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Sopra i 7000, per amore

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Nicola, Stefano ed Edoardo sul Lenin Peak, una delle montagne più iconiche dell’Asia Centrale

Mogliano Veneto TV – Si è svolto nello spazio culturale di Vida Loca, l’incontro con gli alpinisti Edoardo Montagnani e Stefano Rampado, della Scuola di Montagna Cesare Capuis (CAI Mestre), e Nicola Foffano (CAI Mirano) che hanno raccontato la loro salita al Lenin Peak (o Picco Ibn Sina), che con i suoi 7134 metri s.m. è una delle più alte montagne del Pamir, al confine fra Tagikistan e Kirghizistan.

Invitati da Francesca Giusto, curatrice culturale dell’associazione Vida Loca, i tre alpinisti hanno raccontato il loro viaggio durato un mese, dal 16 luglio al 16 agosto dello scorso anno, nell’incontro dal titolo “Lenin Peak 7134 mt – Un’avventura in alta quota”.

Un anno di preparazione

Un anno di preparazione per poche ma decisive ore sopra i settemila metri. È questa la sintesi della spedizione che la scorsa estate ha portato Nicola, Stefano ed Edoardo sul una delle montagne più iconiche dell’Asia Centrale. Un progetto nato dodici mesi prima, costruito con allenamenti costanti, uscite in quota e una pianificazione meticolosa.

Situato nella catena del Pamir, al confine tra Kirghizistan e Tagikistan, il Lenin Peak è considerato uno dei settemila “accessibili”. Ma l’aggettivo, in alta montagna, è sempre relativo. A oltre 7.000 metri, ogni errore si paga caro.

L’acclimatamento, la prima vera sfida

La spedizione è entrata nel vivo con la fase di acclimatamento, passaggio obbligato per permettere all’organismo di adattarsi alla rarefazione dell’ossigeno. Salire gradualmente, scendere per recuperare, risalire ancora: una strategia che richiede tempo e pazienza.

Mal di testa, affaticamento, difficoltà nel sonno e perdita di appetito sono stati compagni costanti. Anche azioni semplici, come vestirsi o preparare un pasto, richiedevano uno sforzo inaspettato. «A quelle quote capisci subito che il fisico ha i suoi tempi e non puoi forzarlo», raccontano.

Il meteo: l’incognita permanente

Se la preparazione può essere pianificata, il meteo no. In alta quota le condizioni cambiano rapidamente: sole, vento forte, nevicate improvvise. Le finestre di bel tempo sono brevi e decisive.

Il primo tentativo di vetta si è interrotto proprio per condizioni troppo instabili. Una scelta prudente, necessaria. Tornare indietro, però, è sempre un passaggio difficile da accettare, soprattutto dopo giorni di attesa e fatica.

Il ghiacciaio e la fatica mentale

La vita sul ghiacciaio è un’esperienza totalizzante. Spazi bianchi e silenziosi, crepacci nascosti, rumori ovattati. Un ambiente che può risultare alienante e che ricorda continuamente quanto l’uomo sia ospite.

La fatica, con il passare dei giorni, non è solo fisica ma anche mentale. La difficoltà a dormire, il freddo, la gestione dell’energia e dell’alimentazione mettono a dura prova la tenuta psicologica del gruppo. In quei momenti la coesione diventa fondamentale.

Il secondo tentativo e la vetta

La finestra di bel tempo attesa per giorni è finalmente arrivata. Il secondo tentativo è partito nella notte, con temperature rigide e un passo lento ma costante. Metro dopo metro, in un silenzio interrotto solo dal rumore dei ramponi sulla neve.

Dopo ore di salita, la cresta finale si è aperta sulla vetta. Un risultato che non rappresenta solo un traguardo sportivo, ma la conclusione di un percorso iniziato un anno prima.

La spedizione al Lenin Peak si chiude così: con la consapevolezza che la montagna non si conquista, ma si affronta con rispetto. E che ogni vetta raggiunta è il risultato di preparazione, prudenza e lavoro di squadra.

Spazio culturale Vida Loca

L’incontro con l’avventura dei tre alpinisti ha visto la partecipazione di un folto e interessato pubblico. Questo testimonia il ruolo aggregativo e culturale dell’Associazione Vida Loca che, oltre che occuparsi di ballo, e rappresenta una location conviviale e culturale, sempre accogliente.

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