A meno di un anno dalla Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si pensa già al recupero e al riuso degli Impianti Sportivi
CORTINA – Manca sempre meno ormai alla Cerimonia di Apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Le Olimpiadi infatti inizieranno il 6 febbraio 2026 allo Stadio “Giuseppe Meazza” in San Siro di Milano per poi chiudersi il 22 febbraio all’Arena di Verona.
Proprio dall’antico e importante monumento veneto si ripartirà il 6 marzo per i Giochi Paralimpici che termineranno invece il 15 di marzo nel ristrutturato Stadio Olimpico del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo. Molte le location, alcune già presenti, altre rimodernate, altre ancora create appositamente. Un totale di 44 impianti sportivi utilizzati (tra gare e allenamenti) e 50 opere di trasporto, il tutto nelle quattro macro aree di Milano, Valtellina, Cortina e Val di Fiemme, per un’estensione complessiva di oltre 22mila chilometri quadrati.
Le strutture già esistenti
L’organizzazione delle Olimpiadi del 2026 ha scelto un modello innovativo che prevede il riutilizzo di circa il 90% delle strutture già esistenti. In questo modo si cerca di ridurre i costi e l’impatto ambientale, valorizzando allo stesso tempo le strutture storiche già presenti.
La scelta è chiara già dalle location decise per le Cerimonie di Apertura, ma passa anche per l’utilizzo del Mediolanum Forum di Assago che sarà teatro del torneo di hockey su ghiaccio, ed è già sede di eventi sportivi e musicali di livello internazionale. Ci sono anche le strutture utilizzate per i Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 come il trampolino di Predazzo e lo Stadio del Fondo di Tesero in Trentino Alto-Adige che saranno il palcoscenico delle gare di salto con gli sci e sci di fondo.
Considerando l’elevato costo della creazione di strutture ad hoc e i tempi per realizzarli, l’adozione di questo tipo di fruizione degli impianti, riadeguati per l’occasione, permette di contenere il budget ma anche di ridurre l’impatto ambientale che delle nuove costruzioni possono creare.
Gli impianti da ristrutturare
Sono passati troppi anni dalla settima edizione dei Giochi Olimpici Invernali a Cortina 1956. Sono cambiati anche i tempi e i numeri, passando da 923 atleti provenienti da 32 Paesi a oltre 3500 da più di 90 Nazioni.
Delle strutture costruite per quell’occasione rimangono le storiche piste da sci, usate anche in gare di Coppa del Mondo, lo Stadio Olimpico del Ghiaccio (teatro della Cerimonia di Chiusura delle Paralimpiadi e del torneo di Curling) e la discussa Eugenio Monti sede del bob, skeleton e dello slittino. La sua completa ristrutturazione (non ancora completata ma dovrebbe essere collaudata entro fine mese) è stata vittima delle critiche più feroci sia per le lunghe tempistiche e i costi, sia per l’impatto ambientale.
Intanto lunedì 24 marzo i tecnici delle federazioni internazionali (Ibsf per bob e skeleton, Fil per lo slittino) passeranno per un sopralluogo cercando di scongiurare l’assurda eventualità di spostare queste gare a Lake Placid, negli Stati Uniti.
Le nuove costruzioni
Proseguono intanto le costruzioni di nuove strutture come l’Arena Santa Giulia di Milano, destinata alle gare maschili di hockey su ghiaccio. Questa dovrebbe essere ultimata a dicembre 2025, con costi lievitati da 180 a 210 milioni di euro.
Allo stesso tempo andranno creati da zero i tre villaggi Olimpici. Non ce n’era stato bisogno nel 1956 vista la presenza delle tantissime strutture ricettive presenti a Cortina e dintorni. Essendo però più che triplicati i numeri dovranno ovviamente essere costruite delle sedi per ospitare non solo gli atleti ma anche tutti gli addetti ai lavori e gli innumerevoli turisti.
Il Villaggio Olimpico di Cortina deve però ancora essere iniziato, mentre quello di Milano dovrebbe essere completato entro l’estate. Il Villaggio Olimpico in Val di Fiemme a Predazzo, costato 53,6 milioni di euro, sarà pronto entro ottobre 2025.
Il riuso degli impianti
L’idea è quella di non lasciare le classiche “cattedrali nel deserto” come è spesso capitato in tutti i grandi eventi sportivi. Basti pensare agli enormi stadi costruiti letteralmente nel deserto per il Mondiale in Qatar del 2022. L’organizzazione ha previsto infatti di lasciare un’eredità sostenibile attraverso un piano che favorisca l’uso degli impianti anche dopo i Giochi Olimpici, donandoli alle comunità locali e cercando di utilizzarli anche per altri eventi di livello internazionale.
Ad esempio il Villaggio Olimpico di Milano verrà riconvertito in residenze per studenti universitari e alloggi a prezzi accessibili, mentre le strutture temporanee saranno progettate con materiali riciclabili e con l’obiettivo di essere smontate e riutilizzate in altri contesti.
Oltre a queste, verranno potenziate e ampliate tutte le infrastrutture di collegamento tra le varie sedi. I treni ad alta velocità e le nuove autostrade garantiranno un facile accesso ai luoghi di gara, facilitando gli spostamenti di atleti, staff e spettatori. Il piano di mobilità punta su trasporti a basso impatto ambientale e sull’uso di navette elettriche per i trasferimenti locali.
Questi interventi mirano a ridurre la congestione e l’inquinamento, per quanto ovviamente l’impatto sarà comunque considerevole. Proprio per questo l’organizzazione si è posta l’obiettivo di rispettare elevati standard di sostenibilità ambientale cercando la riduzione delle emissioni e un’attenzione particolare all’impatto ecologico. Gli impianti principali saranno alimentati con energie rinnovabili, con un occhio di riguardo al riciclo e alla riduzione dei rifiuti durante l’evento.

Photo Credits: milanocortina2026.olympics.com
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