Un giorno, molto tempo fa, ho letto che un prete ha tenuto a Pasqua una predica di una frase sola:
“Oggi Cristo è risorto, ma tanto voi non ci credete lo stesso!”.
È una frase provocatoria, quasi dura. Eppure, se siamo sinceri, tocca qualcosa di vero dentro di noi. Perché la Risurrezione non è difficile da capire… è difficile da credere davvero.
Anche i primi discepoli hanno reagito così. Quando Maria Maddalena e le altre donne tornano dal sepolcro, raccontando di aver visto il Signore vivo, nessuno ci crede. Pensano a un sogno, a un’illusione, a un vaneggiare di donne. Solo più tardi, lentamente, attraverso incontri personali diretti e concreti, lo stupore si apre alla fede.
La Pasqua non nasce da una fede forte. Nasce da cuori dubbiosi, feriti, disillusi: il cuore dei due di Emmaus che tornano a casa stanchi e sfiduciati, con il volto triste.
E allora quella frase, invece di essere un’accusa, diventa uno specchio: “Non ci credete lo stesso!”. Forse è vero. Forse crediamo a parole, ma poi viviamo come se Cristo fosse ancora nel sepolcro. Come se la morte avesse l’ultima parola. Come se il male fosse più forte del bene.
Ma la Pasqua arriva proprio lì. Non per rimproverarci, ma per sorprenderci.
Cristo risorto non aspetta una fede perfetta. Entra nei cenacoli chiusi, nelle paure, nei dubbi. Come farà con Tommaso, che chiede di vedere per credere. E Gesù non lo rifiuta: gli mostra le ferite, lo incontra proprio nel suo bisogno di prova.
La Risurrezione non cancella le ferite, le trasfigura.
E allora la vera domanda non è: “Credi o non credi?”. Ma: “Se Cristo è davvero risorto, cosa cambia nella tua vita?”.
Cambia tutto.
Cambia il modo di guardare il dolore: non è più una fine.
Cambia il modo di guardare il peccato: non è più una condanna definitiva.
Cambia il modo di guardare la morte: non è più l’ultima parola.
“Cristo è risorto, è veramente risorto!”.
Il salto di qualità sta tutto in questo avverbio: veramente!
E proprio per questo la Pasqua è per noi. Non per chi è già sicuro, ma per chi è in cammino. Non per chi vede tutto chiaro, ma per chi, tra dubbi e speranze, osa ancora aprire uno spiraglio.
Oggi, più che dimostrare qualcosa, lasciamoci incontrare. Perché il Risorto non è un’idea da accettare. È una presenza da accogliere.
E, poco alla volta, anche il nostro cuore e la nostra vita potranno dire e testimoniare:
“Cristo è risorto! È veramente risorto!”.
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