Mestre – Per comprendere la grandezza dell’uomo, oltre il sacerdote, Don Armando Trevisiol, bisogna andare indietro di quasi 50 anni, quando in Italia stavano nascendo le radio libere.
Fino al 1974 i privati non potevano aprire una stazione radio. La legge riservava allo Stato l’esercizio esclusivo della radiodiffusione circolare. Le uniche eccezioni, dopo la caduta del regime fascista, erano state Radio Sardegna (1943-1952) e Radio Ferrara (per alcuni mesi del 1946). Si ascoltava Radio Rai e si guardava la televisione pubblica, solo nel nord d’Italia si ricevevano, in FM, tre emittenti estere che trasmettevano in lingua italiana: Radio Capodistria, Radio Monte Carlo e Radio Svizzera Italiana.
Nel 1976 arrivò una sentenza della Corte Costituzionale che liberalizzò la trasmissione via etere in ambito locale. Le radio libere, che già dal 1975 avevano trasmesso più o meno legalmente e a frequenze superiori ai 100 mhz della Rai, ebbero così copertura legale e da allora si moltiplicarono su tutto il territorio nazionale. Inizialmente, si chiamavano radio libere poi radio private.
Questa breve storia è d’obbligo per comprendere il valore e la modernità dell’idea di Don Armando che nel 1976 fondò, Radio Carpini San Marco.
La sede era a Carpenedo, in via S. Donà 1, accanto alla Chiesa S. Gervasio e Protasio, dove Don Armando Trevisiol svolgeva l’opera di parroco. La radio irradiava i suoi programmi dai 92,000 Mhz. e negli anni successivi anche dai 93,200; 94,400 e 102,200 Mhz. Nel 1997, l’allora patriarca Marco Cè la trasformò in radio diocesana.
Don Armando aveva dato ai suoi parrocchiani la possibilità di creare spazi radiofonici con programmi realizzati in autonomia, secondo i loro interessi. La messa in onda era invece curata dai tecnici che erano giovani obiettori di coscienza al sevizio militare, allora obbligatorio.
Tutti volontari dunque e tutti entusiasti dei quella esperienza. Il clima che si respirava negli studi di registrazione era di grande partecipazione e ognuno aveva idee e contributi da portare “alla Radio”.
Io, nei primissimi anni ’90, entrai “in Radio” dopo aver frequentato la scuola superiore di Giornalismo del Centro Kolbe ed ebbi da Don Armando il primo incarico: creare una rubrica con le recensioni di libri che venivano donati alla libreria della parrocchia. E così nacque la trasmissione settimanale ‘L’amico libro’ con la collaborazione del collega di corso Renato Borsotti. Poi, realizzai la mia trasmissione preferita: Palcoscenico e dintorni, appuntamenti e consigli sull’offerta teatrale e sui corsi e laboratori che si svolgevano in provincia di Venezia, che portai avanti per 12 anni. Ero volontaria come tutti e come tutti felicissima di poter collaborare.
Negli anni 2000 le cose cambiarono; ci eravamo trasferiti in una nuova sede, bellissima e moderna. La svolta fu molto dolorosa per i volontari che persero la guida e il sostegno di Don Armando perché lui fu costretto a scegliere tra il Centro per gli anziani e la conduzione della radio, e naturalmente scelse il Centro Don Vecchi, per il quale spese molte energie con ottimi risultati.
Quell’esperienza è stata per me decisiva nelle scelte successive e non posso che dire grazie a Don Armando per tutto quello che ha fatto per il mondo della comunicazione e per tutto il resto.
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