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“In queste ore, dopo il primissimo giorno di scuola, mi giungono le voci preoccupate di famiglie di diverse province del Veneto, a cui gli istituti scolastici, in particolare quelli primari, chiedono di non mandare i propri figli in classe, ma di tenerli a casa. La cosa gravissima è che si tratta di bambini con certificazioni, quindi i più fragili, spesso con disabilità”. L’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, si fa interprete della preoccupazione e dell’allarme delle famiglie (e delle scuole) di fronte ai primi effetti della cronica carenza di insegnanti di sostegno in Veneto.

 

“Sto verificando con l’Ufficio scolastico regionale la portata del problema che pure avevo evidenziato già da qualche mese – prosegue Donazzan – ma il fatto più grave, oltre all’assenza di insegnanti nell’organico di diritto, è la soluzione prospettata, ovvero di indurre le famiglie a tenere i loro figli a casa”.

 

“Comprendo perfettamente la difficoltà di dare un buon servizio a questi bimbi senza l’aiuto dell’insegnante di sostegno. – ammette l’assessore – Capisco anche la difficoltà di inserirli da soli in un gruppo classe articolato, forse in assenza anche di altri insegnanti di altre materie, ma la soluzione non è accettabile. Trovo grave che il Ministero non comprenda l’importanza di avere un organico ottimale sin del primo giorno di avvio dell’anno scolastico. Suggerirei al ministero di partire in ogni caso dagli insegnanti di sostegno, perché se la scuola deve essere inclusiva e un diritto costituzionalmente sancito, e se il nostro grado di civiltà ci impone di pensare innanzitutto ai più fragile, allora questa scelta e questa cattiva programmazione denotano una vera e propria incapacità da parte dello Stato di ottemperare ai propri doveri”.

 

“Da parte mia, ho coinvolto il presidente del Veneto – annuncia Donazzan –  perché ritengo che questo sia un problema da affrontare ai massimi livelli istituzionali”.

 

“E chiedo alle famiglie e a tutte le realtà interessate di segnalare al mio assessorato ulteriori casi di mancato accoglimento nelle scuole del Veneto di alunni certificati – conclude – al fine di poter rappresentare agli organi competenti la portata del problema, in tutta la sua drammatica consistenza”.

Il prossimo 31 agosto, alle ore 11, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS Sezione di Venezia organizza una conferenza stampa relativa al corso: “Arte del con-tatto: corso base per operatori museali sull’accessibilità dei musei in favore delle persone con disabilità visiva”.

 

Con questo corso si vuole sottolineare l’importanza di formare gli operatori museali all’accoglienza delle persone non vedenti nei musei veneziani e non solo, ma soprattutto di realizzare uno standard di accoglienza che possa dare un valore aggiunto all’offerta culturale della città, soprattutto nei confronti dei residenti e dei turisti non vedenti.

 

Tale corso, promosso da IRIFOR Nazionale e con il supporto di UICI Venezia, è tenuto presso il Palazzo Tiepolo-Passi (S. Polo 2774, Venezia), sede di una mostra pensata dall’artista franco-svizzera Caroline Lépinay che offre la possibilità di apprezzare le sue opere tramite un emozionante percorso sensoriale al buio da bendati attraverso il tatto e l’ascolto di musica e storia che trasmetterà sensazioni profonde. La mostra, visitabile anche senza benda, è patrocinata dall’UICI, dalla fondazione Pavarotti e dal museo Omero di Ancona.

“Dovremmo chiamarlo ‘Decreto insicurezza’, perché il Decreto Salvini blocca ogni tentativo virtuoso di integrazione, condanna i richiedenti asilo alla clandestinità rendendoli facilmente preda di lavoro nero o criminalità organizzata. Ribellarsi a un provvedimento sbagliato e pericoloso è un dovere”. A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, che questa mattina a Treviso ha partecipato al presidio organizzato in piazza dei Signori.

