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San Josemaría Escrivá, sacerdote e fondatore dell’Opus Dei

3 minuti di lettura

La vita di San Josemaría Escrivá è segnata da un’intuizione spirituale che avrebbe cambiato il modo di comprendere la chiamata alla santità nel mondo contemporaneo. Il segno della sua vocazione nasce da un episodio semplice, quasi nascosto, ma capace di lasciare una traccia profonda nel cuore di un giovane.

SPAGNA. Nel 1918, a sedici anni, mentre vive a Logroño con la famiglia dopo essersi trasferito da Barbastro, sua città natale in Aragona, Josemaría vede sulla neve le impronte dei piedi scalzi lasciate da alcuni carmelitani che camminavano nel freddo per amore di Dio. Quell’immagine lo colpisce profondamente. Quei passi nudi sulla neve diventano per lui un richiamo interiore. Si domanda che cosa egli possa offrire al Signore, se altri sono capaci di donarsi con una tale radicalità. Non sa ancora quale sia il disegno di Dio su di lui, ma comprende che il Signore lo sta chiamando a qualcosa di grande.

Da quel momento inizia un lungo cammino di discernimento, fatto di preghiera, studio e ricerca della volontà divina. Josemaría comprende che per essere pronto alla missione che Dio gli avrebbe affidato doveva prima consacrarsi completamente a Lui. Decide quindi di diventare sacerdote. Entra nel seminario di Saragozza, dove riceve una formazione teologica e spirituale profonda. Seguendo anche il consiglio del padre, studia diritto, preparandosi ad avere una cultura ampia che potesse essere utile nel servizio alla Chiesa.

Il 28 marzo 1925 viene ordinato sacerdote. Il suo primo ministero si svolge in una zona povera della città di Saragozza, tra persone semplici, spesso prive di istruzione. Qui sperimenta la vicinanza concreta agli ultimi, imparando che la missione sacerdotale non consiste soltanto nella predicazione, ma soprattutto nel portare la presenza di Cristo nella vita quotidiana delle persone.

Quelle impronte nella neve continuano però a vivere dentro di lui. Josemaría sente che il Signore prepara qualcosa che ancora non riesce a comprendere pienamente. Nel 1927 si trasferisce a Madrid, dove vive in condizioni umili, alternando il ministero sacerdotale allo studio e al lavoro per sostenere la famiglia. Sono anni di intensa preghiera e attesa.

Il momento decisivo arriva il 2 ottobre 1928. Dopo aver celebrato la Messa, mentre raccoglie i suoi appunti spirituali, Josemaría riceve quella che egli considera una luce particolare da parte di Dio: comprende la nascita dell’Opus Dei. La sua intuizione è rivoluzionaria per l’epoca: ogni cristiano, qualunque sia il suo lavoro, la sua condizione sociale o il suo ambiente, è chiamato alla santità. La santità non è riservata soltanto ai sacerdoti, ai religiosi o a coloro che vivono nei monasteri. Anche il lavoro quotidiano, la famiglia, le relazioni sociali e gli impegni ordinari possono diventare luogo d’incontro con Dio. La vita comune, vissuta con amore e responsabilità, può trasformarsi in una strada verso la santificazione.

L’Opus Dei nasce quindi con la missione di ricordare che il mondo non è separato da Dio, ma può diventare il luogo stesso in cui l’uomo cerca e trova il Signore. La santità, secondo questa visione, non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel vivere con amore straordinario le cose ordinarie.

Gli anni successivi sono difficili. Durante la guerra civile spagnola, la persecuzione religiosa costringe Josemaría a vivere nascosto e a lasciare Madrid. Sono anni di sofferenza, ma anche di forte maturazione spirituale. Terminato il conflitto, ritorna al suo apostolato e l’Opera inizia lentamente a diffondersi.

Nel 1946 si trasferisce a Roma per ottenere il riconoscimento della Chiesa. Incontra Papa Pio XII, che guarda con interesse alla sua esperienza, anche se inizialmente sorgono difficoltà giuridiche perché una realtà composta da laici chiamati alla santità nel mondo rappresentava una novità per il diritto canonico dell’epoca. Con il tempo l’Opus Dei riceve l’approvazione ecclesiale.

San Josemaría trascorre gli ultimi decenni della sua vita viaggiando in molti Paesi, incontrando persone di ogni condizione e diffondendo il messaggio della santificazione della vita ordinaria. Muore a Roma il 26 giugno 1975. Giovanni Paolo II lo proclama santo il 6 ottobre 2002.

La sua eredità spirituale è racchiusa in una convinzione semplice e profonda: ogni uomo può incontrare Dio nella realtà concreta della propria esistenza. Le impronte sulla neve di quel giovane carmelitano non furono soltanto un ricordo, ma il primo passo di una chiamata che avrebbe portato molti a scoprire che anche la strada quotidiana può diventare una via verso la santità.

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