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Punto e virgola, chi li ha visti?

Tutto parte da un intervento di Andrea Maggi, docente e scrittore, dopo una sua “puntualizzazione” sul declino della punteggiatura, anzi riparte, visto l’alto tasso di abbandono della specie non più protetta.

La punteggiatura latita, lo si vede dalla scuola e dai temi svolti ma anche da tutto quello che leggiamo in rete, ridotto spesso a partiture monocorde dove quello che conta è il post, irrigidito in poche battute, senza pause.

Un frame è quello che serve, scevro da orpelli residuali, quali ad esempio la virgola, elegante pausa che armonizza la frase, rendendo il pensiero più lucido, empatico. Quella tenerissima sospensione da una parola all’altra che rende tutto più terso, limpido come un tramonto in primavera. Allontanando la frenesia della frase in apnea, che toglie il respiro non per l’emozione, ma per la veloce lettura d’un fiato.

E poi il punto, autoritario e imponente, che chiude il traffico senza aver la pretesa di dirigerlo, fiero e senza indugi. Altero quanto basta.

E non per cercare vanagloria, punto e basta.

Ma la famiglia, che meriterebbe un ritratto nella sua interezza che ci ripromettiamo di fare, ci porta anche al punto e virgola, a quello esclamativo e a quello interrogativo, fino ad arrivare a virgolette, trattini e spazi.

Per gli emoji, che per certi versi rappresentano un ritorno alla grafia geroglifica c’è tempo.

Anche perché sembrano godere di ottima salute.

Instacult di Mauro Lama

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