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San Giovanni Paolo II, il Papa che non ebbe paura

3 minuti di lettura

Dal dolore della giovinezza al pontificato che ha segnato la storia: il coraggio, la misericordia e il sorriso di Karol Wojtyła

ITALIA – C’è un tempo in cui la storia sembra spegnersi, e poi un uomo appare, e la riaccende. Così accadde con Karol Józef Wojtyła, nato a Wadowice, piccolo borgo di Polonia, il 18 maggio 1920.

In quella casa semplice, dove il pane era poco e la preghiera era tutto, nacque un bambino che avrebbe fatto tremare i troni e inginocchiare i cuori. Perse la madre da piccolo, il fratello da giovane, il padre da ragazzo. Rimase solo, ma non fu mai solo: accanto a lui stava Maria, la Madre che divenne il suo rifugio e il suo segreto.

Nel silenzio della Polonia occupata, tra la neve e il dolore, Karol imparò a pregare con le mani e a pensare con il cuore. Lavorò nella cava e nella fabbrica Solvay, dove ogni colpo di martello era una lezione di teologia, dove l’uomo imparava la dignità del sudore e la forza della speranza. E lì, tra il rumore del ferro e l’odore della calce, ascoltò una voce sommessa e limpida, che diceva: “Seguimi”.

Fu quella voce a condurlo nel seminario clandestino di Cracovia, a studiare teologia mentre fuori imperversava la guerra, a formarsi nel silenzio di chi sa che la luce vera non ha paura dell’ombra. Nel 1946 divenne sacerdote. E da quel giorno – come un fuoco che non si spegne – cominciò a bruciare per Dio e per l’uomo.

Fu parroco, professore, confessore, filosofo e guida. Non si stancava di camminare, di parlare, di ascoltare: lo chiamavano “il prete degli studenti”, e lui diceva: “L’uomo non può vivere senza amore.”

Poi venne Roma. Nel 1964 Paolo VI lo chiamò Arcivescovo di Cracovia, e nel 1967 lo fece Cardinale. Al Concilio Vaticano II parlò da profeta, come chi conosce l’uomo e la sua sete. Fu uno degli artefici della Gaudium et Spes, la Costituzione che aprì la Chiesa al mondo, senza mai chiuderle il cielo.

Ma nessuno poteva immaginare ciò che lo Spirito stava preparando. Il 16 ottobre 1978, in un pomeriggio d’autunno, la Chiesa scelse un figlio della Polonia come Successore di Pietro. E quando apparve dalla loggia di San Pietro, il mondo trattenne il respiro. Poi egli parlò con voce chiara, quasi paterna: “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!”

Quelle parole attraversarono i confini, abbatterono muri, fecero tremare imperi. Fu il primo Papa slavo, il primo polacco, il primo pontefice dopo secoli a venire da una terra ferita. Eppure portava negli occhi la serenità di chi ha visto la luce della Resurrezione.

Visitò continenti e villaggi, parlò a folle immense e a solitudini nascoste. Camminava tra i popoli come un pellegrino di pace, e ovunque lasciava dietro di sé una scia di speranza. Creò la Giornata Mondiale della Gioventù, perché credeva nei giovani come nella primavera della Chiesa. E ai giovani diceva, con la forza di un padre e la tenerezza di un amico: “Non abbiate paura di sognare in grande: la santità è la misura alta della vita.”

Il 13 maggio 1981, in Piazza San Pietro, un colpo di pistola cercò di spegnere la sua voce. Ma la grazia di Dio e la mano di Maria lo salvarono. E il Papa ferito, invece di gridare vendetta, andò a perdonare il suo attentatore. Da allora, ogni parola di Giovanni Paolo II divenne più profonda, più dolce, più simile a un Vangelo vissuto.

Nel corso del suo lungo pontificato – il terzo più lungo della storia – diede al mondo 14 encicliche, 45 lettere apostoliche, 5 libri, e una teologia che aveva il profumo del cuore umano. Rinnovò il Codice di Diritto Canonico, il Catechismo della Chiesa Cattolica, e aprì l’orizzonte del terzo millennio con il Grande Giubileo del 2000, quando Roma divenne un’unica voce di popoli e lingue diverse, uniti dalla stessa fede.

Negli ultimi anni, il suo corpo si piegò sotto il peso della malattia, ma la sua anima rimase diritta come una croce. Predicò dal dolore, parlò dal silenzio, insegnò che la sofferenza è anch’essa una forma d’amore.

Il 2 aprile 2005, quando la sera scendeva sulla città eterna, egli si spense come una candela che non si consuma: “Lasciatemi andare alla casa del Padre.” Era la vigilia della Divina Misericordia, la festa che egli stesso aveva donato alla Chiesa. E così, il Papa del cuore e della croce tornò a Colui che aveva amato senza misura.

Oggi, quando pronunciamo il suo nome, sembra che il tempo si fermi un istante. Perché in lui l’uomo ha toccato Dio, e Dio ha toccato l’uomo.

San Giovanni Paolo II: il Papa del coraggio, della misericordia e del sorriso; il Papa che parlava con la voce del Vangelo e lo sguardo di Maria; il Papa che non ha avuto paura di amare fino alla fine. “Totus Tuus” tutto tuo, Maria. Tutto di Dio, tutto per l’uomo, tutto per la Chiesa.

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