Italian flag
L'EditorialePsicologia e DintorniSlide-main

Quante famiglie…del bosco

3 minuti di lettura

Quante famiglie del bosco! La vicenda, a tutti nota, ha diviso in due il Paese. Da una parte chi sostiene il diritto dei figli a stare coi genitori, dall’altra chi sostiene il dovere delle istituzioni di vigilare sul bene dei minori, se i genitori non sono adeguati. In mezzo stanno i giudici, i periti, le assistenti sociali che devono di fatto giudicare e decidere

ITALIA. I genitori si difendono dai figli, eccome se si difendono! Ma i figli non possono difendersi dai genitori. Quindi, il ruolo dei terzi che devono giudicare e decidere è cruciale e va rispettato, non irriso o vilmente attaccato. Dico vilmente, perché il disturbo mediatico non aiuta una serena e autorevole giusta decisione.

C’è poi una terza figura istituzionale, che è l’educatore, l’insegnante. E contro questa figura istituzionale ancora più accanito è l’universo mediatico. Per cui insegnanti ed educatori sono costretti ad arrendersi, e abbassare il capo a chi urla di più, a chi minaccia querele e altre rivendicazioni. I genitori sono sempre convinti che loro fanno ciò che è bene e giusto per i loro figli, e nessuno deve permettersi di intervenire e contraddirli.

Si dice che il mestiere di genitore è il mestiere più difficile. Ma nessun genitore, in questo compito accetta con favore chi cerca di aiutarlo. I genitori desiderano e apertamente pretendono che i figli seguano la strada che loro hanno tracciato. Essi considerano i figli come un loro prolungamento nel tempo, non tollerano che vengano deluse le aspettative autoreferenziali che si sono costruiti, indipendentemente da un corretto esame di realtà.

Non accettano il principio che i figli si generano, ma non si determinano. Lo psicoanalista Winnicot parla di pre-determined child  – bambino pre-determinato, per indicare quella subdola e palese induzione che vuole i figli come costrutto, e non come autonomo sviluppo.

Nella tragedia greca il dramma di Edipo si concretizza nel principio che i figli sono destinati a scontare le colpe dei padri. I genitori sono convinti che il destino dei figli si debba fondare sui loro successi. Su ciò che i genitori hanno costruito per loro. Ma i genitori devono sapere che il destino dei figli si costruisce purtroppo sulle loro mancanze.

A queste mancanze i figli sono sensibili, e la loro esistenza, non sempre felice e fortunata, risente di tutto ciò che i genitori non hanno fatto e avrebbero potuto fare.  Penso che questo interesse attorno alla “famiglia del bosco” derivi più o meno consapevolmente dalla questione relativa alla responsabilità genitoriale.

Non è nei termini giuridici che voglio riflettere, ma sul concetto di responsabilità dei genitori come interesse etico. Negli anni ’70 tutto un filone di pensiero psicopatologico si era orientato, a proposito della schizofrenia, sulla funzione patogena della famiglia. Ricordo il film “Diario di una schizofrenica”, il saggio di Shatzman dal titolo “La famiglia che uccide”, e ancor prima il concetto di doppio legame della madre schizofrenogena descritto da Bateson. E ancora attuale, il modello sistemico familiare applicato ai disturbi alimentari, della Palazzolo Selvini e Minuchin. Ma ho menzionato disturbi mentali molto gravi.

Nell’ordinario quello che ho osservato è l’inadeguatezza dei genitori, uno o entrambi a comprendere le esigenze dei figli, che devono, nel migliore dei casi, fare tutto da soli per muoversi nel mondo. Tutto da soli, senza barriere e interposizioni. Altrimenti saranno costretti a fuggire, ad andare più lontano possibile da quelli che più amano e dai quali non si sentono amati, chi li ha generati, senza che loro lo chiedessero.

Ecco che nell’impossibilità di trovare una soluzione a tutto ciò che, in termini generali, si chiama conflitto generazionale, mi viene in mente ciò che Shakespeare fa dire ad Amleto, anch’egli vittima innocente, di questo lacerante conflitto: “Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il sole si muova, dubita che la verità sia mentitrice, ma non dubitare mai del mio amore”. Forse è questo il messaggio che i nostri figli non devono mai cessare di avere. Solo questo messaggio è necessario per loro, non altro. Perché il segreto della felicità sta in una sola parola, amore. “Elementare Watson!”.

Buon Anno 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER!

Ricevi gli ultimi articoli de Il Nuovo Terraglio via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Newletter Il Nuovo Terraglio

Articoli correlati
AmbienteAttualitàCostume&SocietàEconomia&LavoroItaliaSlide-main

Il giorno più lungo dell'anno

1 minuti di lettura
Torna l’ora solare domani, domenica 25 ottobre. Bisogna portare indietro le lancette dell’orologio di un’ora Sarà il giorno più lungo dell’anno, 24…
AttualitàSlide-mainSportTreviso

Dolomiti Bellunesi a Treviso. Oggi al Tenni sarà una sfida aperta

2 minuti di lettura
Un match molto sentito, un derby che ritrova le due squadre dopo l’incontro di Coppa Italia di serie C, dove i bellunesi…
AttualitàSlide-mainVeneto

Autonomia del Veneto, nove anni dal referendum: la Regione lancia dieci borse di studio per i giovani

3 minuti di lettura
Dal referendum del 2017 all’approvazione delle intese definitive da parte del Consiglio dei ministri: le tappe del percorso dell’autonomia e l’iniziativa di…