Da anni ormai la performer “Freak of Nature” censisce i negozi sfitti in alcune città del Veneto, Venezia compresa. Il problema esiste, è possibile una soluzione?
Il problema della casa è diventato negli ultimi tempi un’assoluta priorità. Soprattutto nel nostro paese che ha sempre considerato la casa il bene primario.
Ne consegue che il nostro paese ha un patrimonio immobiliare immenso, ma spesso “bloccato” in categorie catastali che non rispondono più alle esigenze del mercato attuale. Trasformare uffici (A/10) e negozi (C/1) in abitazioni (A/2, A/3) è una strategia intelligente per combattere l’emergenza abitativa e riqualificare i centri urbani.
Il problema è che mentre il mondo del lavoro è evoluto verso il digitale e la flessibilità, i Regolamenti Edilizi Comunali e i Regolamenti d’Igiene (spesso fermi al Decreto Ministeriale del 1975) sono rimasti fossilizzati su parametri rigidi. E così i locali sfitti popolano le città diventando spesso luoghi di degrado.

Una trasformazione di questi locali in appartamenti dedicati al solo affitto breve, quello per turisti o lavoratoi e studenti, per intenderci, avrebbe almeno due vantaggi. Primo vantaggio in assoluto quello di rivitalizzare la città e tenerla viva e sotto controllo la notte. In altre parole, gli occupanti sarebbero dei volontari della sicurezza, dei vigilanti contro il degrado e, secondo vantaggio, non toglierebbero spazi abitativi ai residenti.
Per le amministrazioni comunali ci sarebbe il vantaggio di avere tutto questo a costi zero. Basterebbe una variazione al Regolamento Comunale e i proprietari farebbero il lavoro necessario per le modifiche. Con vantaggio economico per le casse comunali.
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