La vacanza è solo un conto alla rovescia verso l’inesorabile rientro
Che messa così può suonare alla pari di un inno nichilista, che contiene però una condizione sempre più attuale, quella della sindrome da rientro dalle vacanze, per chi se le può permettere. La post- vacation blues, che oggi, archiviati agosto e il controesodo, quest’ultimo termine orrido ma perfetto, calzante, diventa una condizione, seppur transitoria di disadattamento, disequilibrio. Ma andiamo per gradi e introduciamo nel nostro piccolo ragionamento alcuni concetti. Ad esempio il fatto che in una vacanza ortodossa tutto quello che riguarda il lavoro dovrebbe possibilmente essere posto in soffitta, richieste, mail,notifiche, messaggi e opinioni, dando via al perfetto relax, fatto di tutto quello che è avulso dal lavoro. E già questo oggi rappresenterebbe un traguardo. Orbene, dopo una o due settimane sante così dovrebbe essere tutto riallineato, salvo essere arrivati troppo invasati, e allora ci vorrebbe più tempo, ma concentriamoci sull’ortodossia che dovrebbe riportarci a casa ripuliti, con la soave aureola dell’effetto detox. E qui giunge iracondo lo stress da ritorno, che sostanzialmente consiste nel timore di depauperare, dissolvere, tutto il benessere acquisito in vacanza. Con il timore della routine quotidiana, l’angoscia dell’operatività, che avviene anche nei casi in cui l’amore per il proprio lavoro esiste. E allora ecco che forse la gradualità può aiutare, anche se i rientri a bomba, caratterizzati da luoghi di lavoro dove il ritmo divanta incessante dal primo minuto, possono diventare il pericolo numero uno, lo spettro. E far svanire in un battito d’ali le mattinate senza sveglia, la pura anarchia di orari e di giornate senza pensieri, il ritorno alle letture e alle piccole cose dimenticate, alle passeggiate senza i messaggi e i famosi stati, lontano dalla fame incontrollata di approvazione del web. Piccole gocce di rugiada in cui la bellezza della vita incontra fragilità e caducità.
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