Site icon Il Nuovo Terraglio

Quei volti, quei sorrisi

Screenshot

Il funerale di Alex a Marcon ed il ricordo di Giulia Cecchettin

Marcon (VE) – Quei volti, quei sorrisi alla vita ci sono entrati nel cuore, hanno toccato la nostra coscienza sconvolgendo intere comunità. Qui, nella nostra regione, da noi, acconto alle nostre case. Un lutto collettivo, vissuto nello stupore delle cose impossibili. Fatti inimmaginabili ma accaduti, nella ricerca di verità avvolte dalla nebbia dell’attesa, del tempo sospeso.

Il sorriso di Alex Marangon, il sorriso di Giulia Cecchettin. Perché quei nomi, quei volti, quei sorrisi sono un inno alla vita, alle passioni giovanili, alla curiosità, alla scoperta di nuovi altrove.


Il lutto collettivo

E tutti noi, estranei ai fatti, di fronte a questi volti di ragazzi siamo coinvolti dagli eventi terribili nel profondo della nostra coscienza. Un lutto collettivo vissuto nella consapevolezza dell’impossibile, di tragedie inimmaginabili, purtroppo accadute.

Come nei rituali della morte nelle varie culture del mondo, anche noi oggi scegliamo di vivere il lutto collettivo con i teneri doni, i fiori portati sulla porta di casa della famiglia o nel luogo dell’evento. Con il silenzio delle fiaccolate, processioni laiche che illuminano come tante stelle la sera.

Nel rito funebre tenutosi a Marcon, ieri sabato 13 luglio, nella chiesa dei Santi Patroni d’Europa, il lutto di un’intera comunità si è manifestato nelle forme che oggi la nostra società è riuscita a creare, nel tentativo di neutralizzare la domanda del “perché”. Fino alla musica e ai palloncini colorati, che scappano solitamente di mano ai bambini e volano verso il cielo.

La musica che Alex amava, i colori, le sue foto, i suoi sorrisi. Un mix unico di dolore e leggerezza.
Manifestazioni in cui facciamo coincidere il lutto con la celebrazione della vita. Per l’occasione la città di Marcon ha proclamato il lutto cittadino e il sindaco ha invitato a esprimere ai familiari il cordoglio della comunità con un minuto di silenzio alle ore 10, in concomitanza con la cerimonia funebre.


“Verità per Alex”

Alex “è partito per un nuovo viaggio” recita l’epigrafe che annuncia la sua morte.
“Muor giovane colui ch’al cielo è caro”: così canta il frammento che il greco Menandro scrisse attorno al 350 a.C. per tentare di dare senso a un dolore troppo grande.

“Verità per Alex” ripetono da giorni la famiglia, i parenti, gli amici. Stretti insieme, intorno alla mamma che ascolta dal cellulare la canzone del figlio, composti nell’espressione del dolore, una carezza, una spalla a cui appoggiarsi.

In queste tristissime vicende, condivise come collettività, abbiamo assistito a comportamenti esemplari da parte dei famigliari delle vittime. La famiglia Cecchettin, la famiglia Marangon. Nulla è stato gridato, nessun gesto plateale ma solo contenimento di un dolore che, a tutti noi, sembra incontenibile…

Quella madre, accompagnata dal marito e dalla figlia, con il volto avvolto da un’infinita tristezza, chiede instancabilmente di sapere la verità, di conoscere cosa sia veramente accaduto ad Alex nell’abbazia di Vidor e come sia finito nelle acque del Piave.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version