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Spalti gremiti si usava dire

Che sembrerebbe il “Silenzio degli innocenti” parafrasando un celeberrimo cult movie e invece è il silenzio degli stadi, assordante e fragoroso.

Mettete in un compressore l’inedito virus, le polemiche, gli imbarazzi, le schizofrenie e le mascherine e il gioco è fatto.

Che lo stadio senza pubblico è come una bella tavola senza i commensali.algida, asettica, quasi asimmetrica nel suo deserto di tifo e opinioni.

Kafka e i dintorni del surreale nel sentire le voci dei calciatori e i rimbrotti, gli scazzi e le urla assolate, perfino il rumore del pallone calciato, roba inedita.

Il 4-4-2 o viceversa, ma tant’è, è l’adrenalina che manca, l’energia e l’emozione del boato, a cosa serve un goal senza quello, forse solo a muovere la classifica, collezionare e confezionare punti.

Sull’orlo della crisi si gioca, lo si deve per non inanellare recuperi e classifiche storpiate, mai uniformi. E lo spalto vuoto guarda tutti dall’alto, un tempo grigio ora colorato, quasi a osservare senza poter comprendere, nato per contenere folle, voci, sciarpe, bandiere e striscioni.

Dal primo al terzo anello, distinti o tribuna ora tutto è uguale, una “livella” direbbe qualcuno, scevro e malinconico, muto, ma anche privo di BUH.

Ora però riprendiamocelo lo spalto, in epoca di streaming dello share delle pay TV con il divano o il pub che impera, non vorremmo ritrovarci a seguire un derby da un gruppo WhatsApp aspettando una notifica, un lentissimo “sta scrivendo” o un doppio flag, una doppia spunta grigia che poi diventa blu.

 

Mauro Lama
#Instacult

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