Gli allagamenti che hanno colpito ieri la zona di Casale sul Sile sollevano nuovamente la questione del rischio di inondazione nel territorio circostante e l’urgenza di anticipare tali fenomeni per ridurre i danni economici. La Commissione Europea ha recentemente reso disponibile un nuovo visualizzatore delle zone a rischio inondazione online, evidenziando una parte significativa della provincia di Treviso tra le aree considerate a rischio, principalmente legate ai corsi d’acqua del Piave, del Livenza, del Sile e del Monticano.
Particolarmente preoccupante è l’area a rischio nella zona Nord del comune di Treviso, legata al sistema idrico Pegorile Botteniga-Piavesella.
L’Osservatorio Città Clima di Legambiente (disponibile qui: https://cittaclima.it/) ha censito gli eventi meteorologici estremi avvenuti nel 2023. Come si può osservare dalla mappa, in Veneto se ne sono contati 24 di cui 5 in provincia di Treviso:
- 3 trombe d’aria (Carbonera il 30/10, Pieve di Soligo e Farra di Soligo il 3/8)
- 1 allagamento da piogge intense (Gorgo al monticano l’8/8)
- 1 frana da piogge intense (Pieve del Grappa l’11/5)
E’ un effetto del consumo di suolo che viene registrato da anni in città dove diverse zona sono diventate a rischio allagamenti proprio a causa della cementificazione diffusa del territorio a cui, poi, è necessario rispondere con la realizzazione di invasi i cui costi sono a carico del Comune.
L’errata tombinatura di fossati e canali, che precedentemente assorbivano parte delle acque meteoriche, ha ulteriormente compromesso la capacità del territorio di gestire le precipitazioni intense. Questa situazione sottolinea l’importanza di fermare il consumo di suolo, poiché i suoi effetti negativi non si limitano solo alla gestione delle acque, ma influiscono anche sulla qualità dell’aria, sull’aumento delle temperature nelle aree urbanizzate e sulla sicurezza complessiva della città.
Bloccare il consumo di suolo, quindi, è una questione che riguarda la vivibilità della città ma anche la sua stessa sicurezza.
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