Il festival Robe da Mati celebra la follia della città di Treviso nel 1992 con la mostra “Adamo ed Eva” di Arturo Martini. Organizzato dalla cooperativa Sol.Co., il festival propone anche altre “Lezioni di Follia” come la discussione sulle “Follie dell’imprenditore” e la mostra di Outsider Art “Stand Alone”.
TREVISO. Il festival Robe da Mati sta celebrando la felice follia della città di Treviso nel 1992, quando fu possibile acquisire “Adamo ed Eva” di Arturo Martini grazie a una sottoscrizione pubblica di grande successo che coinvolse molte istituzioni e privati cittadini.
La mostra è ancora in esposizione al Museo Bailo, e la ricostruzione dell’impresa sarà raccontata dai protagonisti in prima persona. Il direttore dei Musei Civici, Fabrizio Malachin, introdurrà l’evento nel chiostro del Museo Bailo accanto al gruppo di pietra bianca alto oltre tre metri che è divenuto simbolo del museo.
Altre opere di Arturo Martini sono state acquisite grazie alla generosità dei cittadini, e oggi il Museo Bailo vanta la più ampia e organica raccolta di opere dell’artista trevigiano, considerato il più importante scultore del Novecento.
Il festival, organizzato dalla cooperativa sociale Sol.Co., continuerà con altre “Lezioni di Follia”. Giovedì 22 giugno, a Palazzo Giacomelli, Alessandro Garofalo, Elena Ceschelli (Bevande Futuriste) e Fabio Brescancin (Ecor-NaturaSì) si confronteranno sulle “Follie dell’imprenditore”. Fino al 25 giugno, nella Sala Foffano del Museo Santa Caterina di Treviso, è aperta la mostra di Outsider Art “Stand Alone” a cura di Silvana Crescini.
Sono circa cinquanta le opere in mostra che raccontano i mondi alternativi di Giacomo e Agostino Goldani, due artisti affetti da malattie psichiche. Le loro opere, che nascono tra le pareti dei luoghi fisici in cui gli artisti le hanno dipinte, sono lontane dai canoni classici e dalle correnti del mondo dell’arte, ma restituiscono tutta la forza dell’espressione artistica e della meraviglia della follia.
La presidente della cooperativa sociale Sol.Co., Luciana Cremonese, afferma che la follia può essere vista come un’opportunità da cogliere e valorizzare, come dimostra l’esperienza di Treviso del 1992.
La città si è unita per acquisire una scultura molto importante e ha creato un clima straordinario di condivisione e partecipazione. In tutti noi, afferma Cremonese, esiste la follia così come esiste la ragione, e sta a noi coltivare e valorizzare questa dimensione umana non come una malattia, ma come una opportunità di crescita e di espressione creativa.
L’ingresso agli eventi del festival è libero fino ad esaurimento posti disponibili, e l’evento si svolgerà anche in caso di pioggia.
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