Dal romanzo di Jane Austen arriva al cinema la tormentata storia delle sorelle Dashwood, Marianne e Elinor, che, alla pari della sorella minore e della madre, dopo la morte del padre si ritrovano improvvisamente sul lastrico viste le leggi del’epoca che prevedevano l’intero passaggio dell’eredità al fratellastro maschio.
L’adattamento dell’intramontabile, splendido romanzo di Jane Austen datato 1811sembra dare del tu allo spettatore fin dall’inizio, quando il romance in costume svela subito la sua indole. Per appassionati del genere forse, ma tant’è. Interpretato da Daisy Edgar – Jones ed Esmé Creed-Miles con l’ispirata seconda esperienza alla regia di Georgia Oakley, non può prescindere dal rapporto tra le due sorelle Dashwood che, dopo la morte del padre e la perdita dell’eredità che il fratellastro non pensa di certo a dividere, si ritrovano alle prese con un paradigma sociale, completamente disarcionato, rovesciato. Ad iniziare dal trasloco verso un’abitazione molto più modesta, nel Devonshire. E da qui le due sorelle maggiori prenderanno quota verso la vita e gli amori, i tradimenti e le disillusioni. La precarietà e l’amore tra le due sorelle diventa il corpus narrativo della storia, che rende parecchio nella trasposizione cinematografica, prendendo per il bavero la personalità e l’approccio verso l’amore di Elinor, parca e attenta a disarcionare le sue passioni e Marianne, che si rivolge ai sentimenti in maniera più aperta, libera e desiderosa di vivere la vita con il piglio impavido. Da qui il titolo del romanzo che diventa opera cinematografica. Tenendo sempre aperto il file del cambiamento, della traccia emotiva che concede spazio ai sentimenti senza il controllo assoluto. Con il novero dei pretendenti alle sorelle che contribuiscono a delineare una società inglese, quella dell’epoca georgiana. Rovistando nella condizione delle donne e nella società ultra- patriarcale. Tra ragione e sentimento, mente e cuore che ci restituiscono una storia che riesce ad essere fedele al romanzo.
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