casa dell’Ater pur avendo centinaia di migliaia di euro in banca deve assolutamente lasciare l’alloggio popolare a chi ne ha diritto”.

 

 

In questi giorni sono numerosi gli inquilini che si rivolgono agli uffici dell’Ater di Venezia per avere spiegazioni e delucidazioni in merito ai nuovi canoni.

 

 

“Invitiamo a chiamare gli uffici e prendere appuntamento per avere delucidazioni – rimarca il presidente – soprattutto chi ha riscontrato delle “stonature” rispetto alla propria posizione Isee e chi non ha ancora regolarizzato e definito la propria posizione perché carente di documentazione. Non penalizzeremo i soggetti e i nuclei familiari in condizione di fragilità socio-economica”.

 

Alcuni dati

Gli inquilini “assegnatari” dei 7.565 alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica) che hanno avuto un aumento del canone d’affitto sono 6.170, mentre quelli che hanno avuto una diminuzione del canone sono 1.395.

Per chi non supera i 20mila euro di Isee, il canone medio di affitto nelle case Ater di Venezia è di 129 euro.

Sempre per chi resta all’interno dei 20mila euro dell’Isee, il range di aumento è di circa 50 euro al mese. Per coloro che invece hanno avuto una diminuzione, il calo medio, rispetto a prima, è di circa 100 euro al mese.

 

 

Nel totale ci sono circa 1.400 gli inquilini assegnatari che non hanno compilato correttamente la modulistica o presentano delle anomalie da verificare, per cui il possesso dei requisiti per rimanere nell’alloggio pubblico resta da definire.

L’affitto minimo è fissato a 40 euro al mese.

“L’obiettivo della legge regionale – spiega Speranzon – non è penalizzare le fasce deboli, ma garantire un alloggio a condizioni di favore a chi ne ha bisogno, accompagnando gli inquilini con maggiori possibilità economiche a rivolgersi al libero mercato delle locazioni”.

“Siamo fiduciosi – aggiunge il presidente dell’Ater veneziana – che il tavolo regionale prenderà in considerazione le criticità che stiamo riscontrando ed evidenziando nel territorio veneziano”.

“Per i singoli casi di particolare fragilità sociale – rimarca il presidente – e in particolare per i nuclei dove sono presenti disabili e anziani in età avanzata, l’Ater è impegnata a valutare e ad adottare le soluzioni di maggior tutela per l’inquilino. Su Venezia in particolare contiamo di poter approfondire le particolari esigenze di residenzialità dove oltre alla pressione turistica sul livello degli affitti, c’è un’elevata età media degli inquilini nelle case popolari. Inoltre, con l’età sempre più avanzata degli utenti si presentano anche le necessità e le difficoltà di adeguare gli alloggi alle persone con disabilità. Situazioni, queste, che richiedono una specifica attenzione di tutela e salvaguardia”.

 

Informazioni e appuntamenti

Maggiori informazioni sul rinnovo del contratto e il calcolo del canone si possono ottenere solo per appuntamento, da concordare con i dipendenti dell’Ater, telefonando ai numeri 041.798817 e 798857, il martedì e il giovedì, dalle 15 alle 17. È stata inoltre stata attivata la casella di posta elettronica [email protected].

L’Ater di Venezia, con il vicepresidente Fabio Nordio e l’architetto Stefania Spiazzi, hanno partecipato all’inaugurazione del progetto di riqualificazione di “Giardini Venerdì” a Matera, capitale europea della cultura 2019.

 

 

Il progetto si intitola “Ri-guardare le case popolari” ed è stato curato dal gruppo di ricerca “Architecture of Shame” che ha avviato un dialogo sulle case popolari confrontando esempi italiani ed europei. Nei prossimi mesi, a cura dell’Ater di Venezia, sarà organizzato un convegno sul tema che porterà i protagonisti del progetto nel capoluogo lagunare.

 

 

L’Ater di Venezia collabora da tempo con l’Ater di Matera e ha partecipato alla parte conclusiva del progetto che si sta sviluppando all’interno del Quartiere Serra Venerdì: un intervento di riqualificazione sul quartiere di case popolari che coinvolge residenti e la vicina scuola elementare, esito di un concorso internazionale. Una mostra, un murales realizzato sulla parete di un’abitazione da alcuni artisti e soprattutto la cura di spazi verdi nel quartiere, compresa la piantumazione e lo studio di piantine adatte alle temperature del luogo. Iniziative che hanno visto il dato del nastro e hanno acceso l’incontro pubblico conclusivo, partecipato dai rappresentanti delle istituzioni e dai residenti del quartiere.

 

 

 

 

Le parole del vicepresidente dell’Ater di Venezia, Fabio Nordio

“Penso sia fondamentale riuscire a divulgare progetti come questi anche in altre parti d’Italia – ha commentato il vicepresidente dell’Ater di Venezia, Fabio Nordio – è per questo che abbiamo deciso di organizzare un convegno a Venezia, nei prossimi mesi, per mostrare ciò che è stato fatto a Matera e avviare un confronto sul tema, cercando di capire se il “metodo” può essere utilizzato a Venezia. Riqualificare un’area urbana di un quartiere popolare coinvolgendo residenti, cittadini e studenti significa migliorare il luogo in cui si vive e attivare una vera cittadinanza attiva”.

