Arte, Cultura, Storia e ArcheologiaSlide-mainVideo

Sonnino e il suo “Museo Terre di Confine”. Un viaggio tra arte, storia e libertà (VIDEO)

6 minuti di lettura

Prosegue la nuova rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezza, delle curiosità, del fascino dell’Italia di ieri e di oggi.

Testo di Giuseppe Lattanzi
Foto e video di Carlo Franchini

“Santa Maria ora pro nobis” è la litania cadenzata che accompagna il passo dei torciaroli rinnovando un rito vecchio di secoli. Ogni anno, nel primo pomeriggio della vigilia della festa dell’Ascensione, i sonninesi lasciano il paese e si dirigono verso i confini del proprio territorio affrontando un lungo percorso che si conclude alle prime luci dell’alba del giorno seguente, dopo aver segnato di notte, al lume di torcia, l’intero perimetro comunale.

Sonnino è un comune della provincia di Latina, in prossimità dei noti centri di turismo balneare di Sabaudia, San Felice Circeo e Terracina. Il suo territorio è di origine carsica, con una vegetazione tipica in cui il leccio domina incontrastato. In questo scenario si percorre la processione delle “Torce”. Per scoprire il significato e la storia di questo rito occorre visitare il Museo delle Terre di Confine inaugurato nell’antico palazzo della famiglia baronale dei Mancini nel 2008. Il fuoco è centrale in questo rito perché esprime il controllo dello spazio. La comunità sonninese si ritrova attorno al fuoco delle Torce e si riappropria della sua identità. Esso è la forza trasformatrice per eccellenza, detiene il valore della purificazione: distrugge i mali e le colpe accumulate e difende dalle forze pericolose, per questo le Torce sono un evento molto antico.
La processione procede compatta fino alla contrada della Cona (monte Ceraso) dove i pellegrini si dividono in due gruppi. I caporali, posti a guida di ciascun gruppo, ordinano e guidano la processione. Una volta «le femmene annante e gl’ommene areto» (le donne avanti e gli uomini indietro) era una rigida prescrizione. Oggi si dà indicazione per un dignitoso e composto comportamento.

Due sono gli elementi sonori che dominano le Torce: l’esecuzione ripetitiva delle Litanie Lauretane, che sembrano ripetere i Canti degli Ambarvalia romani, e gli spari a salve dei fucilieri. Questa particolarissima combinazione sonora marca in modo singolare e inequivocabile l’evento, rendendolo riconoscibile a tutte le comunità vicine. Il museo raccoglie e studia questi modi di dire e fare, dedicando all’avvenimento una speciale sezione. Il suo obiettivo, dunque, è quello di raccontare e far rivivere una storia spesso ridotta a un semplice elenco di luoghi comuni che alimentano i pregiudizi negativi e aumentano le distanze tra il paese (Sonnino) e coloro che, scoraggiati dalle difficoltà e dallo stato di crisi permanente del mondo, non riescono più a percepirne la bellezza. Lo stesso nome del paese, spesso banalizzato, deriva dal latino medievale Summinum (su di un monte) e definisce semplicemente la sua posizione geografica. Ma il tema del confine, che caratterizza il Museo Demoetnoantropologico delle Terre di Confine, valorizza una vocazione del territorio, in vario modo percepita e rappresentata dalla vita sociale contemporanea.

La storia di Sonnino dal medioevo all’età moderna ha continuamente avuto a che fare con questioni riguardanti i confini. La frontiera celebrata nelle cronache e nell’iconografia europea per l’indole ribelle dei suoi abitanti, briganti di fama, impegnati in contese e conflitti territoriali con le comunità limitrofe, è entrata anche nell’immaginario dei viaggiatori settecenteschi e ottocenteschi del Grand Tour. Già verso la metà del ‘700 Roma ospitava una vasta comunità artistica. La città rappresentava l’emblema dell’antichità e gli artisti sapevano coglierne la bellezza ed il fascino. Dunque cosa spinse in quel particolare momento storico gli intellettuali europei a visitare la nostra penisola? Probabilmente la ricerca delle origini delle civiltà occidentale: l’Italia come la Grecia rappresentava il cuore, la culla, non solo della cultura antica, ma offriva importanti elementi per la crescita educativa di giovani inglesi, tedeschi, francesi, svizzeri. In una parola, i paesi più avanzati d’Europa consideravano il nostro paese tappa importante per l’educazione dei loro giovani gentiluomini e gentildonne. La parte finale della loro formazione era rappresentata dal viaggio in Italia. Qui erano sempre seguiti da un precettore che indicava tappe e luoghi degni di visita ed obbligatoriamente dovevano tenere un diario.

Sonnino divenne una tappa importante e non casuale di questo percorso formativo. Perché? Perché il paese aveva molte cose da insegnare soprattutto sapeva accogliere. Con le sue storie e i suoi monumenti svolse una funzione importante in questo contesto. Gli artisti avevano fatto sorgere una vera e propria industria, con alberghi, trasporti, ciceroni, guide e piante della città, ritratti e souvenir di ogni tipo oltre al mercato dell’arte. Tutti ebbero un ruolo attivo, con idee ed iniziative contribuirono alla crescita del Grand Tour. Questa forma di promozione culturale contribuì a modificare profondamente l’economia e l’identità di alcune città. Tra queste Sonnino con la sua locanda ebbe un ruolo non marginale: le storie di brigantaggio condite con una sana ospitalità rendevano il luogo attraente. Brigantopoli attirava per le sue storie spesso arricchite da racconti che avevano origine nel mito, ma offriva pure un ambiente sereno e protetto, «…ma diciamo addio a Sonnino non senza rimpianto, perché vi abbiamo trovato brava gente…»  scrisse Valentine De Crouzet, dopo aver visitato il paese.

