Oltre alla candidatura a 9 premi Oscar tra cui miglior film, la pellicola si distingue per quel piglio che attrae senza mai cadere della retorica dissuasiva
Prendiamolo subito per le corna il film di Joachim Trier, regista scandinavo che già nel 2021 con “La persona peggiore del mondo“ era riuscito a deliziarci e oggi ci riprova con un opera destinata quantomeno a farsi ricordare. La trama del film si muove attorno ad una famiglia che, ritrovatasi al completo per il funerale della madre scopre e riscopre vecchi adagi, ma quello che accende la pellicola è senza ombra di dubbio la figura del padre Gustav, regista di successo che cerca in tutti i modi di convincere la figlia, attrice affermata e complicata, di recitare in un film che racconterebbe una storia che in fondo è la riproposizione storica proprio della loro famiglia. Nora, questo il nome della ragazza che ha una sorella minore, Agnes, rimane molto titubante e tutto questo alla fine diventerà l’ossimoro del film, attorno al quale tutto si affaccerà, tra drammi familiari rimossi e fantasmi pronti nel replicarsi, pescando nella rete del passato destinata a non archiviarsi mai. E la loro abitazione, una tipica villetta norvegese dai colori rosso e grigio sembra essere costruita su fondamenta che ora si sgretolano per una memoria troppo soffocante, che ora regna per ingombrare l’esistenza attuale. Perché forse non avendo alcuna necessità di tutto ciò, appare svegliata incautamente, con quel modo brusco che riporta in auge dilemmi mai sopiti e che una volta risvegliati inducono al frastuono, quello di una famiglia che rivolge ora il suo sguardo al passato senza forse essere pronta.
@Photo Credit by Wikipedia
Intravisti per voi di Mauro Lama
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