Il lavoro non può essere considerato soltanto una dimensione produttiva. Al centro devono restare la persona, la famiglia e la possibilità di conciliare vita professionale e genitorialità. È questo il messaggio lanciato dalla Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, intervenuta al panel “Libertà nel lavoro, non dal lavoro” nell’ambito del 3° Festival dell’Umano Tutto Intero” promosso dal network “Ditelo sui Tetti” guidato dall’Avv. Domenico Menorello
ROMA. L’incontro, ispirato alla riflessione contenuta nell’enciclica Laborem Exercens promossa da Papa Giovanni Paolo II, pubblicata il 14 settembre 1981– «Lo scopo del lavoro non è il lavoro stesso, ma l’uomo» – ha posto al centro il tema della conciliazione tra occupazione e responsabilità familiari, con particolare attenzione alla maternità.
«Abbiamo affrontato un argomento fondamentale che è proprio la conciliazione tra genitorialità e lavoro», ha spiegato la Ministra. «Quando si parla di maternità bisogna riconoscere che sulle donne grava ancora il carico maggiore della cura familiare. È un tema essenziale per la conservazione dell’umano e delle relazioni».
Secondo Roccella, il dibattito pubblico continua a sottovalutare il valore del lavoro di cura, che rappresenta una componente decisiva della coesione sociale.
«Per le donne – ha sottolineato – quando si parla di accesso al lavoro si parla spesso di doppio lavoro. C’è quello professionale e c’è quello della cura, che continua a essere poco riconosciuto nonostante sia fondamentale per mantenere vive le relazioni, la solidarietà e la stessa esperienza della genitorialità».
Più donne al lavoro
Nel corso del confronto, la ministra ha rivendicato i risultati ottenuti dal Governo sul fronte dell’occupazione femminile.
«Abbiamo avuto molto a cuore la promozione del lavoro femminile e i dati ci dicono che, per la prima volta dopo molti anni, la percentuale di donne occupate è aumentata in modo significativo», ha affermato. «Non solo: si tratta di lavoro stabile e di qualità, non di occupazione precaria».
Un risultato che, secondo Roccella, è stato favorito da una serie di misure dedicate alle famiglie e alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, tra cui il rafforzamento dell’assegno unico, l’estensione dei congedi parentali e il sostegno economico ai servizi per l’infanzia.
«Abbiamo difeso e implementato l’assegno unico, introdotto tre mesi di congedo parentale retribuiti all’80% e incrementato i sostegni per gli asili nido. Sono strumenti concreti per aiutare le famiglie e favorire l’occupazione femminile».
Il Codice per le Imprese in favore della Maternità
Uno dei temi centrali dell’incontro è stato il “Codice per le imprese responsabili in favore della maternità”, promosso dal Ministero per la Famiglia e sostenuto da diverse realtà del mondo produttivo.
Per la Ministra, la sfida non riguarda soltanto le politiche pubbliche, ma anche il ruolo delle aziende: «Questa certificazione è fondamentale perché vogliamo creare un clima generale di attenzione alla genitorialità, soprattutto all’interno delle imprese», ha spiegato. «Il welfare aziendale deve essere sempre più orientato a sostenere madri e padri nella gestione della vita familiare».
L’obiettivo è costruire ambienti di lavoro in cui la scelta di avere figli non rappresenti un ostacolo alla crescita professionale: «Le donne devono essere veramente libere di avere i figli che desiderano e, allo stesso tempo, di sviluppare la propria carriera senza penalizzazioni. La maternità non può essere vissuta come un freno o un costo professionale».
«Tornare al valore sociale della maternità»
Nel suo intervento, Roccella ha insistito sulla necessità di recuperare una visione collettiva della natalità: «Avere figli è certamente una scelta personale e un progetto di felicità individuale, ma è anche qualcosa che riguarda tutta la società», ha osservato. «Per questo dobbiamo tornare a riconoscere il valore sociale della maternità e della paternità».
Un richiamo che si estende anche al mondo delle imprese e alla loro funzione sociale.
«Non vogliamo imporre obblighi o adottare un approccio dirigista», ha concluso la ministra. «Vogliamo invece promuovere responsabilità, solidarietà e partecipazione. Esiste una responsabilità sociale d’impresa che va riconosciuta e valorizzata, perché sostenere le famiglie significa investire nel futuro dell’intera comunità».
Un messaggio che si inserisce nel più ampio dibattito sul calo demografico e sulla sostenibilità del sistema sociale italiano, dove il tema della conciliazione tra lavoro e famiglia continua a rappresentare una delle principali sfide per le politiche pubbliche e per il mondo produttivo.
- Stare accanto ai più fragili | Santo e Francesca Versace al Festival dell’Umano Tutto Intero
- VIDEO | «La vita debole: scorcio esistenziale da accogliere o eliminare?» Intervista a Carlo Alberto Adami al 3° Festival dell’Umano Tutto Intero
- Luciana Traetta: «Il carcere non finisce quando si apre il cancello»
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
