Anche oggi che Valentino Garavani ci ha lasciato, il suo inimitabile rosso diventa il colore che nella sua particolare tonalità sfuma tra talento e genio
Nessuna omologazione in carminio, corallo o quant’altro. Unico e senza alcuna possibilità di confronto, il rosso Valentino appare anche oggi, il giorno più triste, un qualcosa che profuma di vita, gioia e desiderio. Nato nella platea dell’Opera di Barcellona, siamo al tramonto degli anni cinquanta, dove la leggenda ci narra di un Valentino totalmente ammaliato da un’attempata signora che indossa in maniera disinvolta e parca un velluto che di colore fa magenta, una luce solitaria immersa in una folla che veste solo di bianco e nero. Senza nessuna possibile divagazione sul tema. Da quel momento per Valentino, all’epoca studente, il rosso, il suo rosso, diventa una piacevole ossessione, una sfumatura da sogno. Che nel suo personalissimo pentagramma cromatico si veste di porpora, rosso cadmio e carminio, magenta, giallo e nero, ma non basta, nell’anima delle nuances girovagano amore e passione, travolgente eleganza e filosofia. Una ciliegia che ammalia e diventa il dolce pretesto per ingentilire anche il lutto, come fece con Jackie Kennedy. Negli anni settanta il rosso diventa altresì fragranza, entrando elegantemente in una boccetta di profumo, dalle note fruttate e mai dome. E a teatro il rosso ci torna nel 2016 sul palcoscenico dell’Opera di Roma, con “La Traviata”, diretta da Sofia Coppola, potente e gentile omaggio alla sua visione di eleganza e leggiadria. Rosso Valentino, iconico e maestoso, il colore che l’imperatore della moda oggi ci dona, quasi a conservare l’epopea della sua splendida maison.
@Photo Credit by MVC Magazine
Zero Biscuit di Mauro Lama
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