La salute mentale come equilibrio fragile: tra stigma, limiti della medicina e possibilità di una guarigione “possibile”, costruita sul contesto e sulla comunità
ITALIA – Salute e malattia indicano due condizioni assai diverse. Si può mantenere uno stato di benessere anche quando si sopporta una malattia. Pensiamo, ad esempio, alla gioia di sapersi guariti da una malattia che credevamo grave e fatale. Ma pensiamo anche come un temporaneo stato di malattia, ad esempio un raffreddore, può alterare il nostro benessere mentale. Infatti alla gioia di una salvezza si contrappone il fastidio, il grave disagio prodotto dalla interruzione dei nostri programmi, dalle previsioni che avevamo fatto per realizzare qualcosa che ci interessava.
Dunque salute mentale non è ancora benessere, ma certamente è molto distante dalla malattia mentale. Tutti temiamo indistintamente che questa malattia sia la peggiore. Ricordo che una volta, col fine di mitigare il dolore di una madre per un figlio affetto da schizofrenia, ma pur sempre fisicamente sano e intelligente, feci presente altre situazioni di malattie con gravissime disabilità. Questa donna mi rispose che avrebbe preferito che suo figlio non camminasse o non vedesse, piuttosto che vedergli negate dalla malattia mentale quelle possibilità di esistenza che avrebbe potuto realizzare. È comune opinione ritenere che la malattia mentale non guarisca perché non vi sono cure risolutive.
La malattia mentale viene vista come quel male oscuro di cui parla il romanzo di Giuseppe Berto. Male oscuro perché invisibile, e in quanto tale sembra che non ci sia. Se la malattia è invisibile e non ha un percorso di guarigione, come fa a definirsi malattia? La medicina si occupa di ciò che può curare, e diventa difficile immaginare una medicina che si occupi di qualcosa che non si manifesta come una vera malattia. Questo è il paradosso della salute e della malattia mentale.
Per gli antichi, la salute mentale era equilibrio e armonia dei contrasti: conoscere se stessi, i propri limiti e le proprie possibilità, vivere secondo misura e realizzare le proprie qualità. Ma questo obiettivo di salute non è realizzabile per tutti gli individui, e forse per nessuno. Aumenta così la fascia del disagio, del dolore senza malattia. E tutto ciò non trova aiuto, e molte persone, anche per questo, non lo richiedono.
Oggi sentiamo spesso dire che è necessario investire di più nelle cure psichiatriche e superare lo stigma che accompagna i disturbi mentali. Tuttavia, dopo più di 50 anni di professione psichiatrica, posso affermare che la guarigione dei disturbi mentali è un obiettivo spesso velleitario. Esiste però l’obiettivo di una guarigione possibile: quella guarigione che è possibile per quell’individuo in quel determinato contesto, quella che tiene conto dell’individuo, del suo contesto e della sua storia.
Guarire, in questo senso, significa aiutare la sua mente a trovare le strategie migliori per pensare e per vivere. Pensare, dunque, e aiutare a pensare. A volte, un piccolo cambiamento può essere decisivo.
È giusto chiedere attenzione sul problema della salute mentale. Ma è altrettanto importante mettere in movimento le energie tecniche, sociali e politiche di cui già disponiamo, affinché la cura e il benessere mentale diventino davvero un obiettivo condiviso dell’intera comunità.
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