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Sior Pare e i film: Mediterraneo

Come ho descritto più volte il Sior Pare ama pochi film, ma alcuni li riguarda senza tregua. Tra questi la menzione d’onore va sicuramente a “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores. La cosa è strana, perché, tolto i film di Totò, non ha mai amato particolarmente il cinema italiano, eppure quel film è la sua droga. Se lo facessero tutti i giorni lui sarebbe capace di guardarselo ogni volta.

Non trovandolo nelle varie piattaforme, se non ogni tanto su Sky, se lo è cercato su Youtube, e così sa che quando ne ha voglia, chiama Alexa e se lo può vedere tranquillamente.

La visione di solito inizia con un mega sospirone appena sente il tema musicale principale e la sua battuta è sempre la stessa:

Passano pochi minuti e continua:

Ogni battuta, ogni dialogo, li ripete a memoria che nemmeno in Chiesa la Domenica. E queste poi le riporta quotidianamente nella vita di tutti i giorni. Ecco così a pranzo trovare sempre l’occasione per dire: “Dammi un’oliva va” o “Minchia, Signor Tenente“. Se si parla di greci o turchi poi ovviamente la frase è sempre la stessa: “Una faccia, una razza“. Si parla di quanti anni sono passati da un qualsiasi avvenimento? “Miiinchia, tre anni!” e così via. E quando gli chiedi qualcosa la risposta è sempre la stessa: “Nun zo!”.

Ma c’è una frase che senza ombra di dubbio è la sua preferita e che ripete ogni volta che vede una partita di calcio:

Il tutto sempre con questo accento simil siciliano.

Finisce il film, rimane un po’ senza parole, godendosi l’attimo e ripensando alle scene più belle, inebriato dai colori, dalle atmosfere e dalle musiche di quell’isoletta greca dimenticata dal mondo, si gira, mi guarda sornione:

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