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Sior Pare e la Nazionale femminile

4 minuti di lettura

Il Sior Pare è un super appassionato di sport, si sa, ma quando si tratta della Nazionale femminile di calcio si trasforma in un super Ultrà. Non c’è Juve, Venezia o Reyer che tenga. Un po’ per tutti gli sport al femminile in realtà. Sarà che è sempre stato molto orgoglioso di me come sportiva prima e allenatrice poi, soprattutto per tutte le battaglie contro tutti e tutte che ho intrapreso negli anni per inseguire i miei sogni. Sarà che il calcio femminile è privo di tutte quelle brutture tipiche del maschile, sarà che ci mettono una grinta diversa, mettici anche che alcune giocatrici le conosco fin da quando erano ragazzine, ma quando giocano le Azzurre l’atmosfera in casa è diversa. Che sia amichevole, qualificazioni o torneo, la situazione è sempre la stessa.

Ma in questo Europeo qualcosa è cambiato. C’era il sentore che non sarebbe andata come negli ultimi due impegni internazionali in cui siamo uscite malamente ai gironi. Lo sapevo io e lo sapeva lui. Per cui era tutto un chiedermi:

  • “Ma quando e zoga e fie? (Ma quando giocano le ragazze?)”
  • “Domani papà…”
  • “E contro chi? Ea Spagna? Xe fortissima, ghe xe do baeoni de oro dentro (E contro chi? La Spagna? È fortissima, ci sono due Palloni d’Oro dentro!)
  • “Eh sì papà…“
  • “Par fermar Alessa e ga da far come fasso mi co ea mia de Alessa… ghe staco ea spina! (Per fermare Alexia Putellas devono fare come faccio io con la mia Alexa… le stacco la spina!)”

Il nervosismo durante tutta la giornata è palpabile, e ci si inventa qualsiasi cosa per tenersi impegnati e far passare il pomeriggio mentre lui è perenne su Sky Sport 24 per sentire tutte le novità e soprattutto scoprire la formazione che scenderà in campo. Poi cena presto, alle 21 dobbiamo essere già pronti in postazione senza distrazioni. Già all’inno i brividi e gli occhi lucidi non si contano nemmeno.

Perdiamo con la Spagna, ma passiamo ugualmente per la migliore differenza reti. Si va ai quarti di finale di un Europeo dopo ben dodici anni!

  • “E ‘desso quando e zoga e fie? (E adesso quando giocano le ragazze?)”
  • “Mercoledì contro la Norvegia...”
  • “Ih cass… quee xe forti sì. No e ga anca eore un baeon de oro? (Ih, cavolo… quelle sono forti sì. Non hanno anche loro un pallone d’oro?)”
  • “Eh sì, il primo femminile della storia, Ada Hegerberg“
  • “Speremo che no ea combina un… queo!” (Speriamo che non combini un… quello!)

I giorni precedenti è un’anima in pena. Non sa più cosa fare per riempire le giornate. Si rimette pure a far lavori in giardino nonostante il caldo. Arriva finalmente la grande serata. Non stiamo più nella pelle. Segna Girelli, Hegerberg sbaglia un rigore:

  • “Te eo gavevo ditto mi che no ea fazeva niente stavolta! (Te l’avevo detto io che non faceva niente stavolta!)

Purtroppo però proprio lei poco dopo pareggia. Ci stiamo ormai preparando psicologicamente ai supplementari ed ecco che Girelli la mette dentro di nuovo. Urliamo, non capiamo più niente, piangiamo, saltiamo. È una gioia immensa. Siamo in semifinale!!

  • “No ghe posso credar, che brave ste fie, ghe darìa un bazo a tutte, anca a Soncin che gera qua che allenava el Venexia! (Non ci posso credere, che brave ste ragazze, darei un bacio a tutte, anche a Soncin che era qua che allenava il Venezia!)”

Ricomincia tutta la solita trafila. Quando giocano, contro chi, giornate da riempire… ormai è davvero un’anima in pena. Il pomeriggio della partita con l’Inghilterra lo sento entrare e uscire continuamente di casa. Avrà buttato le immondizie dieci volte ormai.

Scendo alle 19.30. Lui mi dice per filo e per segno tutti i servizi fatti su Sky Sport sulle ragazze. La probabile formazione, le doti delle inglesi, una per una, che sono campionesse europee in carica e che hanno perso la finale Mondiale con la Spagna. Tra un po’ mi dice pure il gruppo sanguigno di ognuna di loro.

Mangiamo in velocità, e ci mettiamo in postazione in religioso silenzio. Già all’inno stiamo piangendo. Minuto 33 segna Bonansea. Penso ci abbiano sentiti fino in Svizzera da quanto abbiamo urlato. Il Sior Pare continua a sorseggiare acqua, non si ricorda nemmeno di prendersi la birra (analcolica) da quanto è preso.

Si fa male Girelli. Lui si dispera, io pure.

  • “Vado torme ‘na bira, va! (Vado a prendermi una birra, va!)”
  • ” Sarebbero già le 10 passate… ma prenditela, va“
  • “Apunto, xe presto!” (Appunto, è presto!)

Ormai la tensione è alle stelle.

  • “Ma quanto manca?“
  • “Sette minuti di recupero…“
  • “Ghes… so mare del Gaeo! Dove e ga perso tuto sto tempo che no ghe xe sta gnanca un Var?” (Intercalare tipico veneziano… sua madre del gallo! Dove hanno perso tutto questo tempo che non c’è stato nemmeno un VAR?)
  • “Ora quanto manca?“
  • “Un minuto papà…“
  • “Ma queste xe drìo darghe dentro ‘desso… (ma queste ci stanno dando dentro adesso…)”

Minuto ’96, Agyemang segna. Noi imprechiamo. Il mio telefono è un centralino di messaggi. Supplementari. Siamo ormai stravolti quanto le calciatrici stesse se non di più. Il Sior Pare inizia a chiedere chi tirerà i rigori. Ed ecco quello che non ti aspetti. Fallo di Severini e Penalty per l’Inghilterra. Giuliani para. Kelly sulla respinta la mette dentro.

  • “Quanto manca?“
  • “Un minuto papà.“
  • “Che pecà, davero, che pecà… ghe mancava un niente proprio… ma brave comunque, tute!” (Che peccato, davvero, che peccato… ci mancava un niente proprio… ma brave comunque, tutte!)

La delusione in entrambi è palpabile, guardiamo con gli occhi ludici le interviste, poi lui si alza e va in cucina.

Passano dieci minuti e non ritorna, venti e niente. Un po’ interdetta vado a vedere che combina.

  • “Ma è mezzanotte passata e stai preparando la lavastoviglie?!?“
  • “Ciò, co tuto el nervoso che go, chi dorme stanotte? Go da sfogarme un fià prima! E almanco fasso calcossa de utie!” (Eh, con tutto il nervoso che ho, chi dorme stanotte? Devo sfogarmi un po’ prima! E almeno faccio qualcosa di utile!)

Io continuo a guardarmi i vari servizi in televisione. Passano dieci minuti ed eccolo tornare.

  • “Certo che e xe stae proprio brave. Desso quando ghe xe e prossime partìe?” (Certo che sono state proprio brave. Adesso quando ci sono le prossime partite?)

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AUTORE
Nasce a Venezia e fin da piccola coltiva la passione per lo sport, la scrittura e l'Oriente. Prima cestista, poi calciatrice, infine allenatrice. Lotta da sempre per l'uguaglianza nello sport. Caregiver, convive con 4 gatti maschi
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