Completamente ricoperta da alcuni metri di materiale magmatico, quella che era stata la città di Pompei, con il passare degli anni venne, venne ricoperta dalla vegetazione. La sua scoperta avvenne nel 1748, dopo gli scavi di Ercolano, per volere di Carlo III di Borbone che credeva di essere sulle tracce di Stabia. La smentita arrivò quando venne ritrovata un’epigrafe nella quale si parlava chiaramente della Res Publica Pompeianorum.
Nel 1853, un giovane archeologo già in carriera, il napoletano Giuseppe Fiorelli, attratto dagli scavi archeologici intrapresi in quel periodo in varie località della Campania, entrò a far parte dell’entourage del Conte di Siracusa, commissionario degli scavi, e cominciò ad occuparsi con successo di ritrovamenti. Il Conte, impressionato dalla bravura dell’archeologo, affidò al Fiorelli la direzione di tutti i suoi scavi.
Nel 1858 Giuseppe Fiorelli concepì un nuovo metodo riguardante gli scavi nel Real Sito di Pompei: invece di muoversi alla ricerca di oggetti preziosi come avevano fatto i suoi predecessori, Fiorelli riorganizzò tutti gli scavi suddividendoli in regiones (quartieri) e insulae (isolati) e numerando ciascun ingresso degli edifici, al fine di poter localizzare con precisione ogni reperto.
Fiorelli intuì la possibilità di ottenere dei calchi dalle vittime dell’eruzione colando gesso liquido nel vuoto lasciato dai loro corpi nella cenere (lo stesso con corpi di animali o oggetti un tempo in legno, quali porte, finestre, mobili o alberi), calchi che sono tuttora visibili negli scavi di Pompei.
Fu proprio Giuseppe Fiorelli che decise inoltre di aprire al pubblico gli scavi, fissando un biglietto d’ingresso; fece inoltre realizzare, tra il 1861 e il 1879, un plastico in sughero dell’antica città di Pompe che si trova tuttora esposto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli; fondò la Scuola Archeologica di Pompei e nel 1875 pubblicò la Descrizione di Pompei, prima guida scientifica della città. Tra il 1878 e il 1880 a Roma collaborò agli scavi del Foro Romano.
Giuseppe Fiorelli sposò Maria Antonia che gli diede quattro figlie e un figlio; la primogenita Vittoria sposò il bisnonno di mio papà. Morì a Napoli nel 1896. Un suo busto accoglie, nell’atrio, i visitatori degli scavi di Pompei.
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