Dal sabato sera televisivo degli anni ’60 alla società di oggi: riflessioni su corpo, libero arbitrio e fragilità umana
ITALIA – Andarsene conservando ancora la possibilità di voltarsi indietro. Oppure attendere l’ultimo colpo sparato nell’ultima battaglia, e così abbandonare la lotta quotidiana senza che nessuno se ne accorga. C’è una terza possibilità: andarsene e basta.
Come hanno fatto le gemelle Kessler, icone di un’epoca televisiva. Perfette nella loro agilità e coordinamento, bellezze algide senza malizia, quasi finte. La loro eleganza non dava adito a desideri lascivi, soltanto ammirazione. Chi le scelse nel casting del sabato sera aveva centrato il gusto degli italiani di allora. Negli anni ’60 il piccolo schermo in bianco e nero era l’oggetto di consumo più ambito, e lo spettacolo del sabato sera era costruito per tutti, indipendentemente dall’età e dal livello culturale.
Sono trascorsi più di 60 anni da allora. Oggi lo scenario è completamente diverso: ballerine con evidente sex appeal, sketch osé e linguaggi volgari che fanno audience. La violenza verbale e delle immagini non conosce limiti. È il singolo individuo che sceglie cosa vedere, ma i contenuti promozionali e pubblicitari spesso impongono immagini e messaggi non graditi. La risposta ovvia è il mercato, che stabilisce ciò che è lecito o meno.
Un tempo esisteva la censura, che filtrava anche opere d’arte. Nei secoli passati la nudità era giustificata dall’arte e dai valori che rappresentava. Oggi il corpo è esibito senza filtri, e chi si oppone a questa legge di mercato è considerato illiberale. Genitori ed educatori devono districarsi in un labirinto di concessioni e divieti, senza conoscerne i limiti e i rischi.
Il corpo è fatto per l’Uomo e non il contrario. Se appartiene all’Uomo, questi ne può disporre come vuole. La morte diventa una scelta, e in quanto tale libera: libero arbitrio, “free will”. Anche gli animali sentono di morire e si allontanano in luoghi nascosti. Gli esseri umani, a forza di pensarci, muoiono effettivamente.
Ci si domanda perché i soggetti con depressione siano in aumento. La legge di Darwin dovrebbe indicare il contrario, ma la fragilità umana porta con sé altruismo, senso di colpa, abitudini ossessive e paura. Elementi che sembrano debolezza, ma che in realtà rappresentano una forza evolutiva. I soggetti depressi non credono nel futuro, ma ne diventano inconsapevolmente artefici.
La vita ci sottopone a esperienze difficili e traumatiche che ci indeboliscono e ci lasciano senza speranza. Ogni modalità con cui tentiamo di uscirne va compresa e rispettata. Il corpo, con tutta la sua fragilità e le emozioni che produce, nel bene e nel male, resta l’unica realtà che siamo certi di avere.
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