Senza un mazzo di chiavi.
Solo in mezzo al mondo, privo della mondovisione e della televisione mi faccio strada dentro al branco , giorno o notte che sia.
Ma senza un mazzo di chiavi.
Un giaciglio e la compagnia di un coniglio, quasi a scambiarsi pensieri e mal di vita, quella che mi prende quando non ho più niente, neanche la malavoglia
Ma senza un mazzo di chiavi.
Ogni giorno uguale, rincorrendo un conclave battente fumata bianca, per arrivare al porto della serenità, quella priva di proprietà che imprigiona la mente, che fa trattenere tutto. In nome di un ego sovrano, despota e rancoroso.
Ma senza un mazzo di chiavi.
Una fila ordinata e rigorosa mi attende due volte al dì, avvolta da un dignitoso silenzio, quasi impaurito dalla vergogna del desco , dei due pasti ora non più guadagnati dal lavoro. Negli sguardi dei miei commensali colgo l’incertezza della timidezza e il desiderio di fuggire.
Ma senza un mazzo di chiavi.
Piccoli frammenti di spiccia eutanasia eludono il mio bivacco pur essendomi venuti a cercare, tra la mia finta indifferenza e la gentil pazienza. Il coraggio e la voglia di vivere arrivano impetuosi, sinceri.
Ma senza un mazzo di chiavi.
Perché dopo una delusione, un’amicizia avariata, un’idea tradita o una falsa dipartita, avere un mazzo di chiavi in mano è tutto, rappresenta la casa dove tornare, l’auto o la moto dove correre e cercare. Una porta da aprire, un nastro rosa da trovare.
Che senza un mazzo di chiavi in tasca è un po’ come vivere sospesi, con la vita che nonostante tutto mi reclama. E io non posso disattenderla.
Zero Biscuit di Mauro Lama
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