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Rosario Livatino, un esempio per le giovani generazioni

5 minuti di lettura

Riportiamo integralmente un articolo di Annalisa Mancini pubblicato sulla rivista “Il Finanziere” sulla Peregrinatio della reliquia del Beato Rosario Livatino svoltasi a gennaio 2023 a Roma

Una iniziativa solenne per onorare la memoria di un uomo esemplare. La sua reliquia esposta in una teca d’argento anche nella chiesa di San Matteo Apostolo e Evangelista del Comando Generale dopo essere stata venerata nelle scuole e nei luoghi simbolo delle pubbliche Istituzioni repubblicane.

Rosario Livatino, il primo giudice elevato agli onori degli altari, fu un esempio di fede e di giustizia.

Soprannominato dai mafiosi “il santocchio” per la sua profonda fede in Dio e la quotidiana frequentazione della chiesa, si impegno con dedizione e serietà nel suo lavoro di magistrato, animato da integerrima coscienza e da principi di coerenza, egli usava dire: “Quando moriremo non ci verrà chiesto quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili”.
Con le sue inchieste finì con il diventare “scomodo” per le cosche agrigentine. Specialmente per la “Stidda” che cercava di affermarsi come clan mafioso. Tanto che gli “stiddari” decisero di eliminare quel magistrato esemplare, severo ed imparziale. Livatino era un bersaglio facile: girava senza scorta, non avendo voluto che altri rischiassero la vita con lui. La mattina del 21 settembre 1990 mentre guidava la sua auto da Canicattì alla volta del tribunale di Agrigento, fu speronato dall’auto di un commando mafioso e freddato senza pietà, come racconta la sua camicia insanguinata.

Aveva solo 38 anni.

Gli esecutori dell’omicidio, individuati e condannati all’ergastolo con sentenza definitiva, furono indicati da un coraggioso testimone: Pietro Nava di Sesto San Giovanni, che, sopraggiunto poco dopo, vide atterrito la disperata fuga a piedi del giudice nella campagna, dove uno dei sicari lo raggiunse sparandogli in pieno viso. Il 16 ottobre 2001 la Cassazione ha confermato la condanna all’ergastolo anche dei mandanti del delitto.

Proprio quella camicia insanguinata è la reliquia portata a Roma da Agrigento, nella settimana dal 14 al 21 gennaio 2023 per essere solennemente esposta, in una teca d’argento, alla venerazione non solo nelle chiese e nelle scuole, ma anche nei luoghi più rappresentativi delle pubbliche Istituzioni della Repubblica Italiana: la Camera e il Senato, la Suprema Corte di Cassazione, il Consiglio Superiore della Magistratura, il Ministero di Grazia e Giustizia, il Comune di Roma e il Comando Generale della Guardia di Finanza. La Venerabile Arciconfraternita di Santa Maria Odigitria dei Siciliani in Roma, il Primicerio, monsignor Renzo Giuliano e il “Comitato Peregrinatio Beati Rosarii Livatino” hanno promosso l’iniziativa della solenne Peregrinatio romana della camicia intrisa del sangue di Rosario Livatino, “Fidei et Justitiae Martyris”, quale tangibile testimonianza contemporanea di una figura ammirevole di giudice e di credente. Una figura “unificante” che valorizza l’unità nazionale e la riscoperta della Pietà Popolare, ma soprattutto un esempio e un’ispirazione per le giovani generazioni, “perché fece cose ordinarie in modo straordinario”.

Nel corso della settimana dedicata a Rosario Livatino, sono state predisposte manifestazioni civili, religiose, militari e culturali. Il “Centro Studi Rosario Livatino” ha organizzato il convegno: “L’attualità del Beato Rosario Livatino” presso la Biblioteca del Senato della Repubblica – Sala Capitolare di Santa Maria Sopra Minerva, dove è stata allestita anche la mostra: “Sub Tutela Dei: il giudice Rosario Livatino” per illustrare la storia dell’uomo Servo di Dio, la cui credibilità fu affidata alla sua piena coerenza tra fede cristiana e vita personale e professionale, fino al martirio.

