“Si” al sostegno di Kiev
Bruxelles. “Viviamo in tempi critici e pericolosi, la sicurezza dell’Europa è minacciata in modo serio” così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha definito il difficilissimo momento storico a cui l’Europa è chiamata a dare una risposta.
Ieri, nella sede della Commissione Europea, i 27 Stati dell’Unione hanno dato il via libera al piano in 5 punti presentato dalla Presidente Ursula von der Leyen.
“ReArm”è la proposta approvata nella tarda serata di ieri che prevede 800 miliardi per il riarmo. L’Unione libera 650 miliardi di fondi dai vincoli del Patto di Stabilità che possono essere utilizzati dai vari Paesi per le spese della difesa, a ciò si aggiunge un nuovo fondo di 150 miliardi di bond emessi dalla Commissione per concedere prestiti ai singoli Paesi dell’Unione.
Il piano per la pace
Dei 27 Paesi solo l’Ungheria di Orban non ha approvato i principi discussi nel corso della riunione straordinaria per la pace che comprendono la sovranità di Kiev, più aiuto militari, il coinvolgimento dell’Ucraina nei negoziati di pace e la necessità di avere “ garanzie di sicurezza solide e credibili” per Kiev e l’Unione.
I 5 punti sul riarmo
Tutti e 27 i Paesi hanno approvato il piano per il riarmo. Un’accelerazione
non scontata sul dossier relativo al riarmo europeo.
I 5 punti riguardano: le clausole di salvaguardia, le spese per la difesa non rientrano nei vincoli del Patto di Stabilità.
Verranno emessi eurobond per 150 miliardi affinchè i vari Paesi possano potenziare la loro difesa.
Il bilancio dell’UE sarà flessibile sull’impegno dei fondi di coesione.
La Banca europea degli investimenti sarà impegnata a finanziare i progetti di “dual use” per impianti militari, infine ci potranno essere utilizzati capitali privati.
L’unità a 27
“Oggi è una giornata importante per la difesa europea e l’Ucraina“, sottolinea il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che riesce a far superare l’unità del voto a 27 facendo approvare un allegato alle conclusioni sul piano di difesa. I 26 leader europei scelgono di scaricare il premier ungherese Orban, lasciato solo a dire “No” al sostegno all’Ucraina.
A sostegno dell’Ucraina
Sul fronte finanziario a Kiev vengono assicurati 30,6 miliardi di euro per il 2025, con la richiesta di incrementare le risorse dello Strumento europeo per la pace (European Peace Facility). Oltre a ciò i capi di Stato e di governi dell’Ue si rendono disponibili a “intensificare urgentemente” gli sforzi per rispondere alle urgenti esigenze militari e di difesa dell’Ucraina”.
Per il futuro, l’Unione europea dichiara la sua disponibilità a lavorare per quelle ‘garanzie di sicurezza’ da ottenere soprattutto in un’ottica post-negoziale e di pace.
La posizione di Meloni
In un punto stampa al termine del vertice UE Giorgia Meloni ha dichiarato:“Abbiamo condotto una battaglia per escludere la possibilità che i fondi di coesione venissero forzatamente dirottati alle spese sulla difesa. È rimasta una clausola che prevede la volontarietà: le nazioni che vorranno lo potranno fare, non possiamo impedire che altri decidano di fare questa scelta. Ma l’Italia non intende farlo e proporrò al Parlamento di chiarire fin da subito che l’Italia non intende dirottare fondi della coesione, importantissimi per noi, sull’acquisto di armi. Sarà una decisione che prenderemo insieme al Parlamento”.
La premier Meloni ha ribadito il no all’invio di truppe europee in Ucraina. Ha rilanciato inoltre l’impegno dell’Italia per un vertice Usa-Ue.
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