Il confronto vissuto ad Atreju è stato, a mio avviso, altamente positivo e fortemente educativo. Occasioni come questa dimostrano quanto sia necessario e fecondo il dialogo quando al centro vi è il futuro delle nuove generazioni e il bene comune
ROMA. Desidero dirlo con chiarezza: non è giusto che tutto il peso educativo ricada esclusivamente sulla scuola. La scuola adempie al proprio dovere con i mezzi di cui dispone, ma anche le altre istituzioni sono chiamate ad assumersi fino in fondo il proprio compito e la propria responsabilità. L’educazione non è mai un atto isolato, né può essere delegata a un solo soggetto.
La cultura del rispetto presuppone infatti una chiara percezione e una profonda consapevolezza della dimensione personale dell’educazione, una dimensione che coinvolge le relazioni e che si fonda su un’autentica responsabilità reciproca. Il rispetto non è qualcosa che si apprende come una semplice nozione, ma è la percezione di una dinamica connaturata in ciascuno di noi, parte integrante della legge naturale.
Dobbiamo continuare su questa strada, mettendo in campo ogni sforzo possibile affinché la cultura del rispetto possa davvero plasmare le menti e i cuori dei nostri giovani. Solo così potremo custodire il nostro domani, preservandolo da ogni forma di violenza e di sopraffazione.
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