 

 

“Auspichiamo che il prefetto intervenga per stoppare gli effetti di un decreto che vanifica l’ottimo lavoro fatto da amministrazioni comunali, cooperative e imprese sociali attraverso il sistema degli Sprar: solo in provincia di Treviso, infatti, sono oltre mille i richiedenti asilo seguiti in percorsi di accompagnamento per imparare la lingua e valorizzare le loro competenze professionali, permettendo così un inserimento nella società e una vera integrazione nel territorio. Tagliare drasticamente i fondi vuol dire eliminare percorsi virtuosi e creare ulteriore marginalità che a sua volta alimenta insicurezza e tensioni sociali. Elementi su cui la Lega potrà giocarsi, vergognosamente, l’ennesima campagna elettorale. Infine – ricorda in chiusura Zanoni – smantellando questo sistema di accoglienza, si perderanno migliaia di posti di lavoro, tra insegnanti, avvocati, mediatori culturali, medici e non solo. ‘Prima gli italiani’ per loro, evidentemente, non vale”.

“Il Decreto Salvini crea nuova marginalità tra i migranti e quindi insicurezza, ovvero l’opposto di quello che in teoria si propone; a cui si sommano i problemi cooperative, associazioni e amministrazioni comunali impegnate sul versante dell’accoglienza e dell’integrazione, distruggendo posti di lavoro. Qua non vale ‘prima gli italiani’?”. La domanda arriva da Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico che denuncia la situazione in provincia di Treviso chiedendo al Prefetto di bloccare gli effetti del Decreto firmato dal ministro dell’Interno nonché segretario della Lega: “Mi associo all’appello lanciato dal nostro segretario provinciale e mi auguro che faccia lo stesso il presidente della Provincia Marcon: si rivolga al suo capo di partito spiegandogli quanto sia sbagliato e dannoso questo provvedimento”.

 

La denuncia di Zanoni

 

“Sono più di mille richiedenti asilo seguiti in percorsi di accompagnamento per imparare la lingua, valorizzare le competenze professionali e di conseguenza ‘restituire’ qualcosa alle comunità che li hanno accolti. Sono progetti virtuosi che hanno coinvolto quasi la metà dei Comuni del Trevigiano. Con il taglio dei fondi voluto da Salvini, tutto questo rischia di essere spazzato via e le conseguenze sono facilmente immaginabili; i richiedenti asilo, in attesa del riconoscimento o meno della loro domanda, saranno clandestini con alta probabilità di diventare manodopera per la criminalità, oppure, per quanto riguarda la Marca, finiranno ammassati o nella caserma Serena a Treviso o alla Zanusso di Oderzo”.

 

La contro-proposta del consigliere

 

“Per una migliore integrazione ed evitare tensioni sul territorio, invece, servirebbe un’accoglienza diffusa in piccoli gruppi. Salvini e la Lega lo sanno benissimo, è solo l’ennesima conferma di come preferiscano alimentare le tensioni, in modo da specularci elettoralmente. E adesso con Europee e amministrative alle porte continueranno a marciarci sopra fregandosene delle conseguenze sia sui richiedenti asilo che per la sicurezza dei veneti. A ciò si aggiunge la drammatica perdita di posti di lavoro dovuta allo smantellamento dei progetti di accoglienza; se ne stimano circa 18mila a livello nazionale: infermieri, insegnanti, psicologi, mediatori culturali. Insomma, un disastro su tutta la linea”.

In un momento storico dove l’accoglienza di persone che scappano da guerre, carestie e povertà, violenze e soprusi, sembra ridursi a puri convenevoli burocratici, riducendo al minimo le possibilità di ottenere status necessari alla permanenza nel nostro Paese, il volontariato trevigiano e Università Ca’ Foscari, attraverso Università del Volontariato, avviano un percorso nell’area “Evoluzione Sociale e crescita personale” sul tema “Accoglienza dei migranti”.

