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Scontri a Rafah: morti e feriti durante distribuzione degli aiuti umanitari

Almeno 15 persone sono morte – secondo alcune fonti locali fino a 24 – e circa 200 sono rimaste ferite martedì nella zona occidentale di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, durante un episodio di fuoco armato nei pressi di un punto di distribuzione di aiuti umanitari. Lo riferisce la protezione civile palestinese, mentre l’agenzia di stampa Wafa parla di “colpi di artiglieria e fuoco aereo israeliani contro sfollati in attesa di aiuti”.

RAFAH. Secondo la testimonianza raccolta da un corrispondente di Wafa, l’attacco si è verificato nei pressi della rotonda di Al-Alam. Le circostanze esatte restano ancora da chiarire.

L’IDF (Forze di Difesa Israeliane) ha dichiarato che i soldati hanno sparato a “pochi sospetti individui che si erano avvicinati alle truppe”, affermando che non avevano seguito i percorsi stabiliti per l’accesso all’area. In un comunicato, l’esercito ha aggiunto di essere “a conoscenza di segnalazioni relative a vittime” e che “l’incidente è oggetto di indagine”.

Il comunicato dell’IDF ha inoltre ribadito che l’operazione della Gaza Humanitarian Foundation è volta a “consentire la distribuzione di aiuti ai residenti di Gaza – e non a Hamas”.

A complicare il quadro, la recente notizia delle dimissioni di Jake Wood, ex marine e responsabile della Gaza Humanitarian Foundation. Wood ha lasciato l’incarico nei giorni scorsi, sostenendo che l’organizzazione non è più in grado di operare in linea con “i principi umanitari fondamentali”.

L’episodio arriva in un momento già estremamente delicato per la popolazione civile di Gaza, dove le condizioni umanitarie restano critiche. La dinamica dell’accaduto è ancora oggetto di ricostruzione, ma le immagini che arrivano dalla zona parlano di grande confusione e sofferenza.

Nel frattempo, cresce l’attenzione internazionale sul modo in cui gli aiuti vengono gestiti e distribuiti in un contesto sempre più frammentato e instabile.

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