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Referendum sulla giustizia, il Nordest spinge per il sì

Nel Nordest il vento soffia a favore della riforma della giustizia. Almeno su uno dei suoi cardini più controversi: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Secondo il sondaggio Demos per l’Osservatorio del Nordest, il 62% degli intervistati si dichiara “molto” o “moltissimo” d’accordo con la proposta che a marzo sarà sottoposta a referendum

ITALIA. Un dato politicamente rilevante, non solo per l’ampiezza del consenso, ma per ciò che racconta del rapporto – sempre più complesso – tra cittadini e magistratura.

Il Nordest, tradizionalmente sensibile ai temi dell’efficienza istituzionale e della certezza del diritto, sembra esprimere una domanda chiara: una giustizia percepita come più equilibrata, meno corporativa, più comprensibile nel suo funzionamento. La separazione delle carriere viene letta, da una maggioranza netta, come uno strumento capace di migliorare il sistema, riducendo ambiguità e conflitti di ruolo che nell’immaginario pubblico indeboliscono l’imparzialità del giudizio.

Ma il dato forse più interessante emerge incrociando il consenso alla riforma con il livello di fiducia nella magistratura. Qui la percentuale scende al 48%, sotto la soglia della maggioranza. È una frattura che pesa. Non siamo di fronte a un rigetto dell’ordine giudiziario, bensì a una fiducia selettiva, diseguale, fortemente connotata sul piano politico.

Tra gli elettori di Alleanza Verdi Sinistra e del Movimento 5 Stelle la fiducia supera il 70%; tra quelli del Partito Democratico sfiora addirittura l’80%. All’opposto, tra gli elettori del centrodestra la fiducia crolla. È il segno di una magistratura che continua a essere percepita come un attore politico, o quantomeno politicizzato, soprattutto da una parte consistente dell’elettorato. Questo, in un referendum che chiama direttamente in causa l’assetto del potere giudiziario, rischia di diventare il vero terreno di scontro.

Il paradosso è evidente: il sostegno alla separazione delle carriere appare trasversale, ma le motivazioni che lo alimentano sono diverse, se non opposte. Per alcuni è una riforma di garanzia, per altri una correzione necessaria a un potere ritenuto troppo invasivo; per altri ancora un passo verso una giustizia più “normale”, meno eccezionale nel dibattito pubblico. Questa eterogeneità può allargare il bacino del sì, ma rende più fragile la costruzione di una narrazione condivisa.

Nel Nordest, intanto, il messaggio che arriva è netto: la giustizia è un tema maturo, non più confinato agli addetti ai lavori. Il 62% favorevole alla separazione delle carriere indica che l’elettorato ha già formulato un giudizio, spesso severo, sul funzionamento attuale del sistema. Resta da capire se questo consenso saprà tradursi in partecipazione al voto. Perché, come spesso accade nei referendum, il vero avversario potrebbe non essere il no, ma l’astensione.

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