 

“Si tratta di sei incontri, due più divulgativi e aperti a tutta la cittadinanza, quattro più legati al supporto linguistico e rivolto a volontari che decidano di operare nel campo dell’accoglienza migranti – spiega Alberto Franceschini presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso –Da sempre siamo impegnati in percorsi di approfondimento, conoscenza, abilitazione di volontari impegnati nel delicato compito di accogliere persone che migrano dal loro Paese per motivi di sopravvivenza. In questo periodo storico, dove tutto viene messo in discussione e le disposizioni Governative continuano a minare questi percorsi virtuosi, crediamo sia importante continuare a tracciare una strada di consapevolezza e responsabilità. In questo ringraziamo l’Università Ca’ Foscari e i suoi docenti per la condivisione valoriale di un percorso formativo di tale livello.”

 

 

Venerdì 1° marzo si è affrontato il tema del diritto di migrazione come diritto fondamentale dell’uomo, spiegando le differenze e le analogie tra le figure del profugo, richiedente asilo e rifugiato, insieme a Marco Ferrero Avvocato e docente dell’Università Ca’ Foscari e l’Avvocato e volontario Francesco Tartini, esperto in diritto internazionale.

 

Venerdì 8 Marzo si entrerà nel merito dei flussi migratori, per comprenderne l’andamento demografico e mettere a confronto i modelli di accoglienza, con l’operatore di progetti di accoglienza Marco Berdusco e l’assistente sociale Noemi Tintinaglia.

 

Atri quattro appuntamenti, nei lunedì di marzo/aprile, saranno dedicati al supporto linguistico volontario, presentando metodologie e strumenti per far apprendere la lingua e fornire un arricchimento del lessico e della produzione orale, soprattutto ai giovani migranti. Queste specifiche lezioni saranno coordinate da dalla docente Ca’ Foscari Paola Begotti e dalla studentessa Master ITALS Eliana Mescalchin.

 

Tutti gli incontri si svolgeranno dalle 15.00/18.00 presso il Campus universitario Ca’ Foscari Treviso.

 

Per info e iscrizioni, scrivere a: [email protected]

“Una testimonianza vera di welfare di comunità, frutto della mobilitazione di tanti e della collaborazione tra famiglie, volontari, associazioni e istituzioni”. Così l’assessore regionale al Sociale ha definito la Casa di Anna, una casa di accoglienza e di ‘autonomia’ per bambini e adolescenti con sindrome autistica, inaugurata sabato 16 giugno a Borghetto di San Martino di Lupari.

 

Nata dall’impegno dei genitori dell’associazione Aiutismo onlus (che fa riferimento al Coordinamento Autismo Veneto) e dalla disponibilità dei proprietari a cedere l’immobile, con il supporto della cooperativa Cooperativa Nuova e Vita e il Consorzio Rete Alta Padovana, la Casa di Anna accoglierà ragazzi e adolescenti con problemi di autismo per esperienze di autonomia dai nuclei familiari e percorsi terapeutici che li vedranno impegnati in attività didattiche e ricreative e nella cura del verde e degli orti. Una formula residenziale, tra ‘casa protetta’ e ‘fattoria didattica’, che aiuterà i residenti a esprimere le loro potenzialità e le famiglie a fare rete e a trovare supporto e affiancamento.

 

“La Regione Veneto guarda con grande interesse a queste esperienze che nascono dal basso, dalla buona volontà e dall’esperienza concreta delle persone – ha sottolineato l’assessore, al taglio del nastro – a servizio delle famiglie e con il ruolo attivo delle stesse famiglie e di associazioni e aziende. Rappresentano modelli di ‘accoglienza leggera’, dove i ragazzi si sentono a casa. Progetti come ‘la Casa di Anna’ sono destinati a fare scuola nelle politiche per la disabilità e nella tipologia degli interventi da mettere in campo per il ‘dopo di noi’, quando vengono meno le figure parentali di riferimento”.

