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Quando il partito sbagliato sostiene una giusta causa

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Con l’arrivo del Covid-19, quella libertà comunitaria che abbiamo da tanto tempo – almeno dalla fine dell’ultima guerra mondiale – data per scontata si viene a poco a poco restringendosi e i cittadini sembravano fare poco o niente per fermare questa tendenza. Almeno fino a che il partito di estrema destra in Italia ha deciso di farsi portavoce degli italiani per quanto riguarda la libertà di non vaccinarsi e delle critiche per coloro che non vogliono ottenere un green pass. “How odd” (che strano) – è stato il primo pensiero leggendo le notizie dall’Italia; a mio parere, la sinistra si è lasciata scivolare tra le mani una battaglia per i diritti umani, lasciandola invece alla destra – in particolare a Fratelli d’Italia -, che la mischia con i no-vax e il desiderio di guadagnare popolarità.

Mischiare nella stesso brodo i no-vax ed essere obbligati ad avere una green card è forse il più grande passo falso nella politica italiana dell’ultimo anno. Certo, i no-vax non vogliono vaccinarsi perché – almeno i più – credono che i vaccini siano una grande cospirazione di massa (in questo caso l’atteggiamento del Governo non aiuta proprio a debellare le loro ragioni”) e che possano essere pericolosi e il green pass limita coloro che non si vaccinano. Eppure, le limitazioni del green pass a mio parere vanno ben oltre una cospirazione – fanno vedere quanto siano fragili i nostri diritti come cittadini -. Al tramonto di una crisi sanitaria, è un’altra goccia dopo un ammassare di coprifuoco, lockdown e restrizioni; non sembra però essere l’ultima.

È strano pensare con quanta disinvoltura abbiamo lasciato che lo Stato mettesse il naso nelle nostre decisioni riguardo la salute. Specialmente riguardo una decisione che ad alcuni – rari casi, ma esistono – può costare la vita. L’Italia da questo punto di vista mi dà l’amara impressione di un genitore che invece di educare dando l’esempio, forza la mano sui suoi figli.

Recentemente sono venuta a sapere di una insegnante del liceo che per problemi di salute (con una patologia incompatibile con la vaccinazione) ha rimandato di farsi vaccinare fino alla fine dell’estate. Meglio ancora, vorrebbe un’esenzione, perché ha paura che una vaccinazione possa risultare fatale. Nonostante abbia contattato l’ente incaricato delle esenzioni tre mesi fa, fino ad oggi non ha ancora ricevuto l’esenzione. Ora comincia la scuola, e quindi, che fa? La decisione pende tra rischiare il posto di lavoro o rischiare la vita. Infatti, per coloro che non hanno un green pass e non sono vaccinati, ci sono sanzioni dai 400 ai 1000 euro. Per i docenti c’è poi la sanzione aggiuntiva, e dopo cinque giorni, la sospensione dello stipendio. Se il servizio sanitario italiano fosse almeno efficiente nel servire i propri cittadini, forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di indignarsi tanto. Mi chiedo quando ci sarà un dibattito in Italia; forse quando un paio di insegnanti con la salute delicata a cui non è stata data l’esenzione in tempo avrà perso la vita? O forse sarà qualche studente?

In Nuova Zelanda non c’è niente del genere, nessuna green pass necessario per cenare al chiuso in ristoranti, viaggiare a lunga distanza, partecipare a una serie di attività culturali e ricreative o lavorare in determinati ambienti di lavoro. Tanto per dire, la situazione in cui si ritrovano gli italiani non è l’unica soluzione possibile, e di sicuro non quella più attenta ai diritti umani. Nei luoghi di lavoro neozelandesi non c’è nessuna pressione: i datori fanno sapere che la scelta spetta al singolo individuo e che non ci sarà nessuna intimidazione se non si vuole vaccinarsi. Vale lo stesso per le scuole. Nel frattempo per posta, alla radio e alla televisione il governo neozelandese fa sapere perché è importante vaccinarsi e che per i più può essere la decisione migliore. Distribuisce il Pzifer, che fino ad ora sembra essere il vaccino più desiderato. Per ottenere un’esenzione ci vogliono pochi giorni. E se non sei vaccinato, nessun posto ti butta fuori da un locale.

Questo venerdì ho il mio primo vaccino; non perché il paese dove vivo mi “obblighi” a farlo, quanto perché so che proteggerà me e coloro che non possono vaccinarsi. Tra le due motivazioni, però, c’è un abisso che non si può colmare.

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