Rovesciare il volgare manoscritto che si insinua dopo l’ennesima manifestazione di violenza dove il coltello domina e diventa prepotenza diffusa è un nostro dovere
Il pericolo, poco celato, è quello di una sorta di normalizzazione, che arriva fino a farsi vanto di avere un coltello nello zaino, una côté indisturbata che oggi più che mai può essere arrivata vicina al delta, a patto di fermarsi e scrutarsi dentro. Quello che serve è una sorta di rivoluzione che sovverta il paradigma del violento che deve avere sempre la meglio, conquistata con prepotenza e ingordigia, felpa e cappuccio. Allontanando il perfido fascino maledetto della violenza inaudita, in verità sempre esistita ma confinata, che ora rischia di esondare clamorosamente. E allora ecco che lo slogan :“Sono bello senza il coltello“, potrebbe essere una campagna di sensibilizzazione, un manifesto da divulgare nelle scuole, come in tutti i luoghi che diventano spazi di dialogo dove si forma e si conquista la società, che in fondo fa rima con civiltà. Forse, nell’emergenza, un occasione per stanare il piccolo grande sommerso di chi vorrebbe ribellarsi a tutto questo ma non ne trova il coraggio, anche se dietro l’angolo potrebbe proliferare l’assuefazione, pericolosa e difficile da sconfiggere, maliarda e fattucchiera. Al di là degli strumenti che la politica dovrà utilizzare, occorre uscire allo scoperto con una sorta di contropiede, un blitz per poter vincere un match decisivo, non solo per i modelli di vita odierni ma delle future generazioni, perché allontanare i coltelli in nome della bellezza potrà essere una narrativa fondamentale presente e futura. Per ritrovare le aule senza più alcun minuto di silenzio.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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