Home / Cultura  / Interviste  / Scuola: in Piazza Ferretto con le magliette a rappresentare i figli invisibili

Scuola: in Piazza Ferretto con le magliette a rappresentare i figli invisibili

Bambini. Bambini che ridono, bambini che giocano, bambini che alzano la mano dal banco di scuola. Bambini che si scambiano i colori, la penna, la gomma, i quaderni. Bambini dai sorrisi sdentati che disegnano testa

Bambini. Bambini che ridono, bambini che giocano, bambini che alzano la mano dal banco di scuola. Bambini che si scambiano i colori, la penna, la gomma, i quaderni. Bambini dai sorrisi sdentati che disegnano testa contro testa, masticando una matita, concentrati sul compito. Bambini che guardano attenti la lavagna e si scatenano gioiosamente sbocconcellando la merenda o un panino durante la ricreazione. Bambini che poi si ritrovano a casa di questo o quell’altro per fare i compiti e giocare.

 

Dimenticate quest’immagine quasi bucolica e pensate a tanti soldatini, rigidi, obbedienti, con la mascherina, cui viene chiesto di fare il disegno del virus cattivo, di stare lontani dagli amichetti, di rispettare i distanziamenti, guai a uno sternuto o un colpo di tosse.

 

Cui viene chiesto, in buona sostanza, di non vivere la propria infanzia. Di stare soli a casa.

 

E loro, vecchi saggi in corpicini minuscoli, si adeguano. Lo spirito di adattamento dei bambini è qualcosa che ogni adulto dovrebbe ricordare. Ligi alle consegne, diventano tanti piccoli automi, spesso tristi ma con la consapevolezza che bisogna fare così. Per il bene dei nonni, degli zii, dei genitori.

 

Ma ancora non basta.

 

Ed ecco che, da oggi, i bambini si ritrovano tutti in DAD, a casa davanti a quel computer, telefonino o tablet il cui uso i genitori consapevoli cercano di limitare e calmierare. Perché i bambini dovrebbero fare semplicemente i bambini. E non rovinarsi la cervicale, chinati su un device qualsiasi.

 

Cristina Camarda, alla notizia quasi sussurrata, venerdì scorso all’uscita di scuola dei bambini, che da lunedì sarebbe scattata la zona rossa e la didattica a distanza per tutti, prima si è indignata “perché non è possibile che la soluzione più veloce sia sempre quella di chiudere la scuola”, poi ha pensato che stavolta no, non avrebbe fatto finta di nulla, pur nel rispetto delle regole.

 

Lungi da me negazionismo, novax e cose simili. Sono una mamma normale che vede come lo Stato non abbia in alcuna considerazione come la scuola rappresenti, prima di tutto, socialità. E penso anche agli adolescenti, non solo ai nostri bambini”.

 

Cristina crea una chat con le amiche più care e un gruppo privato su Facebook: in dodici ore i genitori iscritti sono 400. L’idea è di manifestare il proprio dissenso la mattina di domenica 14 marzo in Piazza Ferretto a Mestre.

 

 

Senza bambini. “Non volevo che i bambini venissero perché non erano loro a dover metterci la faccia bensì noi genitori. E poi strumentalizzare un bambino è proprio lontano dalla mia idea di manifestazione. Ho fatto tutte le richieste del caso, scrivendo Pec agli organi competenti per informare e chiedere autorizzazione ma non ho avuto riscontro. Dopo 24 ore l’abbiamo preso come silenzio assenso e domenica eravamo in piazza. Mi aspettavo 40/50 persone, ci siamo ritrovati in più di un centinaio. Allora ci siamo messi in cerchio, al ritmo delle filastrocche di Gianni Rodari”.

 

Alla fine polizia e Digos erano presenti, racconta Cristina: “Ma sono stati carinissimi. Noi avevamo scelto la via educata e silenziosa, è stato tutto molto pacifico, ma vedere gli agenti della Digos indicarmi gentilmente dove inviare le richieste di permesso per le prossime volte, è stato davvero confortante”.

 

I figli invisibili. L’idea di Cristina è stata di manifestare portando due magliette per genitore, a maniche lunghe e legate tra loro: “Ho pensato fosse il modo migliore per mantenere la distanza di sicurezza tra noi. Ma vederle lì, poi, in ognuno di noi ha fatto scattare una fotografia immediata. Quelle magliette rappresentavano l’invisibilità dei nostri figli agli occhi delle istituzioni”.

 

Tutti ricordiamo le immagini di bambini davanti ai giochi bloccati dai nastri nei parchetti. A tutti il cuore ha fatto una capriola, pensando a quanta tristezza questo periodo stia portando agli adulti di domani. Ora tocca ancora alla scuola, dove si formano, dice Cristina, i cittadini futuri. “Fino a due anni fa – prosegue questa mamma coraggiosa – eravamo in piena emergenza a causa di adolescenti sempre inchiodati davanti a smartphone e tablet. Ora quello che prima era acclarato facesse male ai nostri figli, viene sdoganato anche per i bambini. Vi sembra coerente?”.

 

La protesta silenziosa continua. “Non abbiamo alcuna intenzione di fermarci . Già oggi abbiamo iniziato ad attaccare cartelloni e magliette legate tra loro ai cancelli delle scuole. I nostri figli non portano reddito, ok, ma non facciamoli diventare invisibili o addirittura capri espiatori. Ho intenzione di coinvolgere, se ci riesco, anche Andrea Pennacchi. Abbiamo bisogno della vicinanza e della solidarietà di tutti”.

 

Chiudiamo l’intervista con una frase scritta nel lontano 1943 da Antoine de Saint-Exupéry, oggi più che mai attuale: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”.

Questo giornale è gratuito ma, se vuoi, puoi sostenerlo donando un piccolo contributo di 1 euro al mese, impostando un pagamento periodico a questo link.

Commenta la news

commenti

RIMANI SEMPRE AGGIORNATO SULLE ULTIME NEWS
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Notizie da Venezia, Treviso, Mogliano e dintorni