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Settecento anni dalla morte di Dante

Quando nasce a Firenze è il 1265 e oggi ballano 700 anni dalla sua morte a Ravenna nel 1321.
Sommo poeta e prosatore, teorico letterario e politico, il vero e autentico padre della Letteratura italiana.
Il famigerato incontro con Beatrice, che sarebbe realmente vissuta nelle vesti della nobildonna fiorentina Beatrice o Bice Poltrinari e la Divina Commedia ancora oggi cristallizzano la sua esistenza come viatico popolare, ma la sua innata passione politica, che lo portò a schierarsi con i guelfi contro i ghibellini e la sua nomina a Priore massima carica cittadina, restano ad onor del vero recensioni innegabili. Come l’incontro con Brunetto Latini e Guido Cavalcanti. E poi la Vita Nuova opera somma del Dolce Stil Novo Fiorentino e il De Vulgari Eloquenti che dissertava sull’ italiano volgare del tempo, poi il Convivio, De Monarchia e il capolavoro della Divina, poema allegorico che prende luce nel 1304 secondo i critici. Tra uso del volgare, adesione allo Stilnovismo ed esaltazione della donna angelo dell’amor cortese, tutto torna e ci rimanda ad interpretazioni simboliche applicate a fatti umani. Ma forse quello che frastuona è la sua critica immarcescibile del degrado strutturale della società del suo tempo. Moderno appunto.
 
Instacult di Mauro Lama

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