Una bambina strappata ai genitori adottivi nel 1989, appena raggiunta la maggior età ha scelto di tornare da loro. Un caso non certo unico, che dovrebbe far riflettere
La scrittrice Natalia Ginzburg, nel 1990 pubblicò il libro: “Serena Cruz o la vera giustizia”. Il libro fece molto scalpore.
Nella prefazione si legge: “Scrivo questo breve libro perché sia ricordata la storia di Serena Cruz, a tutti quelli che ieri la leggevano sui giornali, e perché ne sia data notizia a quelli che non ne sanno nulla. Poi lo scrivo perché siano ricordati altri fatti, che riguardano le adozioni e i bambini, altri fatti che sul momento hanno suscitato scalpore e che sono stati rapidamente dimenticati. Abbiamo tutti la memoria corta. E infine lo scrivo per testimoniare solidarietà alle persone a cui sono stati strappati i bambini, che esse avevano fino a quel giorno amato e accudito. Per testimoniare solidarietà alle persone, genitori e bambini, che hanno visto, come Serena Cruz e i suoi primi genitori adottivi, distrutta in un attimo la tranquillità famigliare, traditi e calpestati gli affetti, e che acerbamente hanno sofferto devastazioni, separazioni e perdite”.
Serena, una bambina di 3 anni
Originaria delle Filippine, suo malgrado è stata protagonista di un clamoroso caso di giustizia a Torino. Il Tribunale dei Minori la tolse definitivamente alla famiglia che l’aveva adottata illegalmente. I genitori avevano già adottato, sempre dalle Filippine, un altro bambino, Nasario. L’adozione di Nazario era stata definita ‘regolare’ forse perché finalizzata attraverso lo Stato Italiano, nonostante in quegli anni l’adozione internazionale non fosse ancora del tutto normata. La Convenzione dell’Aja fu approvata in Italia solo nel 1998.
Con Serena, invece, i coniugi dichiararono il falso: la bambina sarebbe nata da una relazione extra coniugale dell’uomo con una ragazza filippina. Pertanto, essendo il padre legittimo, l’uomo la portò in Italia. L’adozione, dopo qualche anno fu dichiarata illigale e la bambina fu tolta alla famiglia
Chi pagò le conseguenze di questo atto illecito fu solo Serena che fu tolta dai genitori adottivi e sopratutto dal fratellino, e fu messa per molto tempo in un istituto e solo successivamente adottata da un’altra famiglia.
Il fratello Nazario e la ricerca
Dopo l’iniziale scalpore, ci fu silenzio fino al 2002 quando una lettera aperta, firmata da un ormai diociottenne Nazario, fratello di Serena, arrivò ai giornali raccontando la gioia per aver ritrovato della sorella ‘adottiva’ per la quale nutriva un sentimento fraterno mai sopito. La lettera parlava di incontri ‘clandestini’ con una Serena ancora minorenne e del legame mantenuto vivo grazie ai “nuovi” mezzi: i cellulari.
Un altro libro: “I cronisti e la bambina” e un video
Da quella lettera scaturì un altro libro: “I cronisti e la bambina”. Poi, nel 2009 la storia di Serena è diventata un video, per i 20 anni della Carta di Treviso, proiettato a New York per il ventennale della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo.
Una volta divenuta maggiorenne, Serena Cruz scelse la sua prima famiglia adottiva e il ricongiungimento con l’amato fratellino che mai aveva smesso di cercarla.
Nonostante la storia di Serena e di tanti altri bambini strappati ai genitori che da adulti si sono ricongiunti alle loro famiglie, nonostante i quasi 40 anni passati, queste storie non hanno insegnato niente. E il dolore è sempre fortissimo.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

