Tutti ne parlano, il termine quorum indica nello specifico il numero di partecipanti o elettori necessario affinché una votazione sia valida
Ma il 50 per cento, assoluta barriera che decide e imperversa sui referendum avrebbe un significato diversamente apprezzabile ove venisse sostituito con una percentuale compresa tra il 30 e il 40?
O forse, rispettando i Padri Costituenti che avevano considerato a ragione il referendum come un evento di estrema “sollecitudine democratica“ ora svilito e strumentalizzato dai partiti, sarebbe opportuno aumentare i requisiti per promuovere o incrementare il numero delle firme proiettandolo tanto per fare un esempio a due milioni?

Ma senza dimenticare che la nostra cara Italia è diventata una Repubblica grazie ad un referendum ed è giusto rivitalizzare ed attualizzare questo concetto, come non sottolineare il fatto dell’estrema difficoltà a comprendere in maniera esaustiva i 5 quesiti che riguardano lavoro e cittadinanza?
Concetti che arrivano ma che forse alla base hanno l desiderio di divulgare il significato di referendum abrogativo, ossia l’istituto di democrazia diretta previsto dalla Costituzione italiana che consente ai cittadini di decidere se una legge o una parte di essa debba essere cancellata.
E tra astensionismo tout court e il recarsi alle urne senza ritirare le schede con i quesiti, i partiti affollano i mezzi di comunicazione coinvolgendo tutti, militanti e non, quasi a diventare il teatrino dell’ovvio, anche se conta sopra ogni cosa come si arriva alle urne. Disinformati o no.
Instacult di Mauro Lama
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