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Settore agroalimentare e legalità, un protocollo d’intesa per tutelare le aziende

2 minuti di lettura

Si è concluso ieri in Prefettura a Venezia il ciclo di incontri nell’ambito del progetto “Il Road show della legalità” promosso da Coldiretti, Unioncamere Veneto e la Fondazione Osservatorio Agromafie. Un percorso che ha interessato tutte le province coinvolgendo un pubblico di un migliaio di utenti tra studenti, docenti, rappresentanti istituzionali e Forze dell’ordine.

Al centro del percorso intrapreso negli ultimi anni, è stato spiegato dagli organizzatori, una serie di incontri formativi su quanto è stato messo in campo “per combattere le distorsioni lungo la filiera, le infiltrazioni criminali fino alla catena dello sfruttamento lavorativo condizione spesso alimentata dalle pratiche sleali commerciali è la base di partenza per intraprendere nuove attività e iniziative concrete per tutelare il Made in Italy“.

Il convegno in Prefettura è stata l’occasione per fare sintesi e guardare al futuro partendo anche dai dati fatti registrare negli ultimi due anni di pandemia: 7500 nuove aziende, 3 mila quelle fallite, 6 mila sono sotto osservazione per il particolare momento di fragilità che stanno attraversando.

La Regione del Veneto, attraverso la sottoscrizione di un protocollo d’intesa, insieme alla Prefettura di Venezia e a Coldiretti si è impegnata a formalizzare un percorso di promozione della legalità, già avviato da anni, in tutti i passaggi della filiera agroalimentare, dal produttore al consumatore. Il protocollo d’intesa, primo del genere siglato in Italia sulla scia del decreto sulle pratiche sleali, intende garantire l’applicazione di regole eque sui contratti stipulati lungo tutto il percorso di filiera dal produttore al consumatore.

Ai dati regionali si aggiungono quelli diffusi dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, in particolare quelli che fanno riferimento alle ripercussioni scatenate dalla guerra in Ucraina con un aumento generalizzato dei costi.

Il convegno si è aperto con la relazione del prefetto Vittorio Zappalorto, seguita dagli interventi dell’assessore regionale al Territorio, cultura e sicurezza, del presidente di Unioncamere del Veneto Mario Pozza e del direttore di Coldiretti Veneto Marina Montedoro.

“Parlare di legalità nel settore agricolo significa andare a porre l’attenzione su politiche e azioni destinate a garantire il contrasto allo sfruttamento lavorativo nonché alla contraffazione, la sofisticazione e la concorrenza sleale nel settore agroalimentare e, più in generale a tutte quelle forme di illegalità, anche di stampo mafioso. Questo per la Regione Veneto è un elemento fondamentale che ci ha indotti ad aderire a questo protocollo d’intesa capace di garantire la più ampia rete possibile a tutela della legalità”, è intervenuto l’Assessore regionale al territorio, cultura e sicurezza Cristiano Corazzari.

“È fondamentale tenere in considerazione che si tratta di argomenti che riguardano più settori e politiche e, quindi, devono essere affrontati con un approccio multidisciplinare e multisettoriale – precisa ancora l’Assessore regionale alla sicurezza -. Per noi sicurezza significa anche contrastare azioni scorrette e favorire la virtuosità, tutelando chi rispetta le regole.  Per questo ci impegniamo a far sì che quanto previsto dal protocollo sia messo in atto a tutela del lavoro delle nostre imprese agricole, elemento centrale del tessuto socioeconomico del Veneto come di tutta Italia”.

In rappresentanza delle Forze dell’ordine sono intervenuti il comandante regionale della Guardia di Finanza Giovanni Mainolfi e quello del Gruppo Carabinieri per la tutela del lavoro di Venezia Umberto Geri.

A seguire gli interventi di Marcello Maria Fracanzani, consigliere della Corte di Cassazione e di Giuseppina Ivone, presidente Associazione Paci. La conclusione dei lavori è stata affidata a Gian Carlo Caselli, presidente del Comitato Scientifico Osservatorio Agromafie.

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