 

L’assessore ha infine ricordato l’attenzione e l’impegno della Regione nei confronti delle persone con disturbi delle sindromi autistiche, con il sostegno attivo a due nuovi centri di accoglienza e servizi, la costituzione dell’apposito tavolo regionale e il sostegno al Coordinamento regionale. “Siamo tutti consapevoli che sul tema autismo abbiamo ancora molta strada da fare, dalla diagnosi precoce ai vari percorsi di presa in carico e inserimento lavorativo. I due centri regionali individuati, i tavoli regionali che stanno già lavorando e l’esperienza concreta del Coordinamento Autismo Veneto saranno fondamentali per dettare le nuove linee guida per il Veneto”.

«Simili episodi non possono più essere tollerati. I terminal sono presi d’assalto da gruppi organizzati che molestano i turisti». Il presidente di Ava, Vittorio Bonacini, interviene sul caso delle minacce ai turisti nell’area di sosta della stazione di Mestre. L’Associazione veneziana albergatori, colpita dalle immagini diffuse sui social, ora spera di poter individuare le vittime delle intimidazioni. 

 

Quello dell’accoglienza ai turisti è un equilibrio precario. Basta un dettaglio per far saltare il delicato sistema che, da sempre permette agli operatori veneziani del turismo di garantire l’alta qualità dell’accoglienza e l’attenzione verso l’Ospite.

 

Ecco perché episodi come quello avvenuto sabato davanti alla stazione di Mestre preoccupano l’Associazione veneziana albergatori, che ancora una volta denuncia il degrado in cui versano alcuni tra i principali terminal, vere e proprie porte di accesso della città.

 

 

Le immagini che circolano sui social e l’episodio riportato dalla stampa fanno sobbalzare coloro che investono e operano nel turismo: nel video si vedono alcuni ragazzi, forse nigeriani, minacciare e mettere in fuga un gruppo di visitatori stranieri appena arrivati in città e fermi nell’area a parcheggio breve, costringendoli a rifugiarsi all’interno della stazione. Non sono chiare le ragioni del gesto ma non è certo la prima volta che i turisti vengono importunati appena mettono piede in città.

 

«Un episodio inqualificabile – commenta il presidente Vittorio Bonacini – che denuncia ed evidenzia ancora una volta il degrado in cui versa uno dei principali terminal di Venezia». L’Associazione ora spera di poter in qualche modo individuare le vittime dell’aggressione, che probabilmente si trovano ancora in città.  «Ci auguriamo di poter essere messi a conoscenza dell’identità di queste persone – aggiunge Bonacini – anche perché una volta di più Ava è addolorata e colpita per l’accoglienza riservata ai visitatori. La Repubblica di Venezia è sempre stata terra aperta e rispettosa nei confronti dei suoi ospiti ma le cose stanno cambiando. Certe situazioni non sono più tollerabili».

 

Un problema che non riguarda solo la stazione di Mestre: «Si stanno evidentemente scontando alcune politiche del passato che stanno condizionando pesantemente il nostro presente. Se non saranno riviste, spingeranno alcune zone della città, già difficili, verso il massimo degrado». Uno strapotere di piccoli gruppi organizzati che Ava registra in tutta la città. «Anche a Venezia Santa Lucia – conclude il presidente – i vigilantes cercano, non sempre con successo, di arginare i soggetti che, in qualsiasi ora del giorno e della notte, provano a delinquere molestando e importunando i passeggeri. Personaggi che non portano nulla alla città e che, al contrario, rischiano di danneggiare uno dei principali motori dell’economia di Venezia. Simili episodi fanno sobbalzare coloro che investono e operano nel turismo, che si regge su un delicato equilibrio emozionale in cui le aspettative rappresentano una componente fondamentale e non vanno quindi disattese. Se l’accoglienza deve essere questa, è meglio non farla».

Tante iniziative per far conoscere meglio l’affido familiare

 

Per tutto il mese di maggio, nell’ambito della sessione primaverile di “Dritti sui Diritti”, l’oramai consolidata manifestazione per i diritti dei bambini, la città dialogherà sui temi dell’accoglienza.

