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Arte, Cultura, Storia e ArcheologiaSlide-mainVideo

Rocca Calascio, fotografie di un panorama italiano d’eccellenza

2 minuti di lettura

Prosegue la rubrica “Arte, Cultura, Storia e Archeologia” curata da Carlo Franchini. Un viaggio alla scoperta delle bellezza, delle curiosità, del fascino dell’Italia di ieri e di oggi.

Testo di Gloria Zarletti
Foto e video di Carlo Franchini

Guarda il video su YouTube.

L’AQUILA – Sembra la scena di un fantasy invece è tutto vero. Rocca Calascio (Aq), il borgo più rappresentativo dell’Abruzzo, domina a 360 gradi e da un’altezza di m 1520 s.l.m la valle del Tirino nel versante sud del Gran Sasso ed è con i suoi mille anni di vita il più affascinante castello d’Italia. Per la sua posizione ha fatto da scenario a tanti film famosi (Lady Howke, Il nome della rosa), e continua a comparire su selfie e scatti d’autore di un turismo continuo, in tutte le stagioni.

Nato come punto di osservazione strategico per la comunicazione tra i castelli del territorio e quelli della costa adriatica, si serviva di un suggestivo sistema di specchi di giorno e di torce la notte. La sua bellezza nasce dalla fusione della sua imponente dimensione con l’impervio territorio circostante considerato da sempre un panorama d’eccellenza. Nel Rinascimento, però, sotto la baronia dei Carapelle, la Rocca si arricchisce di edifici civili e religiosi grazie al commercio della lana di pecora attestatosi qui con la transumanza proveniente dalla Puglia da cui i pastori portarono, oltre ai loro prodotti, anche tradizioni e la toponomastica (esempio ne sia il vicino paese di Castel del Monte, che richiama il famoso castello di Federico II).

Proprio per questa sua bellezza e le sue potenzialità (80mila turisti l’anno), Rocca Calascio ha vinto il bando “Attrattività dei borghi”, che gli permetterà, grazie ai fondi europei (20 milioni di euro), di rigenerarsi culturalmente e proporsi anche come modello per altre realtà nazionali.

Il restauro della Rocca sarà il punto di partenza per quella che il sindaco Paolo Baldi considera una vera e propria “rivoluzione”. “Creeremo un polo culturale e servizi turistici – ha dichiarato all’Ansa – tra cui un albergo diffuso per recuperare edifici abbandonati del borgo e ci concentreremo anche sulle attività tradizionali come la pastorizia”. Il progetto si propone di mantenere l’autenticità del sito, che scaturisce dal particolare rapporto tra architettura, uomo e natura, cui si aggiungerà il flusso turistico e darà una nuova identità alla Rocca più famosa d’Italia che senza perdere il suo antico fascino avrà guadagnato in termini economici per tutto il territorio e l’intero Abruzzo.

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