 

 

Le parole dell’architetto, Stefania Spiazzi

Giardini Venerdì proponeva non un progetto definito ma un processo in evoluzione – ha spiegato l’architetto Stefania Spiazzi – che ha coinvolto il quartiere, le associazioni, piccole imprese e le istituzioni. Quello che ne è risultato è frutto di un lavoro collettivo che spinge a definire il ruolo dei vari partner nel processo della futura manutenzione dello spazio pubblico. Come Ater Venezia abbiamo molte aree verdi incolte e non valorizzate, e ogni anno mettiamo a bilancio una somma cospicua per tenerle in ordine. Questa esperienza sta tracciando un percorso semplice ed esportabile che dal coinvolgimento dei residenti arriva alla cura del bene comune attraverso la formazione degli abitanti. L’individuazione delle biodiversità che sostiene la filosofia del progetto, individua un ulteriore aspetto interessante per iniziare a ripensare all’utilizzo degli spazi verdi in modo più consapevole ed ecologico, con beneficio economico”.

 

 

Alla ricerca sulla riqualificazione dei quartieri popolari ha partecipato, oltre all’Ater di Venezia, Federcasa, l’Ater e il Comune di Matera. L’obiettivo del progetto è la creazione di un metodo di valorizzazione dello spazio pubblico delle case popolari, che da Matera possa esser applicato ad altre realtà italiane ed europee, quindi anche a Venezia.

 

L’Ater di Venezia ha aderito nel 2016 alla ricerca “Indagine sui non abitanti”, di cui è partner dal 2017, mettendo a disposizione le sue competenze e aprendo i suoi archivi per ricostruire la storia di un importante concorso indetto nel 1984 per il quartiere di Campo di Marte alla Giudecca a Venezia. Ha inoltre collaborato per la ricerca d’archivio sul quartiere Serra Venerdì di Matera, disegnato dall’urbanista Luigi Piccianto dopo l’evacuazione dei Sassi nel 1952.

 

Supporto dell’Ater veneziana anche nella redazione del bando di concorso internazionale per il disegno dello spazio pubblico del quartiere di Serra Venerdì (pubblicato a giugno 2018, con la premiazione dei progetti vincitori a Matera a novembre). Gli esiti del concorso si possono ora ammirare nel quartiere, frutto di un successivo lavoro e percorso svolto “sul campo” da parte del gruppo vincitore di architetti che ha incontrato residenti, cittadini e scuole.

 

 

Due città tutelate dall’Unesco

Matera e Venezia sono tutelate dall’Unesco. La prima è capitale della Cultura 2019, la seconda potrebbe candidarsi ad esserlo. Ad unire queste due città è anche l’importanza dell’edilizia residenziale pubblica per mantenere i centri storici “vivi” cioè abitati dai residenti. Sia Venezia che Matera soffrono infatti di problemi simili sulla residenzialità, quelli che accompagnano lo sviluppo turistico.

 

È stato approfondito, attraverso varie iniziative, il rapporto tra Matera e la “vergogna”, caratteristica che l’ha resa famosa negli anni ’50 dopo l’abbandono dei Sassi per decisione del governo De Gasperi e la cui immagine è stata riscattata a seguito dell’inserimento da parte dell’Unesco dei Sassi di Matera tra i beni Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1993 e della designazione di Capitale europea della Cultura il 17 Ottobre 2014.
Sono infatti trascorsi quasi settant’anni da quando De Gasperi, in visita ai Sassi di Matera, definì i luoghi che ora sono Patrimonio dell’Unesco una vergogna nazionale, ordinando lo sgombero dei residenti.

 

La nascita del progetto

Da qui è nato il progetto di “Matera Capitale Europea della Cultura 2019 Architettura della Vergogna”, co-prodotto dall’omonimo collettivo Architecture of Shame e dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 con il sostegno delle istituzioni che si occupano di case popolari: Federcasa, Ater Matera e Ater Venezia, Archivio di Stato di Matera e Comune di Matera.

 

Tre lettere saranno consegnate ai Presidenti di Camera e Senato, scritte in occasione dei tavoli di lavoro da varie Ater nazionali per proporre soluzioni al Governo sul tema della casa pubblica.

Bocciata anche la proposta di aumentare i trasferimenti regionali a favore dei Comuni, costretti a farsi carico delle famiglie messe in difficoltà dal rincaro degli affitti

 

Nonostante le proteste e le segnalazioni che arrivano dagli inquilini di tutto il Veneto, in sede di assestamento di bilancio la Lega boccia le proposte presentate dal coordinamento Veneto 2020 in materia di Edilizia residenziale pubblica.

 

«Avevamo proposto di accantonare delle risorse per correggere il calcolo dei nuovi canoni parametrati sull’Isee Erp, soprattutto per le fasce più deboli. Il nostro emendamento stanziava 1 milione e 920 mila euro, inoltre con un ordine del giorno chiedevamo la revisione della legge e, nel frattempo, di finanziare un incremento dei fondi di solidarietà comunale. Alcuni Comuni, come Padova e Treviso, si stanno già facendo carico delle famiglie colpite dall’aumento degli affitti». Così i consiglieri regionali Piero Ruzzante (LEU), Patrizia Bartelle (IIC) e Cristina Guarda (CpV), che nella giornata di ieri hanno presentato il nuovo coordinamento “Veneto 2020”.

 

«La maggioranza ha bocciato tutte le nostre proposte, voltando le spalle agli inquilini delle case popolari. Tolgono soldi agli anziani e alle famiglie già in difficoltà, invece ai più ricchi del Veneto regalano 2.000 euro all’anno: questo è quanto guadagna, grazie all’addizionale Irpef azzerata dalla Lega per gli scaglioni più alti, chi ha redditi superiori ai 100 mila euro annui. Ringraziano i parlamentari del Veneto, che guadagnano 2 mila euro all’anno più dei colleghi. Volete conoscere in anteprima gli effetti della flat tax? Venite in Veneto: la regione dove diamo 2 mila euro all’anno di bonus ad ogni parlamentare, mentre la Lega alza gli affitti delle case popolari».

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