 

Domani, venerdì 4 maggio, alle ore 18 in Calle Corte Legrenzi 26, a Mestre, sarà l’assessore comunale alla Coesione sociale Simone Venturini a dare il via al calendario delle iniziative, attività, eventi, incontri per adulti e bambini di “A maggio mi affido”, sul tema della solidarietà familiare diretta a bambini e ragazzi che vivono in contesti familiari fragili.

 

All’interno delle possibili forme di volontariato che i cittadini possono mettere a disposizione dei concittadini più piccoli, italiani e migranti, la solidarietà familiare è una delle più significative perché permette al bambino o al ragazzo di poter godere del sostegno educativo di una famiglia o di una singola persona che, per un periodo, lo affianca nel percorso di crescita. È in questo ambito che si colloca l’affido familiare che prevede ancora un passo ulteriore, ovvero l’accoglienza di un bambino o ragazzo nella propria casa per alcune ore del giorno, per alcuni giorni alla settimana e anche per un periodo più o meno lungo.

 

“A Maggio mi affido, – commenta l’assessore Venturini – attraverso l’impegno dell’Amministrazione comunale di Venezia e della Direzione Coesione sociale, Servizi alla persona e Benessere di comunità, insieme a numerosi soggetti del mondo dell’associazionismo, del volontariato e del terzo settore, si propone di far conoscere agli adulti e alle famiglie tutte le possibilità di poter aiutare bambini e ragazzi nella crescita. Possibilità che verranno raccontate e testimoniate, nelle diverse giornate, da persone e famiglie, a cui va la nostra gratitudine, che già hanno fatto, o stanno facendo, l’esperienza di essere solidali o affidatari”.

 

Sempre nel mese di maggio, da giovedì 10 a lunedì 14, si celebrerà anche il secondo anno dall’intitolazione della Riviera Diritti dei bambini, voluta dall’Amministrazione comunale, con una serie di attività e spettacoli direttamente rivolti ai più piccoli.

 

Per informazioni: Servizio Politiche Cittadine per l’Infanzia e l’Adolescenza

[email protected]it

 

Tel. 041 5420384

La Cooperativa Fai Padova (Famiglie-Anziani-Infanzia) è una delle 13 realtà del Consorzio Veneto Insieme che accoglie migranti donne e bambini, che oggi ci presenta Marthe, mamma del Camerun, accolta e assunta dalla Cooperativa stessa come badante.

Marthe Ngosom ha 35 anni e viene dal Camerun. È arrivata in Italia il 4 marzo 2016, incinta. Suo figlio Eddy è nato un anno e mezzo fa, nell’ospedale di Padova. La vita di Marthe in Camerun non è stata affatto semplice. Per 5 anni ha lavorato nel reparto produzione di un birrificio, ma per problemi familiari ha dovuto lasciare il suo paese di origine e tentare la fortuna in Italia.

Marthe è solo una delle 41 donne che la Cooperativa Fai di Padova ospita nelle 5 case di accoglienza nella zona Arcella, assieme a una decina di bambini. Il più grande è proprio quello di Marthe, mentre il più piccolo ha una settimana di vita.

Il viaggio è durato 1 mese – racconta Marthe – ma per 2 mesi sono stata prigioniera in Libia”.

Marthe racconta il suo viaggio con le lacrime agli occhi. “Il viaggio in barcone dalla Libia in Italia è durato 2 giorni, giorni che ho trascorso accanto al motore a gasolio. Eravamo tutti sporchi quando siamo scesi”.

Arrivata in Italia e a Padova, per le prime due settimane ha vissuto nella sede di Battaglia Terme di Ecofficina; poi è stata presa in carico dalla Cooperativa Fai, che l’ha accolta in un appartamento all’Arcella dove ora vive con il figlio Eddy, la sorella Vicky e un’altra ragazza nigeriana.