Artisti come Bartolomeo Pinelli, Leopold Robert e Edward Lear effigiarono il paese e i sonninesi. La fiera bellezza delle donne, poi, attirava oltre misura e generò addirittura una corsa alla modella da ritrarre. Per questo motivo il museo delle Terre di Confine ha scelto di raggruppare e mettere a confronto stili pittorici che, tra la fine del Settecento ed inizi dell’Ottocento, rivelarono un modo di esistere particolarissimo, quello degli abitanti di Sonnino, che la posizione in prossimità di un confine millenario aveva dotato di modi di fare e sensibilità particolarissimi.
Nonostante l’eco del neoclassicismo sia presente in molte composizioni del trasteverino Bartolomeo Pinelli, i suoi lavori sono estremamente moderni nella loro semplicità. Sono animati da una rara energia personale (nel tratto, nel colore e nell’invenzione) che si libera così dalle mode artistiche del tempo. La libertà è la chiave dell’ispirazione di Pinelli. Egli è un virtuoso disegnatore che insegue la sua particolare visione del mondo. Anche lui, come altri artisti del suo tempo, è attratto dalla bellezza delle donne sonninesi al punto che le disegna quasi come dive greche. Sono le figure isolate dei popolani ad interessare Bartolomeo Pinelli. Donne, uomini, bambini, briganti sono tratteggiati con nitidi chiaroscuri, vivi e palpitanti.“Le Femmine di Sonnino erano di struttura maschile, lineamenti marcati in volto, il colore della pelle di un vago vermiglio e le loro vesti erano di più colori, su di esse spille e decorazioni che ricordano l’abbigliamento greco, ai piedi indossano dei calzari chiamate ciocie”, così vengono descritte da Giuseppe Marocco nel 1834. Ma per l’artista trasteverino esse rappresentano un ideale di bellezza fatto di fierezza e di portamento. Tutto è armonico nelle sonninesi portatrici di quella figura ideale antica che era fonte di interesse per tutti gli artisti dell’epoca. Per questo motivo nel museo delle Terre di Confine la sua opera è ben documentata assieme a quella di Leopold Robert il quale rappresenta una diversa visione dell’arte. Robert si rende conto che è inutile ripetere all’infinito i soggetti antichi. Per lui è il momento di affrontare tematiche di vita contemporanea legate soprattutto agli affetti familiari, ai contadini e ai briganti. E Sonnino da questo punto di vista non era secondo a nessuno. L’obiettivo di questo artista era la rappresentazione del reale, della natura e dei personaggi popolari. Dal suo viaggio in Italia doveva maturare un grande ciclo, tutto italiano, rappresentante aspetti tipici delle diverse stagioni dell’anno. La sensibilità per le scene portatrici di sentimenti veri, divenne evidente dall’incontro con le donne sonninesi. Rinchiuse nel reclusorio degli accattoni in Roma a seguito dell’Editto del Cardinale Ercole Consalvi del 1819, che aveva decretato la distruzione di Sonnino patria dei più noti briganti dell’epoca, furono le modelle delle sue opere più significative. Contadini, pastori, pescatori, briganti, brigantesse sono spesso presenti nelle sue opere seguendo le mode del suo tempo e il desiderio dei visitatori stranieri assetati di pittoresco. Ma la vera originalità di Leopold Robert consiste nel conferire sempre a queste immagini popolari una dignità, quasi una maestà regale. Ed ecco ancora una volta che alle scene di vita popolare e soprattutto alle scene di brigantaggio che i sonninesi imprigionati gli ispirano, si unisce il fascino rappresentato dalla foggia dei loro vestiti, dal loro temperamento e dalle loro storie.

Il 14 agosto del 1820 scrisse alla madre, raccontandole che i briganti che ha ritratto hanno “costumi più pittoreschi e più brillanti di colori che esistano”. Il nuovo genere pittorico è per l’artista svizzero un: “Soggetto nuovissimo e che dovrebbe piacere… il loro costume è d’una ricchezza strabiliante ed è lo stesso dopo secoli. L’ho seguito con la più grande fedeltà, perché avevo loro per modelli e ho lasciato loro i propri effetti, il proprio abbigliamento…”. Forse anche per questo il museo delle Terre di Confine di Sonnino potrebbe chiamarsi museo del brigantaggio, ma la complessità storica e lo spessore degli artisti che in esso sono rappresentati portano ad altre conclusioni. Il visitatore viene coinvolto in queste problematiche che hanno riscontro nella nostra storia al punto che essa non è più la scienza del passato, ma la scienza degli uomini nel tempo. Ed in questo coinvolgimento è presente la mission del museo sonninese.

Prof. Giuseppe Lattanzi
Direttore Scientifico Museo delle Terre di Confine

Museo Terre di Confine
Via Cardinale Giacomo Antonelli
www.museoterrediconfine.it
[email protected]
Tel. 351.2042438

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