Dopo 40 anni ritornano sul palco di Sanremo ed è subito spettacolo
ll tempo non passa mai invano e ti accorgi che da quando gli anni 80 sono diventati una piacevole cartolina il rimpianto assale e si rivolta, a volte senza scampo.
Simon, John, Andy e Nick che arrivano sul palco di Sanremo, quarant’anni fa presentava Pippo Baudo e proprio Simon con una caviglia appena sistemata dall’ospedale dopo una “passeggiata“ perdeva anche il microfono, tanto vigeva il playback, altro che autotune.
Oggi la musica suona diversa, ha il sapore intimo di quella nostalgia da sfoderare quando si può e questa sera è il momento perfetto con il medley servito in livrea con i guanti di velluto, Invisible, Notorious, Ordinary World, Girls on Film. E gli anni 80 sembrano ritornare immediatamente, tra walkman, zainetti, paninari e “Sposerò Simon Le Bon“, memorabilie sparse qua e là, senza parsimonie. Fino all’apice, l’inno generazionale che prende il nome di Wild Boys, pillole di felicità diffuse in platea, Simon è ancora qui fiammeggiante con John Taylor, Nick Rhodes e Andy Taylor e l’esplosione dei sensi regna sovrana registrando l’immutato carisma della band inglese. Che trasloca da quattro decenni come se fosse nulla, interpretando il palco con stile e personalità.
Tutto sommato l’eco di tutta quella creatività musicale abbinata al fenomeno di costume è ancora vigile e non vede l’ora di rispolverarsi appena se ne presenta l’occasione. E il palco dell’Ariston è la naturale arena dove il suono non sembra avere confini.
Un saliscendi emotivo dove le note appaiono attuali e per nulla sbiadite, come i Duran che raccontano spontaneamente un’era musicale irripetibile, che profuma di gloria ma sembra appartenere al futuro prossimo.
Instacult di Mauro Lama
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