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Sfattoria degli Ultimi, lunga vita a maialini e cinghialetti

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Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso contro l’abbattimento degli animali della “Sfattoria degli Ultimi”, il santuario a nord di Roma in cui circa 160 tra maiali e cinghiali hanno trovato riparo, cura e accoglienza, dopo una vita di inimmaginabili violenze e abusi.

L’abbattimento degli animali, contro cui si è mobilitata l’Italia intera, tra associazioni e cittadini, è stato annullato e la ragione perché “non correttamente motivata”.

Nella sentenza, infatti, si legge che l’ordine di abbattimento dei suini è stato ritenuto illegittimo: la Asl avrebbe dovuto previamente valutare la possibilità di riconoscere alla struttura una deroga (all’abbattimento) giustificata dal fatto che è destinata concretamente a “rifugio per animali in difficoltà”, considerando anche il possibile “elevato valore culturale o educativo ai sensi dell’articolo 13 del regolamento delegato UE 2020/687″. Il parere del Ministero della Salute – Commissario straordinario per la peste suina, pervenuto successivamente alla notifica dell’ordine di abbattimento, contrario al riconoscimento della deroga, ad avviso del Tar “non è supportato da un’adeguata istruttoria e non è correttamente motivato”.

L’8 agosto scorso l’Azienda sanitaria locale Roma 1 aveva emesso un’ordinanza per l’abbattimento degli animali, come misura per contenere la diffusione della peste suina africana, una malattia che colpisce maiali e cinghiali che dall’inizio dell’anno ha cominciato a diffondersi in Italia. Nessuno degli animali nella struttura, però, era o è ammalato di peste suina.

Per difendere gli “Ultimi”, oltre 200mila persone hanno firmato la petizione contro l’abbattimento degli animali, le associazioni ambientaliste e animaliste si sono schierate compatte al loro fianco, garantendo una rappresentanza legale. Non solo, da quando sui social è stata lanciata la notizia, centinaia di persone da diverse parti d’Italia si sono recate alla Sfattoria in segno di solidarietà, creando un presidio di resistenza pacifica, qualora si fosse presentata la peggiore delle soluzioni.

I volontari, il 3 ottobre scorso, si erano rivolti anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con una lettera aperta: “Non siamo in pochi, siamo migliaia, come dimostrano anche le firme raccolte, e a turno, da tutta Italia ci siamo raccolti intorno a questa realtà, che è riuscita a compiere più di un miracolo: creare cooperazione nazionale, risvegliare e dare motivo alla parte migliore della nostra anima, quella capace di fare per proteggere, infine, il più importante, curare creature nate per morire, che hanno sperimentato la compassione umana, nella quale forse non speravano neppure più. La rassegnazione crediamo sia il punto più basso che una società civile possa temere di dover sperimentare, perché significherebbe che l’uomo è ridotto a cosa nuda, oggetto sradicato da sé stesso e dagli altri, e questo è contro la stessa natura per cui veniamo al mondo; rassegnarci significherebbe inoltre ammettere che la politica, lo Stato in cui tanto crediamo, il nostro Inno nazionale, che ci commoviamo nel cantare nelle cerimonie di rito, avrebbe perso la sua logica e la sua forza, quella che ci fa fieri di essere italiani“.

La decisione della Regione Lazio di abbattere maiali e cinghiali rientrava nel piano di prevenzione alla diffusione della peste suina africana. La Sfattoria, infatti, era compresa nella “zona rossa” ma fin da subito i volontari che accudiscono maialini e cinghialetti si sono ribellati e appellati al buon senso: la Sfattoria degli Ultimi è un rifugio per animali d’affezione, non un allevamento che ospita animali per la macellazione.

Il Tar del Lazio ieri ha, di fatto, salvato gli animali della Sfattoria tra la gioia incontenibile dei volontari e di tutte le persone che da ogni angolo del mondo stanno sostenendo la loro causa.

“Una sentenza, quella del TAR, che assicura la salvezza ai suidi che alla Sfattoria hanno trovato una vita libera dallo sfruttamento e dalla sofferenza. Questa vicenda mostra ancora una volta la necessità di riconoscere il ruolo dei rifugi e dei santuari, che non sono stabilimenti zootecnici e non devono, dunque, sottostare agli ordini di abbattimenti, come in questo caso, visto che agli animali viene garantita una vita e non lo sfruttamento per la produzione” ha commentato Gianluca Felicetti, Presidente LAV.

“Una prossima tappa di questo percorso utile per tutti i rifugi e i santuari – specifica LAV – sarà l’attuazione di quanto previsto dal Decreto legislativo 134 del 5 agosto 2022 sull’identificazione e registrazione degli operatori, stabilimenti e animali, in cui, per la prima volta, si parla di stabilimenti con orientamento produttivo NON DPA per la detenzione di animali per finalità diverse dagli usi zootecnici e dalla produzione di alimenti”.

credits foto Sfattoria degli Ultimi

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