Un altro momento di confronto, rivolto a tutte le componenti della società civile, dal titolo “Beato Rosario Livatino: l’universale esempio del giusto. Dialoghi tra economia, fede e giustizia” ha avuto luogo nella sede nazionale di Confindustria, in occasione dell’ostensione della reliquia. Il 20 gennaio, la “Peregrinatio” ha toccato anche la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri dove, alla presenza del ministro di Grazia e Giustizia, Carlo Nordio, si è tenuto un concerto cui ha fatto seguito il disvelamento dei quattro grandi dipinti di Tahar Ben Jelloun e Piero Pizzi Cannella, dedicati a Livatino. “I due pittori, leggendo i testi del Vescovo Libanori e di Mons. Giuliano – ha dichiarato Lorenzo Zichichi presidente de Il Cigno GG Edizioni che ha realizzato il catalogo della mostra – hanno tradotto nel solco della tradizione iconografica cattolica il messaggio di Livatino, martire della giustizia e della Chiesa, un uomo che credeva in ciò che faceva e che aveva un rigore esemplare. Hanno reso monumentale sia il manto della Madonna, indossato per la passione di Cristo ma pieno di speranza nella Resurrezione, sia il quadro con la lista dei magistrati che hanno sacrificato la loro vita nella lotta alla mafia. È un elenco intriso di sgomento laico e cristiano, come una lapide a perenne memoria”.

La cerimonia di beatificazione del magistrato si svolse il 9 maggio 2021 nella Cattedrale di Agrigento, dopo il processo canonico istituito nel 1993 dalla Curia di Agrigento, in seguito a varie segnalazioni di sacerdoti, con i quali il magistrato ebbe un intenso scambio culturale e alle testimonianze sulla sua vita e la sua santità di molte persone, tra cui quella di uno dei quattro killer, che ha riferito le ultime parole, piene di mitezza del giudice: “Picciotti, che vi ho fatto?”.

Rosario Livatino è stato un grande siciliano, che ha donato la sua vita per la giustizia e la legalità, sapendo coniugare fede e diritto, ha portato avanti inchieste pericolose e ha utilizzato strumenti di contrasto innovativi, come la confisca dei beni ai mafiosi. Aveva fiducia nelle Forze dell’ordine e nutriva una particolare stima per le Fiamme Gialle, un Corpo in grado di unire l’abilità investigativa sul fronte economico e finanziario con le capacità operative.

La Guardia di Finanza, nei giorni del 18 e del 19 gennaio, ha reso omaggio al giovane giudice con l’esposizione della teca d’argento nella Chiesa di San Matteo Apostolo ed Evangelista della Caserma “Gen. B. Sante Laria”, sede del Comando Generale della Guardia di Finanza.

La reliquia è stata trasferita con una solenne cerimonia nel salone d’onore, dove si è svolto il convegno: “Livatino pellegrino di giustizia e di fede”, alla presenza del Comandante della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Zafarana e di Monsignor Santo Marcianò, Arcivescovo Ordinario militare per l’Italia. Al convegno, a cui hanno assistito i giovani Finan-zieri, sono intervenuti l’avvocato Domenico Menorello, il Procuratore del Tribunale di Avellino e Vicepresidente del “Centro Studi Rosario Livatino”, Domenico Airoma, il Capo Ufficio Tutela Economia e Sicurezza del Comando Generale, t. ST Carmine Virno, il Primicerio, Monsignor Renzo Giuliano. Nel corso dell’incontro è stato proiettato un video sul Beato, realizzato dal “Centro Studi Livatino”.

“Accogliere la reliquia del magistrato per noi non è soltanto un fatto simbolico o esteriore – ha detto il Generale Zafarana nel discorso introduttivo. – Lo dimostra la partecipazione degli allievi dei reparti in formazione presenti qui e quelli collegati in video da diverse città italiane. Rosario Livatino resta esemplare per tutti gli appartenenti al corpo e per tutti i servitori dello Stato. La sua figura, in maniera sublime, riesce a coniugare l’essere cristiani con i valori che sono propri di un servitore dello Stato. E ciò è di fondamentale importanza, perché è un modo per far formazione, per insegnare ai giovani allievi, per dare un punto di riferimento che è assolutamente straordinario per tutti noi”.

Monsignor Santo Marcianò nel suo intervento ha evidenziato come “la radice del termine testimone è quella che fa riferimento al martirio. Infatti dire testimone è dire martire.

E lui, il suo essere testimone l’ha vissuto in pieno, fino al martirio. È significativa anche la sua scelta di non avere la scorta. I giovani hanno bisogno di punti di riferimento per cogliere la verità dell’essere, la verità della legalità, la verità del vivere in generale. Avere queste certezze in persone che hanno dato la vita fino alla morte, credo sia un Servizio altissimo”.

La “Peregrinatio” ha comunicato a tutti un’emozione irripetibile, inducendo a una riflessione collettiva sul sacrificio di Livatino, come su quello di tanti altri tra cui Falcone, Borsellino, Chinnici, che hanno dimostrato come la Sicilia può trovare una via d’uscita dalla schiavitù della mafia e i giovani devono essere educati nel segno dei valori morali per i quali diedero la vita magistrati, militari, sacerdoti, comuni cittadini. 

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