Italian flag
ItaliaPsicologia e DintorniSlide-main

Side Effect

1 minuti di lettura

Side Effect nel linguaggio della chimica farmaceutica ha una definizione precisa: indica un effetto prodotto da una sostanza che non coincide con il motivo per cui è stata prescritta e assunta. È l’effetto collaterale, l’indesiderato che viaggia in parallelo con il beneficio. Eppure, questo concetto supera i confini dei laboratori per estendersi a ogni ambito della produzione e dell’esperienza umana. Il nostro ingegno ci spinge a ideare e realizzare oggetti utili, persino necessari, che tuttavia possono improvvisamente assumere un significato inatteso e talora tragico.

La natura stessa risponde a questa dualità. È spettacolare da vivere, ma intrinsecamente pericolosa. Il mare è stupendo, ma vi si può annegare; le vette delle montagne offrono paesaggi meditativi e rigeneranti, ma nascondono il rischio dei precipizi. Persino un banale coltello, indispensabile in cucina, può ferire. Già Eraclito, d’altronde, metteva a confronto l’arco e la cetra: costruiti con la stessa materia, ma il primo è fatto per uccidere, la seconda per incantare.

Questa chiave di lettura offre una prospettiva inedita sul mistero più grande dell’esistenza. Viviamo spesso con il pensiero fisso sulla morte e su ciò che ci attenderà dopo. C’è chi trova la salvezza nella fede, ma anche i santi hanno dubitato. E se provassimo, allora, a immaginare la morte proprio come un side effect della vita? Un danno collaterale prevedibile, certo, ma pur sempre inatteso e indesiderato. Ribaltando i termini della questione, possiamo rimettere al centro la vita come il fine principale per cui siamo fatti, declassando la fine a un mero effetto secondario.

Questo dualismo si riflette anche nella nostra architettura psicologica interiore. La celebre psicologa americana Kristin Neff ha a lungo analizzato il contrasto tra l’autocritica e l’autocompassione. Essere perennemente critici verso se stessi genera un senso di inadeguatezza e scontento. L’autocritica è paralizzante e demotivante; la paura della mediocrità ci incatena a un perfezionismo che si rivela solo una fonte di profondo disagio e sofferenza mentale. Il perfezionismo, in fondo, è il side effect tossico dell’ambizione.

La via d’uscita sta nell’autocompassione, intesa non come commiserazione, ma come capacità di tollerare e perdonare le insufficienze nostre e altrui. È lo strumento che ci consente di consolare e di lasciarci consolare, restituendoci l’unica cosa che non possiamo fermare: il tempo. Accettare gli effetti collaterali dell’esistere, senza lasciarsene paralizzare, rimane forse il modo più autentico di onorare la bellezza del farmaco più prezioso che abbiamo: la vita stessa.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
AmbienteAttualitàCostume&SocietàEconomia&LavoroItaliaSlide-main

Il giorno più lungo dell'anno

1 minuti di lettura
Torna l’ora solare domani, domenica 25 ottobre. Bisogna portare indietro le lancette dell’orologio di un’ora Sarà il giorno più lungo dell’anno, 24…
AttualitàSlide-mainSportTreviso

Dolomiti Bellunesi a Treviso. Oggi al Tenni sarà una sfida aperta

2 minuti di lettura
Un match molto sentito, un derby che ritrova le due squadre dopo l’incontro di Coppa Italia di serie C, dove i bellunesi…
AttualitàSlide-mainVeneto

Autonomia del Veneto, nove anni dal referendum: la Regione lancia dieci borse di studio per i giovani

3 minuti di lettura
Dal referendum del 2017 all’approvazione delle intese definitive da parte del Consiglio dei ministri: le tappe del percorso dell’autonomia e l’iniziativa di…