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Sior Pare e il conclave

Sior Pare e il conclave

Nemmeno il tempo di commuoversi per il funerale di Papa Francesco e subito il Sior Pare, come tutti, entra in fermento per il conclave. Lui, sempre molto ferrato sulle abitudini e le procedure ecclesiastiche, cercava di spiegarmi per filo e per segno come si sarebbero svolte le cose da lì in poi.

Ma dal 27 fino al 7 maggio, giorno dell’inizio del conclave, la strada è lunga.

Purtroppo su SkyTG24 trasmettevano uno speciale dopo l’altro per spiegare esattamente tutto. Aneddoti, tempistiche, curiosità su tutti i cardinali chiamati al conclave per eleggere il nuovo Papa. Non mi chiedeva nemmeno più di mettergli su qualche film che con il comando vocale non riesce a chiamarsi. Aveva il suo appuntamento quotidiano con gli ultimi aggiornamenti, le prime indiscrezioni, e i vari Totopapa che iniziavano già a circolare. Riuscivo a schiodarlo dalla sedia solo per andare a fare una passeggiata al parco o per andare a mangiar fuori. Ormai non sapevo più cosa inventarmi per distogliere la sua attenzione da quel pensiero fisso.

Più passavano i giorni e più sembrava che quel fatidico momento non arrivasse mai e la febbre papale saliva di conseguenza a tal punto da mollare a volte tutto quello che stava facendo per correre a chiedermi:

Il Sior Pare parla in italiano in una sola occasione: quando si rivolge alla sua amata e indispensabile Alexa:

Più si avvicina il giorno e più rimane incollato ai vari notiziari, per tenermi aggiornata a cena su quale cardinale non è potuto arrivare a Roma, le polemiche e le ultime indiscrezioni.

Finalmente arriva il 7 maggio e nel pomeriggio inizia il conclave. Io scendo alla sera per mangiare. Lui incollato (chissà da quante ore) davanti alla televisione ad attendere la prima fumata del conclave. Non si era nemmeno reso conto dell’ora e mi guarda un po’ stupito mentre gli dico di preparare la tavola. Vado in cucina per iniziare a preparare la cena e accendo la tv. Da lontano sento i passetti del Sior pare che arriva ad un ritmo frenetico, ed esclama:

Fatto sta che il giorno dopo da quando si è alzato dal letto non ha mai staccato il naso dalla TV. E siccome dopo la seconda fumata nera la speranza di avere un nuovo Papa subito così seduta stante era un po’ scemata, cerco di fargli fare qualcosa oltre ad ascoltare i soliti TG sempre uguali uno dopo l’altro.

La cosa che odia di più al mondo, e che cerca in tutti i modi di schivare. Mentre io faccio una cosa lui ne fa un’altra, sempre con SkyTG24 acceso per avere gli ultimi aggiornamenti a portata di orecchio. Finita la mia parte di pulizie, gli lascio l’onere di terminare di mettere a posto le ultime cose in camera sua. Nemmeno il tempo di salire a casa mia e aprire la Tv che, destino ha voluto, la fumata bianca! Non ci voleva proprio ora, lui di certo non ha visto, era in camera! Cerco in fretta e furia il telefono, lo chiamo, non risponde. Riprovo, niente. Provo ancora una volta mentre già mi stavo infilando le scarpe per scendere di nuovo e finalmente al quarto squillo mi risponde:

È stata talmente tanta l’emozione che un’ora e mezza dopo la fumata bianca, nell’attesa che il nuovo Papa eletto uscisse per dare il suo primo saluto, era davanti alla TV in trance agonistica solo in camicetta, a braccia conserte e impettito dal freddo post sudata, perché non poteva alzarsi a prendersi il maglione: “Vedi mai che mi perdo la prima apparizione del Papa“. Così gli porto il pile, e tempo di appoggiarglielo sulle spalle, ascoltiamo insieme le prime parole di Papa Leone XIV.

Il discorso lo lascia con il sorriso in volto e la solitudine che gli aleggiava intorno sembra essersi affievolita.
Lo sguardo perso dei giorni appena trascorsi ha ripreso a brillare, il Sior Pare ha ritrovato una nuova speranza nel cuore.

Ma questa è un’altra storia.

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