L’UE: “l’Italia ha violato le norme comunitarie”
UE. Fra i tanti problemi della scuola italiana Una questione atavica, che fino ad oggi non ha mai trovato soluzione, è quella dei precari. Ogni anno si ripropone la stessa storia. Ieri, 3 ottobre, è avvenuto un fatto che pone il nostro Paese, e il ministro della Pubblica istruzione, di fronte a questo problema.
Infatti l’Italia è stata deferita dalla Commissione Europea alla Corte di Giustizia. La motivazione: aver violato le norme comunitarie nel settore scolastico con i dipendenti a tempo determinato che debbono essere stabilizzati. Ora bisogna trovare una soluzione e farlo in fretta, cercando anche di trovare le coperture finanziarie necessarie.
Su questo problema , pubblichiamo il commento di Suor Monia Alfieri, Cavaliere al Merito della Repubblica ed esperta in politiche scolastiche ed educativo.
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È necessario un censimento delle cattedre e dei docenti.
E’ di ieri il deferimento dell’Italia, da parte della Commissione Europea, alla Corte di Giustizia per non aver posto fine all’uso ‘abusivo’ di contratti di lavoro a tempo determinato. La domanda sorge spontanea: ci voleva l’Europa e il deferimento alla Corte di Giustizia? Da anni andiamo denunciando il triste fenomeno del precariato che è fondato proprio sul ricorso ai contratti a tempo determinato per cattedre che, altrimenti, rimarrebbero vacanti, in quanto prive del titolare.
Come da anni andiamo denunciando il problema, parimenti da anni andiamo proclamando la soluzione, ossia l’indizione di un censimento dei docenti e delle cattedre con la loro collocazione. I docenti si sposteranno là dove si trovano le cattedre relative all’insegnamento per il quale hanno il titolo. E’ chiaro che una simile operazione richiede una riforma previa, ossia quella che consente ai genitori di scegliere la scuola per i propri figli, a costo zero: una simile riforma consentirebbe 1) la salvaguardia del pluralismo educativo, e una sua eventuale rifondazione in tanti territori che ne hanno urgente bisogno, – continua Suor Monia Alfieri – 2) l’istituzione di graduatorie uniche, tra scuole pubbliche statali e scuole pubbliche paritarie, con la scelta libera (ossia a parità di stipendio), da parte dei docenti, del ramo della scuola pubblica presso la quale insegnare, 3) una più efficace gestione delle risorse economiche, le tasse dei cittadini, per un potenziamento degli standard di apprendimento, in linea, sempre là si ritorna, in una perfetta consequenzialità che è prova della bontà del pensiero, con gli standard europei.
Il deferimento alla Corte di Giustizia è, invece, la logica conseguenza di anni di politiche dal corto respiro, fondate su interessi ora di un partito, ora di un sindacato, mai dei cittadini, soprattutto, mai dei più fragili. Confido che questa ennesima stoccata europea convinca tutti, il Governo lo è già, ad intraprendere con coraggio il cammino che porta alla soluzione del problema.
Crediti fotografici: skuola.net
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