Il 12 aprile del 1927, a soli 46 anni, forse colpito da un infarto, si spegneva improvvisamente Giuseppe Moscati, primario della III Sala Uomini dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, docente di clinica medica generale e semplice medico condotto. A 99 anni dalla morte, si preparano le celebrazioni per il prossimo centenario della morte.
Napoli – Giuseppe Moscati era un bell’uomo, di nobili origini e di fascino accademico. Viveva con la sorella Nina a Napoli. Le sue grandi capacità mediche, la sua dedizione ai malati e il suo carisma non gli avevano fatto mancare invidie e ingiustizie professionali, tanto da minare il suo spirito forte.
Dedicava tutto il suo tempo libero a curare i malati poveri, gratuitamente, dando loro i soldi per comprare cibo e medicine. Per questo, la coda di persone bisognose arrivava anche fuori la porta di casa e questo causava malumori e maldicenze. Testimonianza incredibile è una lettera del maggio del 1922 dove il prof. Giuseppe Moscati con sincerità scrive: “Io non vivo più, passo le notti insonni”.
Giuseppe Moscati fu un grande professore, un grande clinico, un medico dei poveri, un grande laico e un grande santo dei giorni nostri, uno di noi. La sua vita testimonia che il condurre un’esistenza ‘da santo’ non voglia dire essere privo delle esigenze di affermazione e neppure essere impassibile di fronte all’invidia e all’ingiustizia.
Dopo la sua morte, il processo di beatificazione fu avviato con molta tenacia dalla cugina Concetta Moscati, per tutti noi nipoti e pronipoti, zia Titina. Ci vollero quasi 50 anni dalla morte di Giuseppe Moscati per ottenerne la beatificazione, che avvenne il 10 maggio 1973.
Zia Titina ebbe così riconosciuta la causa alla quale aveva dedicato tutta la vita, spendendosi, come suora laica, per le giovani orfane a Galatina (Lecce), dando loro una casa, un’istruzione e insegnando un mestiere, cercando di seguire così l’esempio di vita del cugino medico.

A sinistra, Concetta Moscati
La canonizzazione di Giuseppe Moscati avvenne il 25 ottobre del 1987 da Papa Giovanni Paolo II, 6 mesi dopo l’approvazione del miracolo della guarigione di un giovane da leucemia acuta.
La storia familiare
Di tutto questo, allora non seppi niente: in quegli anni non c’era internet e la televisione la guardavo poco. In casa, mio padre fervente ateo non parlava mai di questo zio santo. Solamente zia Titina me ne aveva parlato, forse a inizio anni ’70, in una delle rare occasioni in cui ci eravamo viste, chiedendomi di pregare per lui, per la sua beatificazione. Fu solo tramite internet, cercando altro, che scoprii la storia del Santo Giuseppe Moscati. Trovai qualche libro e infine recuperai il tempo perduto e la conoscenza del mio Santo in Paradiso, San Giuseppe Moscati.

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