Se per abituarsi ai ritmi dell’hotel ci è voluto molto poco, il ritorno alla normalità per il Sior Pare post vacanze è come sempre traumatico. La prima giornata scorre anche via veloce con la valigia da svuotare e le lavatrici da fare, ma il ritmo della giornata aveva ancora il sapore della rilassatezza termale.
In hotel la sveglia era al mattino presto, sia per riuscire a fare colazione sia per non arrivare in piscina troppo tardi con il caldo afoso di agosto. Sebbene il Sior Pare sia un dormiglione nato, una volta tornato a casa aveva mantenuto il ritmo della sveglia presto, colazione e poi piscina… ma purtroppo senza piscina! Quindi che si fa a casa di solito al mattino? Si va a prendere il pane, idea migliore farlo presto rispetto al suo solito orario a ridosso della chiusura.
Il ritmo vacanziero prevedeva poi il pisolino a bordo piscina, quindi a casa il “mi appoggio un attimo in poltrona” diventava un russare fragoroso che si sente anche dal secondo piano.
Ma la cosa più divertente è diventata il pranzo. Il Sior Pare, come ben sapete è un cuoco provetto, che si divertiva a preparare manicaretti e pranzi luculliani per il piacere di vedere commensali contenti.
Tranne al ritorno dalle vacanze, in cui si era abituato troppo bene a essere, come si dice a Venezia “servìo e riverìo” cioè “servito e riverito” dal bar della piscina ai camerieri dell’Hotel alla sera.
Le prime settimane successive alle vacanze allo scoccare di mezzogiorno scattava la telefonata di rito:
- “Scolta, ma ti vol che ancùo ‘ndemo a magnar aea Campana?” (Ascolta, vuoi che oggi andiamo a mangiare alla Campana – famosa e antica Osteria dietro casa)
- “Senti, ma ti vol che ndemo a magnar el sushi?” (Senti, ma vuoi che andiamo a mangiare il sushi?)
Con conseguente cucina casalinga messa su alla bella e buona con quello che c’era in freezer o con un tradizionale riso freddo o una pasta veloce.
Il pomeriggio scorreva invece veloce con la sua amata TV con i comandi vocali, ecco sì, quella è un’autonomia che gli manca tanto in vacanza, non poter cambiare i programmi TV da solo o potersi chiamare un film come fa su Sky quando è a casa. Con il caldo poi era comunque difficile muoversi e, senza il refrigerio della piscina, volava veloce tra un film e un programma di aggiornamento sportivo.
Fino a tornare alla sera in cui scendevo per la cena e puntualmente:
- “Sior Pare, ma stai ancora dormendo?“
- “Ciò, me so butà un secondo… che ora xe?” (Eh, mi sono steso un secondo… che ora è?)
- “Sono le sette e mezza di sera, dovresti metterti la sveglia quando fai il pisolo al pomeriggio”
- “Eh sì, ti ga razon. Ma quindi xe già ora de magnar?” (Eh sì, hai ragione. Ma quindi è già ora di mangiare?)
- “Praticamente si… cosa prepariamo stasera?“
- “Ciò… ti vol che ‘ndemo a magnar fora?” (Eh… vuoi che andiamo a mangiar fuori?)
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