La pace è frutto della giustizia: serve cooperazione tra Stati e istituzioni, non contrapposizione
ITALIA – Il 7 ottobre 2023 segna una ferita profonda: l’attacco terroristico di Hamas contro la popolazione israeliana ha provocato la morte di circa 1200 persone e il rapimento di numerosi ostaggi, alcuni dei quali sono ancora nelle mani dei terroristi. Da quel giorno è iniziata una guerra che ha insanguinato il Medio Oriente, ma che oggi lascia intravedere i primi spiragli di pace.
Sono convinta che la pace non possa essere frutto di slogan o di piazze contrapposte, ma solo di un’opera paziente e instancabile di diplomazia. È la diplomazia degli Stati, sostenuta da tutte le istituzioni nazionali e sovranazionali, che può condurre al sospirato giorno della riconciliazione. Opus iustitiae pax: la pace è frutto della giustizia.

Questo impegno deve essere accompagnato dall’unità: governi, partiti e istituzioni devono lavorare insieme, senza divisioni. Non sono le manifestazioni di piazza a costruire la pace: i cittadini onesti la desiderano naturalmente, ma quando la protesta degenera in insulti e violenza essa diventa ostacolo e non strumento. La guerra tra Israele e Palestina è diventata occasione di contesa anche nelle piazze, nei talk televisivi, in Parlamento. Ma la contrapposizione non giova al bene comune.
I giovani devono essere guidati con sapienza a comprendere le ragioni storiche e politiche di ciò che accade, senza essere trascinati in una spirale di contrapposizione che li trasforma in vittime e, al tempo stesso, in strumenti di violenza. La loro naturale tensione alla giustizia non deve essere sfruttata per alimentare divisioni, ma accompagnata per costruire futuro.
Confido che il giorno della pace arrivi presto. Confido nell’opera della diplomazia, nella cooperazione tra gli Stati, nella capacità di distinguere chi agisce per il bene della collettività da chi persegue fini estranei al bene comune.
Esprimo la mia solidarietà a Liliana Segre, ingiustamente accusata di scarsa lucidità, e a tutte le donne ebree vittime delle violenze del 7 ottobre 2023, alle quali qualcuno ha persino negato la realtà delle loro sofferenze. La pace non si costruisce sulla negazione dei fatti, ma sull’accoglienza e sul rispetto reciproci.
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