La vocazione profetica di san Giovanni Battista è un mistero che inizia ancora prima della sua nascita. La sua vita è circondata da segni che mostrano come Dio stia preparando l’umanità all’arrivo di Gesù Cristo.
GERUSALEMME. Il Vangelo di Luca, nel suo impareggiabile capitolo primo, racconta che, quando Maria si reca dalla cugina Elisabetta, entrambe portano nel grembo una promessa divina: Maria porta Gesù, il Figlio di Dio, ed Elisabetta porta Giovanni, colui che sarà chiamato a preparare la strada al Messia. Quando Maria pronuncia il suo saluto, il bambino nel grembo di Elisabetta esulta di gioia. Quel movimento, semplice e misterioso, è già una profezia: Giovanni riconosce la presenza di Cristo prima ancora di nascere. Elisabetta, illuminata dallo Spirito Santo, proclama Maria beata per aver creduto alla parola del Signore. In questo incontro si intrecciano già l’attesa dell’Antica Alleanza e il compimento della Nuova.
La nascita di Giovanni è un segno della potenza di Dio. Elisabetta era sterile e avanti negli anni, ma ciò che sembrava impossibile agli uomini diventa possibile per il Signore. L’arcangelo Gabriele annuncia a Zaccaria, sacerdote del tempio, che la sua preghiera è stata ascoltata: “Tua moglie Elisabetta ti darà un figlio e lo chiamerai Giovanni”. Quel bambino avrà una missione unica: preparare i cuori ad accogliere il Salvatore.
Giovanni vive la sua vocazione nel deserto, luogo biblico del silenzio, della prova e dell’incontro con Dio. La sua vita è segnata dalla radicalità: veste di peli di cammello, si nutre di locuste e miele selvatico, conduce una vita di penitenza e richiama il popolo alla conversione. Non cerca il consenso degli uomini, ma la fedeltà alla missione ricevuta. La sua voce risuona con forza: “Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore”.
Giovanni non costruisce un movimento intorno a sé, non vuole essere seguito come un maestro terreno. Egli è il messaggero che indica un Altro. La sua grandezza consiste proprio nel non mettere se stesso al centro. Lui è completamente relativo, funzionale all’Altro che deve venire, a Gesù! Giovanni è la voce, non è la parola. La Parola è Gesù, il Verbo, la Parola che si fa carne!
Giovanni non è lo sposo atteso, è l’amico dello sposo come lui stesso si definisce in modo splendido! Lo sposo è Gesù, perché è Lui che possiede la sposa, quella sposa che sarà la sua Chiesa, il popolo santo dei redenti. Giovanni è l’amico dello sposo, l’amico che è vicino allo sposo, ne riconosce la voce e lo introduce al banchetto delle nozze, dove la sua gioia, e la gioia di tutti, finalmente sarà piena perché lo sposo è arrivato, lo sposo è qui!
Sul fiume Giordano avviene l’incontro decisivo con Gesù. Giovanni battezza il popolo con un battesimo di conversione, ma riconosce che davanti a lui c’è Colui che viene dall’alto. Per questo dice: “Io non sono degno di sciogliere il legaccio dei suoi sandali”. Con queste parole manifesta la sua umiltà e la sua profonda comprensione del mistero di Cristo.
Quando Gesù riceve il battesimo, Giovanni comprende che la sua missione è arrivata al compimento. La sua frase più luminosa è anche il suo testamento spirituale: “Egli deve crescere e io invece diminuire”. È una delle immagini più alte della santità cristiana: scomparire perché Cristo possa manifestarsi.
Giovanni è anche il profeta della verità. Non teme di parlare davanti al potere e denuncia il peccato del re Erode, ricordandogli che non è lecito vivere contro la legge di Dio. Per questa fedeltà viene imprigionato e poi condannato alla decapitazione. La sua morte mostra il prezzo della testimonianza: chi difende la verità può essere rifiutato dal mondo, ma resta fedele a Dio.
La figura di Giovanni Battista ha avuto un’enorme importanza nella storia cristiana. Il suo culto si diffuse fin dai primi secoli e numerose città lo hanno scelto come patrono. È venerato come l’ultimo dei profeti e il primo testimone del Cristo.
Nell’arte è spesso rappresentato con il bastone, la veste del deserto e il dito rivolto verso Gesù, perché tutta la sua esistenza può essere riassunta in quel gesto: indicare l’Agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo.
Giovanni Battista insegna che la vera grandezza non consiste nel dominare, ma nel preparare la strada a Gesù Signore; non nel cercare la propria gloria, ma nel diventare voce attraverso cui il Signore Gesù, la Parola vivente del Padre, nello Spirito d’amore parla al mondo.
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