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La parola “eternit” evoca nel nostro paese ricordi dolorosi, in quei decenni di crescita economica, lavoro e benessere a discapito, spesso, della salute di migliaia di operai.
Oggi si è finalmente sbloccata una situazione paradossale per quei 20 mila lavoratori colpiti da patologie dovute all’amianto per cause professionali, e che attendevano da tempo una risposta dal Governo: i lavoratori riceveranno nei prossimi mesi un conguaglio per la rivalutazione dell’indennità per ognuno degli anni 2016 e 2017 pari al 14,7% della rendita erogata in quegli stessi anni. Ciò dà diritto a ricevere un conguaglio del 4,6% per il 2016 e del 5,5% per il 2017.
Le prestazioni sono erogate dal Fondo per le vittime dell’amianto, un indennizzo che si aggiunge alla rendita INAIL. Inoltre il Fondo erogherà acconti e saldi delle spettanze da dicembre 2018 a luglio 2021 pari al 10% del valore annuo dell’indennità INAIL.
I malati di mesotelioma (il tumore specifico dell’amianto) non professionale e gli eredi, nel caso di decesso degli aventi diritto, riceveranno fino a dicembre 2020, su domanda, una tantum di 5.600 euro. Per la presentazione di queste domande, gli aventi diritto si potranno rivolgere al patronato INAS CISL.
Per i malati di mesotelioma non professionale – sottolinea Michela Fuser, responsabile del patronato Inas Cisl di Treviso – la prestazione una tantum va richiesta compilando un modello presso il nostro patronato che lo invierà all’INAIL con raccomandata o via pec. Non ci sono scadenze da rispettare, in quanto non sono stati utilizzati tutti i fondi messi a disposizione nel provvedimento del che introduceva la misura”.
Dal 1987 al 2016 in Veneto si sono registrati 1.744 casi di mesotelioma, di cui 631 donne. Fra questi, 1.074 sono sicuramente dovuti a esposizione professionale.
In provincia di Treviso, l’area più colpita, nel passato, è stata quella di Castelfranco, e ha riguardato i lavoratori della Fervet, storica azienda ai piedi del cavalcavia di Borgo Padova, che ha iniziato l’attività nei primi anni del 900 nel settore della manutenzione e costruzione di carrozze ferroviarie.

 

E’ stata la Contarina a lanciare l’allarme in seguito al ritrovamento di tracce di amianto all’interno di trenta cassoni degli inerti. La notizia riguarda soprattutto i comuni di Casale, Casier e Preganziol, ma non ci sarebbe un pericolo sanitario in atto. L’azienda di Spresiano è comunque costretta a procedere con la bonifica, come da norma di legge. La cifra per mettere in sicurezza i cassoni si aggirerebbe intorno a 150mila euro, ossia dai 5mila ai 10mila euro a cassone.

 

Gli utenti temono una ricaduta dei costi sulle bollette. Intanto, è caccia al responsabile. Franco Zanatta, presidente di Contarina dichiara alla Tribuna che non ci sarebbero ancora elementi precisi per incastrare i colpevoli, ma sarebbero già stati predisposti dei controlli più rigorosi per chi arriva ai Card. Lo scarico abusivo del materiale pericoloso si sarebbe concentrato nelle scorse due settimane.

 

C’è il sospetto di uno smaltimento suddiviso in piccole quantità e distribuito in maniera omogenea nella fascia dei comuni a sud di Treviso.

 

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