Marthe ora è felice. Ha studiato per ottenere il diploma di terza media, ha frequentato per 6 mesi una scuola per badanti e da 5 mesi è assistente socio-sanitaria in un centro anziani.

Lavoro 5 ore al giorno per 5 giorni a settimana. Il mio bambino Eddy viene seguito dalla moglie del Pastore della mia Chiesa mentre io non sono a casa”.

Marthe ha un permesso sussidiario di vulnerabilità, della durata di 2 anni, poi spera di ottenere anche il permesso di soggiorno.

Vorrei che il mio bambino parlasse italiano e fosse cittadino italiano a tutti gli effetti – conclude Marthe. È molto difficile vivere qui in Italia da sola, ma tutti sono gentili con me e sono molto felice. Devo ringraziare la Cooperativa Fai che mi ha aiutato in questo percorso”.

La Cooperativa Fai Padova lavora da due anni nel mondo dell’accoglienza con il Consorzio Veneto InsiemeNasce però 35 anni fa come cooperativa che offre servizi socio sanitari, e da circa 20 anni gestisce inoltre centri diurni per anziani e in questi anni ha gestito anche nuclei di case di riposo.

Ancora oggi la Cooperativa gestisce Servizi di Educativa domiciliare a favore di minori, servizi di Assistenza Sociale e segretariato Sociale all’interno di Comuni (una ventina di Comuni nella provincia di Padova e Venezia), servizi di assistenza domiciliare anziani.

 

Accogliamo profughi per la maggior parte provenienti dalla Nigeria, Camerun, Somalia, Ghana e Mali”, spiega Chiara Lari, presidente della Cooperativa Fai Padova.

5 case di accoglienza, 41 donne e 10 bambini accolti, un ricongiungimento familiare appena riuscito e un altro in corso d’opera, la cooperativa ha aperto le sue porte da poco anche a 5 uomini, in collaborazione con la cooperativa Solidalia che dà loro lavoro a Vigonza.

Quando arrivano qui viene data loro una copertura sanitaria a tutti gli effetti – continua Chiara Lari – che prevede tessera sanitaria e di conseguenza il medico di base e il pediatra”.

Per le mamme però la questione è più complicata.

Per questo la Cooperativa FAI tesse relazioni anche con i consultori familiari del territorio padovano, in modo da offrire alle ragazze anche il sostegno alla genitorialità e il supporto di una ostetrica.

Come Marthe, molte donne affrontano il viaggio della speranza da sole senza partner, altre invece arrivano con il compagno o marito ma smistati in diversi centri di accoglienza. Ecco perché il Consorzio si occupa anche di riunire le famiglie lontane. Fino ad oggi, la cooperativa è riuscita a completare un ricongiungimento familiare tra una mamma di Padova con una bambina di 6 mesi e il papà, che era stato accolto a Milano. Ora vivono sotto lo stesso tetto in una casa di accoglienza. Sulla via della conclusione anche un secondo ricongiungimento familiare, il cui padre accolto inizialmente a Pavia, è giunto da poco a Padova ma non vive ancora con la compagna.

La Presidente Chiara Lari ci confida che “occuparsi principalmente di sole donne e bambini è molto difficile, ma allo stesso tempo è interessante, perché l’accoglienza femminile richiede sforzi maggiori in termini di assistenza medica e pediatrica, rispetto all’accoglienza maschile”.

Così dopo il percorso e l’aiuto offerto dalla FAI Padova, alcune donne sono riuscitea ottenere il permesso di soggiorno e a diventare indipendenti al 100% .

In questo momento, all’interno del Consorzio Veneto Insieme, la Cooperativa Fai sta promuovendo  il “Tavolo delle donne”, ossia un gruppo di lavoro per studiare specificatamente le procedure di accoglienza al femminile che prevede appunto tutta una serie di servizi complementari relativi per esempio alle problematiche sanitarie tipiche delle donne, la maternità e alla gestione e accompagnamento dei minori.

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